Elezioni comunali 2026 a Segrate, Luca Sirtori si racconta: «Siamo l’unica alternativa. Novegro dovrebbe diventare il biglietto da visita della città»

Dalla rottura con Fratelli d’Italia ai grandi progetti per Segrate: sicurezza, mobilità, scuola e giovani al centro dell’intervista andata in onda lunedì 11 maggio 2026 su Radio Free Music Web

Luca Sirtori

Luca Sirtori Candidato Sindaco

Lunedì 11 maggio 2026 alle ore 18.30, negli studi di Radio Free Music Web, è andata in onda la prima delle tre interviste dedicate ai candidati sindaco alle elezioni comunali di Segrate 2026. Ospite della diretta è stato Luca Sirtori, candidato della lista civica “Sirtori Sindaco”. A condurre il confronto il vicedirettore di 7giorni Giulio Carnevale, insieme all’editore di Radio Free Music Web Ignazio Ciulla.

La lista civica e la difficoltà di riportare le persone in politica

Candidato Luca Sirtori, si presenta con la sua lista “Sirtori Sindaco”. Due parole subito sulla lista: quanti sono i candidati e quanto è stato difficile metterla insieme oggi che la politica non è più così attrattiva?

«La nostra è una lista civica fatta da 18 candidati segretesi. È stato difficile trovare persone disponibili perché oggi la politica vive un momento di stanca e la gente tende ad allontanarsi. Noi dobbiamo cercare di risvegliare l’interesse verso la politica locale. Abbiamo candidati che vanno dal manager alla casalinga, cercando di rappresentare un po’ tutto il territorio e tutte le categorie».

Il PGT e l’uscita dall’aula del Consiglio comunale

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a uscire dall’aula durante il Consiglio comunale sul PGT?

«Ci siamo trovati davanti a una situazione un po’ scomoda e anche fastidiosa. Il PGT di Segrate era scaduto dal 2022, ci sono stati quattro anni di lavori a rilento. Vederlo arrivare proprio all’ultimissimo Consiglio della legislatura è stato difficile da digerire. Noi opposizioni abbiamo deciso insieme di abbandonare l’aula in segno di protesta».

Molti hanno definito arrogante la scelta di approvare il PGT proprio alla fine della legislatura. È d’accordo?

«O si approva all’inizio della consiliatura oppure si lascia alla futura amministrazione. Dopo quattro anni senza PGT mi è sembrata una scelta un po’ pretestuosa».

La rottura con Fratelli d’Italia e la scelta civica

Lei ha spiegato che le sue radici a Segrate sono una garanzia per questa lista. Però avere radici profonde non significa automaticamente essere pronti a governare. Come pensa di governare?

«Io vengo da una famiglia storica di Segrate. Mi sono allontanato dal partito di cui ero capogruppo perché spesso i partiti vengono eterodiretti e danno poco peso agli equilibri locali. Ho preferito costruire una lista civica equidistante, senza vincoli politici sovracomunali».

Ma lei non ha una vera esperienza di governo.

«È vero, non ho una grande esperienza amministrativa. Però ho 50 anni, una famiglia, un lavoro con responsabilità importanti. Credo che più della capacità di governare conti saper costruire una squadra valida e avere molto buonsenso».

Il programma “visionario”

Il suo programma è ambizioso, quasi visionario: il Cammino dei Templari, il parco bio-storico agricolo, la vetrina di Segrate dentro Westfield, il centro emergenziale, la tramvia sulla Cassanese. Come pensa di realizzare tutto questo?

«Qualcuno mi ha già detto che il mio programma è visionario. Io rispondo sempre che se Cristoforo Colombo non fosse stato un visionario si sarebbe fermato alle Colonne d’Ercole. Nulla è facile nella vita, ma bisogna avere obiettivi. La tramvia sulla Cassanese è un’idea in cui credo molto. Bisognerà confrontarsi con Regione Lombardia e con il Comune di Milano, ma nulla è impossibile».

Conta molto sulla sua capacità di relazionarsi con enti superiori?

«Io conto molto sui rapporti personali. Il focus deve essere portare benefici concreti alla comunità».

Il tema del predissesto e le responsabilità politiche

Voglio solo sapere, in una risposta telegrafica, di chi è la responsabilità del predissesto?

«Io il predissesto l’ho subito due volte, da cittadino e da consigliere comunale. Però bisogna essere sinceri: il predissesto non basta chiederlo per ottenerlo, ci sono enti superiori che decidono. Io però l’avrei gestito diversamente».

Ma la responsabilità di chi è?

«La responsabilità è di chi amministra, questo sempre».

E quindi Alessandrini ha le sue responsabilità?

«Insomma, diventa difficile nascondersi dietro un dito».

Lei è favorevole o contrario al data center? Gli altri candidati hanno preso posizioni molto nette, mentre lei ha sempre parlato soprattutto di gestione e controllo della situazione.

«Partiamo dal presupposto che i data center sono comunque qualcosa di nuovo, perché nascono negli Stati Uniti cinque, sei, sette anni fa mi pare, quindi non c’è una grandissima letteratura su questi famosi centri. Sotto un certo punto di vista sono favorevole perché noi siamo andati comunque su Segrate e su Redecesio a recuperare una zona che era assolutamente degradata. Ho sentito molti lamentarsi per eventuali disagi che potrebbero creare. Allora, tutto è possibile, è vero anche però che noi oggi ci stiamo confrontando su qualcosa che è previsionale, quindi non c’è ancora nulla di concreto. Bisogna essere assolutamente vigili e la questione va gestita con attenzione».

Quindi si può riassumere dicendo che lei non è contrario?

«Diciamo che non sono completamente contrario. Se porta comunque una riabilitazione della zona ed è tenuto sotto controllo, se non dà troppo fastidio con il rumore e il calore e si riesce in qualche modo a gestire la situazione, perché no?».

Nel corso della trasmissione si è parlato anche dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie di raffreddamento dei server. È stato citato uno studio secondo cui speciali lastre in rame potrebbero abbattere fino al 98% il calore prodotto dai data center.

IRPEF, sicurezza e scuola

L’addizionale IRPEF oggi è al massimo consentito dalla legge a causa del predissesto. Come interverrebbe?

«Da quando siamo entrati in predissesto l’addizionale IRPEF è schizzata ovviamente al massimo consentito dalla legge. A me piacerebbe fare qualcosa di un po’ più democratico, nel senso che mi piacerebbe applicare l’addizionale IRPEF in base al reddito ISEE delle famiglie».

Quali sarebbero le tre priorità assolute dei primi due anni di mandato?

«Secondo me in assoluto la sicurezza. Noi oggi viviamo una situazione di percezione del pericolo e dell’insicurezza abbastanza diffusa sul territorio. A me piacerebbe aumentare l’operatività della Polizia locale».

Però l’amministrazione sostiene che i reati siano calati.

«Infatti io parlavo di percezione. Poi lo sappiamo perfettamente che i numeri sono sempre un po’ sterili e vanno letti. Io faccio sempre l’esempio dei due poveretti sull’isola: uno mangia il pollo e l’altro muore di fame, però statisticamente ne hanno mangiato mezzo a testa. Spesso la gente non va neanche più a denunciare».

Quindi la sicurezza è la prima priorità. E la seconda?

«Assolutamente la scuola. Oggi abbiamo plessi scolastici in condizioni abbastanza critiche. Quest’anno ci sono stati diversi problemi con i riscaldamenti. Secondo me serve un programma di interventi straordinari spalmato sui primi due o tre anni».

Lei ha anche parlato di un istituto superiore a Segrate.

«Sì, è uno dei miei sogni. Non è direttamente competenza del Comune, però il Comune può collaborare con il Ministero, con Città Metropolitana, con Regione Lombardia. Gli interlocutori sono tanti, ma bisogna avere la volontà politica».

Quindi il Comune dovrebbe fare da facilitatore?

«Esattamente. Come nell’emergenza casa, dove il Comune non entra nei rapporti tra privati ma deve facilitare l’incontro tra domanda e offerta. Noi a Segrate abbiamo un importante tessuto industriale, tante aziende che chiedono figure professionali specifiche. Sul tema della scuola superiore qui siamo davanti a una tabula rasa: si può davvero costruire qualcosa insieme».

Mobilità e tramvia sulla Cassanese

La terza priorità dei primi due anni sarebbe quindi la mobilità?

«Sì. A noi piacerebbe che la mobilità interna tra le frazioni fosse più efficiente. E poi resta centrale l’idea della tramvia sulla Cassanese, anche perché il progetto Lab Porta Est andrà a incidere molto sul territorio di Segrate».

Giovani, musica ed eventi

Durante la trasmissione è intervenuto anche Ignazio Ciulla, editore di Radio Free Music Web.

Ogni giorno lavoriamo a contatto con i giovani. A Segrate ci sono tanti ragazzi con talento, energia e voglia di esprimersi. Cosa vuole fare concretamente per loro?

«A me piacerebbe creare tavoli di confronto cadenzati, e questo non vale solo per i giovani ma un po’ per tutti i settori. Vorrei incontrare i giovani, capire davvero quali siano le loro esigenze e cercare di affrontarle portando più soluzioni possibili. I giovani sono la linfa della società, sono quelli a cui lasceremo il nostro patrimonio futuro. Abbiamo idee sui giovani, sullo sport, sugli eventi, sul senso di comunità. Segrate ha potenzialità importanti e inespresse e noi dobbiamo fare di tutto per far emergere le eccellenze».

Quindi lascerà la porta aperta a chiunque voglia proporre iniziative?

«Assolutamente sì, perché solo loro conoscono davvero le loro esigenze. Io ormai sono entrato nel tunnel della vecchitudine».

Ballottaggio e squadra di governo

Se non dovesse arrivare al ballottaggio, darà indicazioni di voto?

«Andiamo un passo per volta. Prima vediamo cosa succede al primo turno. Poi ci confronteremo con tutta la squadra. Io non deciderò da solo. E poi magari non si sa mai, magari sarò io quello che andrà a giocarsela al ballottaggio».

Le domande degli ascoltatori

Novegro viene spesso definita la Cenerentola di Segrate. Lei cosa ne pensa?

«Ha ragione chi lo dice. Novegro è sempre stata un po’ la Cenerentola di Segrate. Però io credo davvero che Novegro dovrebbe diventare il biglietto da visita della città per chi arriva dall’aeroporto e da Milano. Ha potenzialità importanti. Bisogna fare in modo che smetta di essere un quartiere parcheggio, perché oggi è soffocata da parcheggi e autonoleggi. Va valorizzata».

L’offerta sportiva di Segrate è di alto livello ma spesso troppo costosa. Cosa intende fare?

«Trovo davvero sconcertante che una città come Segrate, con 36mila abitanti e uno dei redditi pro capite più alti d’Italia, non abbia particolari eccellenze sportive. Abbiamo strutture importanti ma un po’ abbandonate negli ultimi anni. Bisogna fare in modo che l’amministrazione aiuti le famiglie a tenere i figli a fare sport sul territorio comunale. Oggi molti ragazzi sono costretti ad andare fuori Segrate per praticare attività sportiva, anche i miei figli lo fanno. E spesso i costi sono davvero elevati».

Quindi il Comune dovrebbe abbassare i costi di accesso allo sport?

«Sì, serve una gestione diversa della cosa pubblica affinché i prezzi vengano abbassati e tutti possano accedere allo sport. Ci lamentiamo spesso del bullismo, ma lo sport è uno degli strumenti più importanti per insegnare convivenza e tenere i ragazzi lontani dalla strada».

Cosa pensa invece dei voucher per i centri estivi?

«Io non sono totalmente contrario ai voucher. Sono comunque un aiuto. Va fatto tutto con criterio e con buon senso. Sono uno strumento per sostenere le famiglie».

Molte famiglie però lamentano costi troppo alti per i centri estivi.

«In questo senso bisogna riconoscere che gli oratori svolgono un ruolo importante perché sopperiscono alle mancanze dell’amministrazione. Però bisogna creare alternative accessibili a tutti e con costi sostenibili. Il senso di comunità significa anche aiutare chi ha meno».

A San Felice contestano molto anche i costi della refezione scolastica.

«È vero. Abbiamo presentato un’interrogazione insieme alla Lega perché i dati ufficiali dimostrano uno squilibrio sproporzionato a danno di Segrate rispetto a Pioltello e Peschiera Borromeo. Le tariffe pagate dai genitori segratesi sono più alte. Ci è stata data una spiegazione che non ci ha soddisfatti. Uno degli obiettivi, se dovessi diventare sindaco, sarà rivedere quel contratto perché trovo assurdo che lo stesso servizio venga pagato con tre tariffe diverse dagli utenti della stessa scuola».

L’intervista si è conclusa con una battuta sul calcio. Alla domanda sulla squadra del cuore, Luca Sirtori ha raccontato di essere juventino per tradizione familiare, nonostante i nonni fossero interisti.

Giulio Carnevale

Podacst 7giorni. Ascolta l'intervista integrale