Judo, passione che unisce generazioni: a Colturano la storia di Antonio De Lisa e della figlia Jaycee Rachel
Tra famiglia, sport e crescita personale, il percorso condiviso sul tatami tra un tecnico federale e una giovane atleta in piena evoluzione
Seguire le orme del proprio padre non è mai semplice, soprattutto quando si parla di sport femminile e, ancor di più, di una disciplina da combattimento come il judo. Nonostante alcuni tratti genetici possano essere trasmessi, non esiste alcuna certezza sull’eredità sportiva. Spesso, però, è l’incontro tra predisposizione fisica, esperienza familiare e passione a creare il contesto giusto per la crescita di un atleta.
A Colturano questo equilibrio prende forma nella storia del maestro di judo Antonio De Lisa e di sua figlia Jaycee Rachel, giovane atleta tesserata con l’ASD Judo Floresal.
Le prime scelte sportive e la libertà di sperimentare
Il percorso di Jaycee non è iniziato subito sul tatami. Come racconta il padre, le prime attività sportive sono state influenzate dalle amicizie e orientate verso discipline diverse. «Nessun obbligo, nessuna scelta forzata, anzi, le prime attività richieste – influenzata dalle amiche – sono state danza classica e ginnastica e, da genitori sportivi, abbiamo sempre cercato di sostenere le sue scelte atletiche, perché la famiglia deve aiutarti a trovare la strada giusta senza imporla e se l’attività sportiva viene imposta si può arrivare a odiarla».
Un approccio educativo fondato sull’ascolto, che ha permesso alla giovane atleta di comprendere da sola quale fosse la propria strada.
L’incontro con il judo e la nascita della passione
Nonostante l’impegno, Jaycee non si sentiva pienamente soddisfatta. «Fin da subito però non si sentiva soddisfatta, non era quello che desiderava, partecipava alle lezioni solo per la presenza delle amiche, senza andare oltre le settimane di prova, finché un pomeriggio rimase incantata a guardare gli incontri di judo in televisione e chiese di poter provare».
Da quel momento nasce la curiosità che si trasforma in passione autentica.
Padre e figlia, tra distanza e attenzione educativa
Per evitare possibili tensioni, Jaycee ha iniziato il proprio percorso sportivo lontano da casa, seguendo altri maestri e allenandosi a circa 25 chilometri da Colturano. Una scelta condivisa, che ha permesso alla ragazza di crescere in autonomia, pur con la presenza costante e discreta del padre. Successivamente, per motivi scolastici e lavorativi, è arrivato il tesseramento con l’ASD Judo Floresal, con allenamenti tra Colturano e Dresano sotto la guida diretta del padre tecnico.
Il delicato doppio ruolo di genitore e allenatore
Una situazione comune in molte realtà sportive giovanili, soprattutto nei piccoli comuni, ma non priva di difficoltà. «All’inizio è stato difficile per Jaycee distinguere la figura del Tecnico con quella del genitore. C’era difficoltà nel comprendere se ci si stava confrontando con l’insegnante o col padre, vi era gelosia verso le altre atlete trattate alla pari e continui richiami all’attenzione». Un passaggio complesso, che richiede equilibrio e consapevolezza da parte dell’adulto.
Lo sport come percorso educativo
Secondo Antonio De Lisa, il doppio ruolo può rappresentare sia un’opportunità sia un rischio. «Il doppio ruolo può essere una grande risorsa, perché consente di conoscere l’atleta a 360°, ma allo stesso tempo può rivelarsi dannoso in caso di pressione eccessiva, spesso legata alle costanti pretese che si hanno verso i figli, soprattutto nello spingerli lì dove abbiamo fallito in passato, desiderosi di fargli vivere il nostro sogno mancato».
Un pensiero che mette al centro il benessere dei giovani atleti, prima del risultato sportivo.
I primi risultati e una crescita consapevole
Dopo una fase iniziale di assestamento, segnata anche dal cambio di categoria e dall’inesperienza, nella stagione 2025/2026 Jaycee sembra aver trovato la propria dimensione. I risultati parlano di due primi posti e un secondo nelle prime tre competizioni disputate, segnali incoraggianti di un percorso in crescita.
Un tatami come luogo di valori e inclusione
La visione educativa resta però il punto fermo. «L’obiettivo principale resta sempre lo sport inteso come sana attività sportiva prima ancora che fatica, sudore e caccia alla medaglia. Prima di riempire l’agenda di Tornei bisogna arricchire l’esperienza dei giovani atleti, farli crescere non solo tecnicamente ma anche emotivamente e culturalmente, portandoli ad una maturazione personale oltre che sportiva. Sul mio tatami convivono diverse culture, varie nazionalità, tanti modi di pensare e di reagire, caratteri forti e meno forti, fisici differenti e atleti speciali, ma sono tra loro fratelli e sorelle di sport ed io li considero e li tratto tutti come figli, al pari di Jaycee».
Una filosofia che racconta come lo sport, quando vissuto con equilibrio, possa diventare uno strumento autentico di crescita personale e collettiva.
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