Peschiera Borromeo, data center di San Bovio: in Consiglio il confronto tra timori, compensazioni, responsabilità politiche e silenzi imbarazzanti
Il Movimento 5 Stelle apre alla necessità delle infrastrutture digitali ma chiede attenzione agli impatti cumulativi. Il Partito Democratico fa spallucce. Alleanza Verdi e Sinistra non si pronuncia. Il sindaco Coden: «Avremmo voluto un parco, ma non era possibile»
PESCHIERA BORROMEO, 30 giugno 2026. - Il data center di San Bovio è tornato al centro del dibattito in Consiglio comunale. Durante le comunicazioni, diversi consiglieri sono intervenuti sul tema, affrontando il rapporto tra sviluppo digitale, impatto ambientale, governo del territorio e compensazioni.
Il Movimento 5 Stelle ha chiarito di non essere contrario per principio ai data center, definiti opere ormai necessarie per lo svolgimento delle attività quotidiane. La posizione espressa è però accompagnata da una preoccupazione: il rischio di una concentrazione anomala di insediamenti di questo tipo in Lombardia e anche sul territorio comunale. In quel caso, secondo l’intervento, l’impatto ambientale diventerebbe cumulativo e andrebbe valutato con attenzione.
Il sindaco Andrea Coden ha riconosciuto che il data center è un tema che genera paura e preoccupazione, anche perché percepito come un elemento estraneo al territorio. Ha però ricordato che l’area interessata era privata, con destinazione urbanistica conforme, e che l’edificio ex Postalmarket rappresentava da anni una presenza problematica per San Bovio.
Coden ha spiegato che il Comune ha lavorato sul progetto chiedendo modifiche e mitigazioni, dalle compensazioni ambientali alla revisione delle piste ciclabili, fino alle pareti verdi e agli interventi per ridurre l’impatto visivo. Il sindaco ha poi sintetizzato così la posizione dell’Amministrazione: «Sicuramente come ho detto martedì e chiudo tutti avremmo voluto un parco. Un bellissimo parco in centro a San Bovio al posto del datacenter, ma non era possibile. L'area non era del comune, era stata venduta a Microsoft, aveva il diritto edificatorio e urbanistico di poter realizzare il datacenter».
Andrea Scarpato ha evidenziato il dato politico emerso dalla seduta: secondo il consigliere, le forze rappresentate in Consiglio non hanno espresso una contrarietà sostanziale al data center di San Bovio, purché accompagnato dai miglioramenti e dagli interventi di mitigazione possibili.
Inquitenate è stata anche la posizione del Partito Democratico durante il confronto. L'unico intervento è arrivato dalla consigliera Mara Chiarentin, che ha concentrato il proprio intervento sulla recente legge regionale dedicata ai data center, criticando la normativa approvata da Regione Lombardia e il ridimensionamento del ruolo dei Comuni nelle decisioni sui nuovi insediamenti. Non è invece entrata nel merito del progetto del data center di San Bovio, né del percorso seguito dall'Amministrazione comunale. Un'assenza di prese di posizione sul caso specifico di San Bovio che inevitabilmente alimenta il dibattito politico, considerata la rilevanza che il tema del consumo di suolo, dell'impatto paesaggistico e delle compensazioni ambientali riveste per il territorio.
Colpisce inoltre quello che appare come un filo rosso, questa volta a tinte verdi, che accomuna diverse realtà territoriali di Alleanza Verdi e Sinistra. A Peschiera Borromeo, dove il partito esprime addirittura l'assessore all'Ambiente e al Territorio, sul tema dei data center non sono arrivati interventi durante il dibattito consiliare. A Segrate, pur avendo sostenuto la coalizione di centrosinistra guidata da Francesco Di Chio nella recente campagna elettorale, AVS non ha assunto una posizione pubblica di netta contrarietà sul progetto dei data center. Un atteggiamento che alimenta il dibattito politico sulla diversa intensità con cui il tema viene affrontato a seconda del ruolo ricoperto nelle amministrazioni locali. Qualcuno potrebbe sintetizzare con un vecchio adagio della politica italiana: quanto pesa una poltrona.
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