Segrate, Consiglio infuocato: la minoranza abbandona l’aula tra le proteste, Di Marco eletta presidente nel caos politico

Respinta la contestazione procedurale della minoranza e confermata la regolarità della seduta. Giulia Vezzoni eletta vicepresidente.

Foto dal video della seduta del Consiglio Comunale di Segrate

Il secondo Consiglio comunale di Segrate, andato in scena la sera del 29 giugno, ha segnato uno dei primi veri scontri politici della nuova legislatura. Al centro della seduta l’elezione del presidente e dei vicepresidenti del Consiglio, rinviata dal precedente incontro del 15 giugno. Ma prima ancora delle votazioni, a dominare l’aula sono stati scontro istituzionale, contestazioni procedurali e la clamorosa uscita della minoranza.

La protesta dell’opposizione: “Avete imposto la vostra decisione”

Ad aprire il confronto sono stati i consiglieri di minoranza Giuseppe Del Vento (Amiamo Segrate con Alessandrini Sindaco) e Simone Martelli (Fratelli d'Italia), che hanno contestato duramente le modalità di convocazione della seduta del Consiglio comunale.

Secondo l’opposizione, il sindaco avrebbe fissato unilateralmente la data del Consiglio senza un confronto preventivo con i capigruppo, nonostante diversi consiglieri avessero segnalato impegni improrogabili. Una scelta definita politicamente grave perché avrebbe limitato la piena rappresentanza dell’opposizione.

Martelli (Fratelli d'Italia) ha richiamato il ruolo del presidente del Consiglio comunale come figura super partes: «Il presidente del Consiglio non è presidente della maggioranza… è la figura di garanzia dell’intera assemblea».

Sulla stessa linea Del Vento (Amiamo Segrate con Alessandrini Sindaco), che ha accusato la maggioranza di aver tradito i propositi di dialogo iniziali: «Prendiamo atto che sindaco e maggioranza parlano di ascolto, dialogo e apertura, ma nei fatti usano la forza dei numeri per imporre le proprie decisioni».

L’opposizione ha inoltre criticato il ruolo della consigliera anziana Francesca Di Marco ( PD Partito Democratico Di Chio Sindaco), presidente facente funzione, sostenendo che avrebbe dovuto favorire una mediazione.

Dopo gli interventi, la minoranza ha lasciato l’aula in segno di protesta, annunciando possibili iniziative legali e una segnalazione al Prefetto.

La maggioranza replica: “Il Consiglio deve andare avanti”

Dopo l’uscita dell’opposizione, la tensione è rimasta alta. La maggioranza ha ribadito la volontà di proseguire i lavori del Consiglio comunale.

Bruno Barsanti (PD Partito Democratico Di Chio Sindaco) ha difeso la scelta della maggioranza, sottolineando il ruolo del futuro presidente del Consiglio: «Il presidente deve avere soprattutto qualità umane, saper ascoltare prima di decidere, avere l’empatia per capire le ragioni di tutti, anche quando non le condivide, e mantenere sempre quell’equilibrio che serve al confronto nel rispetto reciproco».

Marco Griguolo (Azione) ha assunto un posizione intermedia: «Se dall’altra parte su nove oggi potevano essere presenti solo in tre, forse uno sforzo in più si poteva fare», ha ammesso, riconoscendo implicitamente che una maggiore mediazione sarebbe stata possibile. Ma subito dopo ha puntato il dito contro il gesto dell’opposizione: «Non mi piace quando qualcuno lascia l’aula. Quando si vogliono fare degli interventi si ha non soltanto il diritto di poterli fare, ma anche il dovere di ascoltare le repliche che gli altri vogliono fare». Griguolo (Azione) ha inoltre voluto chiarire la sua posizione sul futuro presidente del Consiglio, dopo essere stato chiamato in causa dalla minoranza visto che anche lui si fosse espresso contrario alle modalità utilizzate: «Io non ho mai criticato la persona, questo sia ben chiaro. Ho criticato le modalità con cui si è arrivati a questa scelta».

La segretaria comunale Patrizia Bellagamba ha chiuso il dibattito tecnico, respingendo tutte le contestazioni procedurali: la convocazione del Consiglio spettava al sindaco e la seduta del 29 giugno era una nuova convocazione autonoma, non una prosecuzione.

Ha inoltre chiarito che la conferenza dei capigruppo può essere convocata solo dal futuro presidente del Consiglio comunale.

Luca Strozzi (PD Partito Democratico Di Chio Sindaco) ha invece criticato un dibattito troppo centrato sugli equilibri interni della politica locale: «Sentendo questo inizio verrebbe quasi da pensare che questo Consiglio si riunisca solo per parlare di se stesso, solo per parlare di ruoli, di posizioni, di sedie». Un richiamo diretto alla necessità di affrontare i temi concreti della città. «Questo Consiglio non nasce per essere autoreferenziale ma per parlare della città. Prima o poi smetteremo di litigare su queste stupidaggini e cominceremo a lavorare».

Respinta l’istanza di annullamento

Prima delle votazioni, il Consiglio ha discusso l’istanza di annullamento presentata dalla minoranza, che contestava la legittimità della convocazione del 29 giugno.

Secondo l’opposizione, la seduta avrebbe dovuto essere convocata dalla consigliera anziana facente funzione e non dal sindaco.

Dopo il parere della segretaria comunale, il Consiglio ha respinto l’istanza con 13 voti contrari e un astenuto, confermando la piena legittimità della seduta.

Archiviato lo scontro procedurale, il Consiglio è passato al voto.

Di Marco presidente: un’elezione politica e simbolica

Alla votazione, Francesca Di Marco ( PD Partito Democratico Di Chio Sindaco) ha ottenuto 13 voti nella prima tornata, e una scheda bianca, senza raggiungere il quorum iniziale di 17 preferenze della prima assise. Nella seconda votazione, con quorum abbassato a 13, Di Marco ha ottenuto nuovamente 13 voti, venendo eletta presidente del Consiglio comunale di Segrate.

L’elezione, formalmente regolare, è avvenuta senza la partecipazione della opposizione, risultando quindi espressione esclusiva della maggioranza.

Questo elemento apre interrogativi politici sulla capacità della nuova presidente di rappresentare l’intera assemblea consiliare e non solo una parte.

Francesca Di Marco è un medico di professione e una figura politica che si è distinta per gentilezza, empatia e competenza, qualità che le hanno permesso di guadagnarsi la fiducia necessaria per l’elezione alla presidenza del Consiglio comunale. Ha già presieduto le prime due sedute del Consiglio comunale in qualità di consigliera anziana, ruolo attribuitole in quanto la più votata alle ultime elezioni nella lista del Partito Democratico (PD), risultata la forza politica più votata.

Vezzoni vicepresidente: il valore della rappresentanza femminile

Dopo questa elezione la consigliera Giulia Vezzoni (Lista Paolo Micheli Segrate Nostra) nel suo intervento ha sottolineato il tema della rappresentanza femminile nelle istituzioni, evidenziando il divario ancora esistente tra uomini e donne nei ruoli di vertice.

Richiamando dati nazionali, Vezzoni (Lista Paolo Micheli Segrate Nostra) ha evidenziato come solo una minoranza di sindaci e presidenti di Consiglio sia donna, non per mancanza di competenze ma per un problema culturale: «E come si cambia la cultura se non proprio con la testimonianza concreta. Avere infatti donne in posizione di potere aiuta a far sì che sempre più donne sentano di poter ricoprire queste posizioni e identificarsi in questi ruoli, così da renderlo sempre più abituale sia per le generazioni che oggi governano, ma soprattutto per le generazioni del futuro. Anche il Consiglio Comunale di Segrate è formato solo da 8 donne e 17 uomini, numeri che rispecchiano le statistiche citate poco fa. Per cui concludendo, come Segrate Nostra, crediamo che stasera Segrate e il suo Consiglio Comunale abbiano lanciato un messaggio, cioè che le donne abbiano lo stesso diritto, capacità, possibilità e competenze degli uomini di poter ricoprire cariche di rilievo»

Il messaggio finale è stato chiaro: le donne devono avere pari accesso ai ruoli di responsabilità e la presenza di figure come Di Marco rappresenta un segnale di cambiamento.

Successivamente è stata eletta proprio Vezzoni (Lista Paolo Micheli Segrate Nostra) come vicepresidente del Consiglio comunale, con 14 voti.

Una frattura politica evidente

Il Consiglio comunale del 29 giugno si chiude così con una fotografia chiara: da un lato una maggioranza quasi compatta che approva nomine e atti; dall’altro una minoranza che sceglie la rottura denunciando mancanza di confronto. 

Una frattura politica che segna l’avvio della nuova legislatura e che inizia a mostrare una coesione interna non pienamente granitica, anche alla luce della figura di Griguolo (Azione), e che potrebbe influenzare profondamente i futuri equilibri del Consiglio comunale di Segrate.