Vietato pregare davanti all’ospedale di Vizzolo Predabissi, intervengono anche le Forze dell'Ordine, lettera aperta alla Direzione generale
Il gruppo “Ora Et Labora” chiede di poter esercitare il diritto costituzionale alla preghiera negli spazi antistanti il nosocomio. È giusto o no permettere la preghiera davanti all'Ospedale, commenta e spiega il tuo punto di vista.
02 febbraio 2026
Un appello pubblico e formale indirizzato alla Dottoressa Roberta Labanca, direttrice generale della ASST Melegnano e Martesana, responsabile della gestione amministrativa, organizzativa e strategica dei presidi ospedalieri e dei servizi territoriali del Sud Est milanese. È questo il contenuto della lettera aperta firmata da Marco Mantovani, esponente del gruppo di preghiera “Ora Et Labora”, che pone al centro del dibattito il tema della libertà religiosa e dell’utilizzo degli spazi esterni agli ospedali pubblici.
Nel testo, Marco Mantovani ricostruisce quanto avvenuto nei mesi scorsi davanti all’Ospedale di Vizzolo Predabissi, dove il gruppo si è riunito nel piazzale antistante l’ingresso per momenti di preghiera. Un’iniziativa che, come viene precisato nella lettera, non riguarda esclusivamente Vizzolo Predabissi ma coinvolge anche altri ospedali lombardi e strutture sanitarie in diverse parti d’Italia. L’intento è dichiarato in modo esplicito: «Lo facciamo per dire “Sì alla Vita”».
Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda il cambio di atteggiamento da parte dell’azienda sanitaria. In una prima fase, al gruppo sarebbe stato consentito di sostare negli spazi esterni dell’ospedale; successivamente sarebbe arrivata la richiesta di allontanarsi, fino all’intervento delle forze dell’ordine. «Prima ci avete dato il permesso di poter stare sul vostro spazio antistante l’entrata; poi ci avete chiesto di allontanarci. Avete addirittura chiamato la Polizia!».
Nella lettera vengono poste domande precise che, secondo i firmatari, non avrebbero ancora ricevuto chiarimenti. In particolare viene chiesto perché non sia consentito esprimere, attraverso la preghiera, vicinanza ai bambini non nati e alle famiglie che hanno perso un figlio, indipendentemente dalle cause. «Vi abbiamo chiesto perché non possiamo esprimere, pregando, vicinanza ai bambini non nati, che sia un aborto volontario, che sia naturale; vicinanza alle famiglie che hanno perso un figlio, di muovere le coscienze di chi ci cura».
Il gruppo citato nella lettera fa riferimento a una realtà strutturata e presente da anni sul territorio nazionale. “Ora Et Labora” è infatti un’associazione di ispirazione cristiana attiva nel movimento pro-life italiano, impegnata nella promozione della cultura della vita attraverso momenti di preghiera pubblica, testimonianza e sensibilizzazione. I gruppi locali operano davanti a ospedali e luoghi simbolici con l’obiettivo dichiarato di richiamare l’attenzione sui temi della tutela della vita dal concepimento alla fine naturale e di «muovere le coscienze» su questi temi, senza svolgere attività di tipo assistenziale o sanitario.
Altro nodo affrontato riguarda la richiesta, avanzata dall’azienda sanitaria, di un convenzionamento formale. Una strada che il gruppo dichiara di non poter percorrere. «Ci avete chiesto di convenzionarci con la vostra azienda ospedaliera; non è possibile, non siamo una Onlus, non eroghiamo un servizio ma semplicemente preghiamo».
La lettera si chiude con un appello diretto alla Direzione generale affinché venga riconosciuto quello che il gruppo definisce un diritto costituzionale. «Noi speriamo che possiate trovare accoglimento nel lasciarci esercitare un diritto costituzionale: pregare!». Alla domanda sul perché la preghiera avvenga all’esterno e non nella cappella interna, la risposta è affidata a un richiamo simbolico: «Perché come “i Cristiani nel tempio di Salomone” desideriamo muovere le coscienze a favore della Vita senza se e senza ma». La lettera, firmata da Marco Mantovani – Ora Et Labora, resta ora in attesa di una presa di posizione ufficiale da parte della Direzione generale.
È giusto o no permettere la preghiera davanti all'Ospedale, commenta e spiega il tuo punto di vista.
Lettera integrale
Lettera aperta al Direttore Generale
Dr.ssa Roberta Labanca
ASST Melegnano e Martesana
Gentilissima Dottoressa Labanca
Abbiamo pregato nel piazzale antistante l’entrata dell’Ospedale di Vizzolo Predabissi nei mesi scorsi. Il nostro gruppo di preghiera si reca dinanzi gli Ospedali di Crema e Lodi, altri nostri amici davanti altri nosocomi della Regione Lombardia, altri ancora in altri ospedali in Italia: lo facciamo per dire "Sì alla Vita".
Prima ci avete dato il permesso di poter stare sul vostro spazio antistante l'entrata; poi ci avete chiesto di allontanarci. Avete addirittura chiamato la Polizia!
Vi abbiamo chiesto perché non possiamo esprimere, pregando, vicinanza ai bambini non nati, che sia un aborto volontario, che sia naturale; vicinanza alle famiglie che hanno perso un figlio, di muovere le coscienze di chi ci cura.
Ci avete chiesto di convenzionarci con la vostra azienda ospedaliera; non è possibile, non siamo una Onlus, non eroghiamo un servizio ma semplicemente preghiamo. Ve lo abbiamo scritto e vi abbiamo chiesto perché non volete che si possa pregare ma non ci avete risposto.
Noi speriamo che possiate trovare accoglimento nel lasciarci esercitare un diritto costituzionale: pregare! Perchè fuori dall’ospedale e non nella Cappella? Perche come “i Cristiani nel tempio di Salomone” desideriamo muovere le coscienze a favore della Vita senza se e senza ma.
Cordiali saluti
Marco Mantovani - Ora Et Labora
Dr.ssa Roberta Labanca
ASST Melegnano e Martesana
Gentilissima Dottoressa Labanca
Abbiamo pregato nel piazzale antistante l’entrata dell’Ospedale di Vizzolo Predabissi nei mesi scorsi. Il nostro gruppo di preghiera si reca dinanzi gli Ospedali di Crema e Lodi, altri nostri amici davanti altri nosocomi della Regione Lombardia, altri ancora in altri ospedali in Italia: lo facciamo per dire "Sì alla Vita".
Prima ci avete dato il permesso di poter stare sul vostro spazio antistante l'entrata; poi ci avete chiesto di allontanarci. Avete addirittura chiamato la Polizia!
Vi abbiamo chiesto perché non possiamo esprimere, pregando, vicinanza ai bambini non nati, che sia un aborto volontario, che sia naturale; vicinanza alle famiglie che hanno perso un figlio, di muovere le coscienze di chi ci cura.
Ci avete chiesto di convenzionarci con la vostra azienda ospedaliera; non è possibile, non siamo una Onlus, non eroghiamo un servizio ma semplicemente preghiamo. Ve lo abbiamo scritto e vi abbiamo chiesto perché non volete che si possa pregare ma non ci avete risposto.
Noi speriamo che possiate trovare accoglimento nel lasciarci esercitare un diritto costituzionale: pregare! Perchè fuori dall’ospedale e non nella Cappella? Perche come “i Cristiani nel tempio di Salomone” desideriamo muovere le coscienze a favore della Vita senza se e senza ma.
Cordiali saluti
Marco Mantovani - Ora Et Labora
02 febbraio 2026
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