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La Pavoni, Smeg non si presenta in Regione e comunica il trasferimento

Alta tensione in Commissione Attività produttive: lavoratori e sindacati contro il piano di spostamento nel Veronese

Scontro aperto sul futuro de La Pavoni di San Giuliano Milanese. Nel corso dell’audizione convocata giovedì 7 maggio dalla IV Commissione Attività produttive di Regione Lombardia, dedicata alla crisi dello storico marchio delle macchine da caffè, Smeg, proprietaria del marchio, ha scelto di non presentarsi al tavolo istituzionale. Un’assenza che ha pesato sull’intera seduta e che ha provocato forti reazioni da parte di sindacati, amministratori locali e consiglieri regionali. Proprio mentre era in corso il confronto in Regione, l’azienda avrebbe inoltre comunicato l’avvio della procedura per trasferire produzione, uffici e magazzino da San Giuliano Milanese a Bonferraro, nel Veronese, a circa 180 chilometri di distanza.

La preoccupazione di lavoratori e sindacati

La Commissione, presieduta da Silvia Scurati della Lega, ha incontrato i rappresentanti di Fiom Cgil, Uilm e Rsu, che hanno ribadito la forte preoccupazione per il futuro dei circa trenta lavoratori coinvolti nel trasferimento. Secondo quanto emerso durante l’audizione, La Pavoni non attraverserebbe alcuna crisi economica o finanziaria. I sindacati hanno infatti sottolineato come l’azienda continui a essere una realtà produttiva attiva e riconosciuta, presente sul territorio da oltre un secolo. «Chiediamo l’intervento delle istituzioni non solo per salvare dalla strada i lavoratori e le loro famiglie ma anche per salvaguardare un marchio che ha sempre rappresentato un’eccellenza del design del nostro territorio», hanno dichiarato i rappresentanti sindacali.

Marco Segala: «Comportamento grave»

Molto duro anche il sindaco di San Giuliano Milanese, Marco Segala, presente all’audizione regionale. Il primo cittadino ha criticato apertamente la scelta dell’azienda di non partecipare al confronto. «Il comportamento della Smeg, che non si presenta a questo incontro e mentre siamo qui comunica l’avvio della procedura di trasferimento, è grave perché non dimostra alcuna responsabilità sociale d’impresa», ha affermato Segala. Il sindaco ha quindi chiesto un lavoro condiviso tra istituzioni e parti sociali «per trovare soluzioni a tutela delle famiglie e della produttività del nostro territorio».

Pd e Patto Civico: «Si fermi il trasferimento»

Nel corso della seduta il consigliere regionale Luca Paladini del Patto Civico ha proposto l’apertura di un’interlocuzione con la Regione Veneto per tentare di scongiurare conseguenze occupazionali e industriali. Ancora più netta la posizione espressa dai consiglieri dem Simone Negri e Paola Bocci in una successiva nota politica. «Si blocchi subito il trasferimento della Pavoni di San Giuliano Milanese», hanno dichiarato, ricordando che l’azienda «ha bilanci in attivo, nessun problema di ordini e commesse» e non avrebbe mai fatto ricorso ad ammortizzatori sociali. I due esponenti del Pd hanno poi attaccato la mancata partecipazione di Smeg all’audizione: «L’azienda, non mostrando certo una volontà di dialogo, non ha voluto intervenire». Secondo Negri e Bocci il piano rappresenta «con tutta evidenza un licenziamento mascherato, dal momento che nessuno può pensare di fare 180 chilometri al giorno per andare al lavoro».

M5S: «Assenza inaccettabile»

Dure critiche anche dal Movimento 5 Stelle. La consigliera regionale Paola Pizzighini ha definito la mancata presenza dell’azienda «un atto di estrema gravità che ostacola la ricerca di una soluzione condivisa». «Sottrarsi al confronto significa voltare le spalle a 45 famiglie che oggi chiedono certezze, non trasferimenti impossibili», ha dichiarato l’esponente pentastellata, chiedendo che l’azienda torni sui propri passi e apra a una mediazione che tuteli l’occupazione sul territorio. Pizzighini ha inoltre definito «sconcertante» il comportamento di Smeg: «Non possiamo accettare che la soluzione sia un trasferimento a 360 chilometri al giorno tra andata e ritorno, che per i lavoratori significa di fatto perdere il posto».

Il timore della desertificazione industriale

Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere regionale Onorio Rosati di Alleanza Verdi Sinistra, che ha espresso forte preoccupazione per il progressivo impoverimento del tessuto produttivo locale. «Smantellare l’azienda non significa solo avere persone in mezzo alla strada e un’azienda in meno, ma correre il rischio di una speculazione immobiliare sui terreni dove oggi sorge l’azienda», ha osservato.

Regione Lombardia: «Continueremo a seguire la vicenda»

Da parte della Direzione generale Sviluppo economico di Regione Lombardia è stato ribadito che da mesi sono in corso interlocuzioni con l’azienda. Carlo Bianchessi ha spiegato che in passato Smeg aveva assicurato attenzione agli aspetti sociali legati al trasferimento. «In questi mesi c’è stato un dialogo con la Smeg e a suo tempo ci avevano assicurato di volersi fare carico della sostenibilità sociale e della responsabilità d’impresa», ha ricordato, auspicando che tali impegni vengano mantenuti. In chiusura di audizione la vicepresidente della Commissione Silvia Scurati ha garantito il monitoraggio costante della situazione. «Dal mese di marzo – ha fatto sapere - la Regione, su segnalazione del territorio e dei Comuni, ha avviato interlocuzioni costanti con l’azienda, mettendo sul tavolo gli strumenti disponibili per sostenere investimenti, competitività e permanenza produttiva sul territorio lombardo. Da quanto emerso, però, l’azienda sta proseguendo nel percorso di trasferimento di una parte della produzione. Ora è fondamentale che agli impegni dichiarati seguano fatti concreti sul fronte occupazionale».