San Donato, la storia infinita del “Pratone”, ancora uno stop ai lavori: il materiale usato per i vialetti non è conforme al capitolato

Il consigliere di opposizione Gina Falbo chiede conto al sindaco e all’assessore ai Lavori pubblici: «Chi sorvegliava?»

Nel cerchio il sindaco Andrea Checchi nel riquadro a destra il Consigliere Gina Falbo

La vicenda del Pratone sembra assomigliare sempre di più ad una telenovela infinita. Il “Central Park“ tanto atteso dai cittadini di San Donato Milanese sembra una chimera irraggiungibile. Questa volta sono stati i cittadini a dare l’allarme, il materiale che l’azienda appaltatrice ha utilizzato per la realizzazione dei vialetti non era nient’altro che avanzo di cantiere. Macerie di vario tipo, che hanno fatto pensare anche alla presenza del pericoloso amianto. La Polizia locale è intervenuta sul posto in seguito alle numerose segnalazioni dei cittadini e verificando anche la regolarità dei lavoratori presenti. «Il cantiere è stato fermato - spiega il sindaco Andrea Checchi in alcune dichiarazioni raccolte dal quotidiano Il Giorno - in attesa che vengano fatte le giuste valutazioni, l’azienda ha chiesto tempi per riassettarsi e mettersi in regola col capitolato di appalto. Non c’è stato nessun subappalto sospetto: le imprese edili sono spesso un groviglio di società collegate tra loro, è accaduto che la società Ma.Mi. abbia mandato al Pratone un lavoratore che assunto da una società collegata, non era certo uno sconosciuto che lavorava in nero- Il sopralluogo ha appurato che il materiale non era conforme al capitolato, ma non era certo materiale inquinante – recita ancora l’articolo del quotidiano milanese -. È stato detto di tutto, perfino che c’erano tracce di amianto, tutte illazioni infondate. Non esistono segnalazioni alla magistratura, è tutto nella norma». Il consigliere di opposizione Gina Falbo (Insieme per San Donato)  ha voluto vederci chiaro e ha depositato un accesso agli atti. Il componenti del gruppo civico vogliono visionare il capitolato d’appalto e avere le risultanze delle analisi sul materiale eseguito dalla polizia locale e dall’ufficio tecnico. «Dopo due settimane nessuna risposta» tuona Gina Falbo sul profilo Facebook di Insieme per San Donato. «Esiste una responsabilità tecnica – recita ancora il post di Gina Falbo- e per questo c’è una direzione lavori, oggi in capo a colui che ieri è stato il progettista del progetto Lago Verde (riqualificazione light del Pratone) che dovrà rispondere di quanto accaduto. Il Direttore lavori, mentre posavano il materiale evidentemente non conforme, mentre in cantiere entrava personale di un subappaltatore non autorizzato, esattamente dove era? Cosa ha vigilato? Ma esiste una responsabilità politica in capo a Sindaco e Assessore che devono rispondere all’intera città che gli ha affidato l’onere di realizzare quanto promesso in campagna elettorale, ormai due anni fa. E allora Assessore, prendiamo atto che la gestione dei lavori pubblici a San Donato non è proprio delle migliori, anzi. Ne prenda atto anche lei e visto che è anche assessore allo sport si faccia due domande sul perché le sue deleghe alla prova dei fatti siano così insoddisfacenti. Le restano – conclude il post  -gli orti, se li tenga stretti. A noi risponda pure con comodo».

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