Il rapporto tra donne e scienza, un binomio che si rafforza sempre di più

La questione inerente al legame tra donne e scienza ha portato l’Onu a istituire la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, a sottolineare come ci sia un tentativo di raggiungere pari opportunità nella carriera scientifica per entrambi i sessi. Per molti questa disparità sembra ormai essere un problema da relegare in secondo piano in quanto appartenente al passato, tuttavia è stato stimato che oggi nel mondo solo il 28% dei ricercatori sono donne, e la percentuale di studentesse che andranno a scegliere una disciplina scientifica non è tanto diversa. Quello che risulta difficile da comprendere è che garantire a tutti la parità di genere potrà spingere la società verso un progresso sempre maggiore. Già l’aver preso coscienza di queste differenze è un passo avanti: nei secoli scorsi questa distinzione era completamente ignorata, e molte erano le donne costrette a lavorare nell’ombra, il cui merito dei successi ottenuti veniva spesso e volentieri attribuito agli uomini.

Gli stereotipi sono il problema principale

Ci sono una serie di convinzioni per quanto riguarda le donne nella scienza che portano a credere che queste non abbiano particolari attitudini per le discipline scientifiche, soprattutto la capacità di mantenere una carriera ad alti livelli in questo ambito. In Italia questo pregiudizio è profondamente radicato rispetto alla media europea, e una ricerca ha stabilito che la maggior parte degli intervistati, comprese le donne, a cui sono state poste domande relative alle principali scoperte scientifiche, ha assegnato tali rivelazioni agli uomini.
Le resistenze culturali si evidenziano già nel corso dell’adolescenza, quando le ragazze non vengono incoraggiate a seguire studi scientifici, portando alla formazione di un gender gap che fa biforcare il percorso accademico dei due sessi verso direzioni differenti. Questo solco viene reso ancora più evidente durante l’università, per cui si rende necessario combattere tali stereotipi già a partire dalla scuole, anche perché è stato dimostrato che entrambi i generi sottovalutano questo fenomeno in maniera involontaria, credendo che in realtà si sia raggiunto un certo livellamento. Inoltre c’è una forte tendenza a considerare l’occupazione scientifica come qualcosa che va a svilire la sensualità di una donna, anche se per fortuna questo pensiero si sta affievolendo e viene mostrata una forte disponibilità al cambiamento.

Gli strumenti per sconfiggere i pregiudizi

Sono state ideate numerose iniziative per far conoscere le donne scienziate che si sono distinte in ambito scientifico e tecnologico, sia del presente che del passato, raccontando la loro storia e mostrando la realtà in cui si trovavano (e si trovano) a operare, in modo tale che diventino un esempio per le giovani ragazze che decidono di cimentarsi in questa carriera. La valorizzazione della professionalità e dell’entusiasmo di queste personalità è anche un modo per mettere in luce come sia indispensabile il loro contributo all’innovazione socioeconomica, che deve essere complementare a quello degli uomini per abbattere gli stereotipi.
L’obiettivo è quello di finanziare progetti che siano in grado di favorire l’accesso a ruoli decisionali alle ragazze, aumentando la loro autostima per permettere loro di affrontare carriere considerate in maniera erronea di pertinenza maschile.
Tra le sostenitrici di queste idee c’è la presidentessa della Fondazione Bracco, Diana Bracco per l’appunto, la cui costituzione è nata dal patrimonio di valori maturati dal Gruppo Bracco, una multinazionale farmaceutica che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante all'innovativo ramo della diagnostica per immagini. Lo scopo della Fondazione è tra gli altri quello di diffondere espressioni della cultura e della scienza per migliorare la coesione sociale, prestando particolare attenzione all’universo femminile. Diana Bracco ricopre altri incarichi importanti, come quello di membro del consiglio generale di Assolombarda, associazione degli imprenditori milanesi della quale è stata persino la prima presidente donna. Laureata in Chimica, ha anche ottenuto una laurea honoris causa in Farmacia, oltre a esserle stata riconosciuta una laurea in Medicina dall’Università Cattolica del Sacro Cuore; è un esempio di donna che ha saputo arrivare al vertice sia in ambito scientifico che imprenditoriale, mostrando come appartenere al genere femminile non sia affatto un limite.

Le figure di spicco dell’imprenditoria scientifica e tecnologica

Ci sono molte altre donne da prendere come esempio e che ricoprono ruoli di prestigio: a coordinare il gruppo che ha scoperto il bosone di Higgs al CERN di Ginevra c’è Fabiola Gianotti, mentre nel campo tecnologico Francesca Pasinelli ricopre la carica di direttrice scientifica di Telethon, rivisitando il processo di assegnazione dei fondi e importando per la prima volta in Italia i sistemi di valutazione della ricerca accreditati a livello internazionale. Prima di cimentarsi nel no profit, era stata assunta come responsabile di laboratorio alla Glaxo Spa, e negli anni successivi ha occupato altre posizioni manageriali in importanti multinazionali farmaceutiche. Nell’ambito di Telethon, ha inoltre sviluppato un programma di finanziamenti chiamato Dulbecco Telethon Institute, con lo scopo di fornire a un gruppo selezionato di ricercatori la possibilità di condurre le loro attività in istituti di ricerca italiani di loro scelta, facendo sì che rientrino nel nostro Paese. Un ulteriore step è stato quello di aver realizzato un modello di management che consente di trovare più rapidamente cure per le malattie genetiche.

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