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Mediglia ricorda il maresciallo Felice Maritano, ucciso dalle Brigate Rosse

Cerimonia solenne a Robbiano con autorità, studenti e forze dell’ordine per onorare il carabiniere caduto in servizio nel 1973

Una mattina di silenzio e memoria ha attraversato Robbiano di Mediglia, dove mercoledì 15 ottobre l’intera comunità si è raccolta per commemorare il maresciallo maggiore dei Carabinieri Felice Maritano, a cinquantadue anni dall’agguato che ne costò la vita. Nella chiesa parrocchiale, la messa celebrata da don Giacomo Pezzuto insieme al cappellano militare fra Cesare Bedognè ha aperto la cerimonia, seguita dal corteo che ha raggiunto via Amendola, nel punto esatto dove una lapide ricorda il sacrificio del militare. 

Una comunità unita nel ricordo

Dietro le insegne delle associazioni d’arma hanno sfilato autorità civili e militari, tra cui il vicesindaco di Mediglia Alessandro Bonfanti, il sindaco di San Giuliano Milanese Marco Segala e gli ufficiali del Terzo Reggimento Carabinieri Lombardia. Accanto a loro, gli studenti degli istituti locali hanno portato i loro pensieri e disegni, simbolo di una memoria che si tramanda alle nuove generazioni. Durante la commemorazione, è stato letto anche il messaggio del sindaco di Mediglia, che ha voluto esprimere la gratitudine della città verso l’Arma dei Carabinieri e verso tutti coloro che, come Maritano, hanno servito lo Stato fino all’estremo sacrificio. Il colonnello Giuliano Gerbo ha ricordato come la presenza di cittadini, scolaresche e rappresentanti istituzionali testimoni un legame profondo e duraturo tra la comunità e chi la protegge ogni giorno.

L’agguato del 1973 e il sacrificio di Maritano

Il 15 ottobre 1973, il maresciallo maggiore Felice Maritano venne ucciso durante un conflitto a fuoco con un commando delle Brigate Rosse a Robbiano di Mediglia. Stava intervenendo insieme a un collega per fermare due terroristi armati che, dopo un furto d’auto, avevano reagito sparando. Colpito mortalmente, Maritano cadde sul campo, diventando uno dei primi servitori dello Stato vittime della lunga stagione di violenza politica che avrebbe insanguinato l’Italia negli anni successivi. Il suo nome, inciso sulla lapide di via Amendola e nelle memorie dell’Arma, continua a rappresentare un simbolo di coraggio e di dedizione al dovere. Ogni anno Mediglia rinnova quel gesto di riconoscenza, ricordando non solo la tragedia di un uomo, ma anche il valore civile di chi, come lui, ha creduto nella giustizia e nella libertà.