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Una lettrice denuncia il caso di una lavoratrice pendolare costretta a vivere con due trolley: «Non ha un posto dove stare». E lancia un appello alla città

La donna lavora a Peschiera Borromeo ma non ha un alloggio: ogni giorno viaggia da Milano portando con sé tutti i suoi averi. La lettrice che l’ha incontrata chiede alla comunità di aiutarla

Con due trolley lungo una strada deserta: nei suoi bagagli c’è tutta la sua vita, tra fatica, solitudine e dignità.

Una lettera arrivata in redazione racconta una storia che interroga la comunità di Peschiera Borromeo. Una cittadina descrive l’incontro quotidiano con una donna senza fissa dimora, sola e con due trolley che contengono tutto ciò che possiede. La testimone decide di parlarle, dopo che dal Comune ha ricevuto una risposta burocratica che, di fatto, non offriva alcuna soluzione immediata.

«Buongiorno, vivo a Peschiera e negli ultimi mesi mi è capitato spesso di incontrare al mattino lungo la strada una signora estremamente dignitosa con al seguito tutti i suoi possedimenti consistenti in due trolley. Ho chiesto al nostro Comune l’eventuale esistenza di un centro di sostegno in modo da segnalarlo a questa signora che è evidentemente senza tetto. Mi è stato risposto che solo i residenti hanno diritto a un aiuto e quindi che avrei potuto chiedere alla signora se fosse una nostra residente, nel qual caso avrebbe potuto rivolgersi al nostro Comune. Ho fermato la signora ed ecco quanto è emerso dal nostro colloquio: la signora ha un piccolo lavoro qui a Peschiera, va avanti e indietro da Milano con i suoi averi nei trolley, è tornata in Italia dopo aver lavorato all’estero e, al ritorno, non aveva più nulla; ha trovato nei ricoveri di Milano molta sporcizia e delinquenza, ha chiesto invano aiuto alle suore dove era andata a scuola, al nostro Comune dove le hanno proposto di dormire quattro mesi su una panchina, in modo da far documentare il suo esistere a Peschiera e fornirla quindi di una specie di certificato di residenza… una offerta difficile da rifiutare. È una bella persona, solo sfortunata, una donna non molto giovane e che mi ha detto: c’è chi sta peggio di me. Voglio segnalare questa vicenda per chiedere ai miei concittadini se hanno un posto dignitoso da offrire a questa persona. Grazie.»

Il racconto di E.M. mette in evidenza non solo la precarietà materiale di questa donna, ma anche la fragilità di chi, pur lavorando, non riesce a trovare un luogo sicuro in cui vivere. Colpisce la dignità con cui affronta le difficoltà, la scelta di continuare a spostarsi tra Milano e Peschiera portando con sé i propri beni, l’incapacità delle strutture a offrirle un aiuto adeguato e la sensazione di essere rimasta ai margini di ogni rete di sostegno. L’appello finale della lettrice è semplice e diretto: chiede ai concittadini un gesto concreto, un aiuto immediato, un posto dignitoso per una persona che non chiede altro che di poter vivere senza paura. Un invito alla solidarietà che merita attenzione, perché nessuno dovrebbe essere costretto a sopravvivere trascinando due trolley come unica casa.