Dal diario di un aspirante sub - Prima lezione con l’associazione subacquea SeaSub

Corso base “Open Water Diver”

Ci si prepara all’estate, ognuno come crede. Diete drastiche e allenamenti stremanti per i più. Per me il viaggio è altro, è soprattutto scoperta. E, perché no, attività insolite che si discostano dal quotidiano. La mia personale ricerca di un’esperienza avvincente mi ha portato infine ad iscrivermi al corso base “Open Water Diver” di SeaSub (www.sea-sub.it). Ho coinvolto e convinto anche la mia dolce metà, Ilaria, per avere compagnia e supporto morale. 
Già dalla presentazione della stagione con gli istruttori e gli altri iscritti ho riscontrato un’atmosfera distesa e giovale, abbandonando così le mie paure e lasciandomi guidare in questa nuova avventura. C’è da aggiungere, in tutta sincerità, che le ultime titubanze rimastemi si sono dissipate quando Luigi Ferri, presidente del sodalizio e mia storica conoscenza, ha spiegato che al termine di ogni lezione istruttori, divemaster, rescue e allievi si ritrovano davanti a pizza, birra, caffè e ammazzacaffè a prezzo convenzionato. «Sono nel posto giusto», mi sono detto. Scherzi a parte, la possibilità di approfondire una pratica che trova applicazione in un mondo altro, sommerso, attraverso lezioni nozionistiche, prove pratiche e uno scambio spassoso con tutti i partecipanti, hanno alimentato curiosità ed entusiasmo. 
Ci siamo ritrovati a bordo vasca una settimana dopo, al centro “Il Quadrifoglio” di Peschiera Borromeo. Tra qualche battuta con i compagni alle prime armi e le presentazione di rito, ci si è addentrati nel montaggio e smontaggio dell’attrezzatura di un sub. Con noi, gli istruttori Matteo ed Evrim, disponibili e pazienti nel mostrarci ripetutamente tutte le fasi per collegare la bombola al gav (un giubbotto ad assetto variabile che può riempirsi o svuotarsi di aria per immergersi o emergere in maniera controllata o per mantenere stabilità in acqua), agli erogatori e al manometro (strumento per misurare la pressione dell’aria). È toccato poi a ciascun allievo - in totale una decina - fare pratica per prendere confidenza con le dotazioni. Ho iniziato, nel frattempo, a cogliere qualche dettaglio tecnico: una bombola da 10 litri, a una pressione di 200 bar, contiene 2000 litri di aria. Con un consumo teorico di 2 litri al minuto, ci vogliono più o meno 16 ore per esaurirla. 
Superata questa prima parte, è giunto il momento di immergersi in acqua con pinne e maschera. Che non è facile come può sembrare per chi non ha mai provato. In un clima divertente e un po’ fantozziano per i meno avvezzi alle attrezzature subacquee, ci siamo calati in acqua e abbiamo fatto qualche bracciata. Ad onor del vero, mi sono messo a nuotare con l’agilità di un palombaro. Nonostante non calzassi le pinne da quando ero bambino, non ho incontrato grandi difficoltà. Meno immediato invece l’uso della maschera che permette di respirare solo dalla bocca. Ad ogni modo io non ho bevuto un goccio d’acqua della piscina, a differenza di Ilaria che un sorsino se l’è fatto. Avrei voluto bere invece della birra fresca a fine lezione, ma gli impegni lavorativi mi hanno costretto a tornare a casa. Per gli altri è seguita anche la pizza comunitaria. Luigi Ferri diceva il vero.

Maurizio Zanoni


1 commenti

Andrea :
Simpatica testimonianza, unico appunto è che il consumo medio respiratorio è circa 20 litri al minuto, non 2... quindi la bombola da 10 litri (in superficie) non dura certo 16 ore, ma 100 minuti teorici. :-) | mercoledì 06 marzo 2019 12:00 Rispondi