Scomparsa di Daniele Potenzoni: assolto l’infermiere che lo aveva in affidamento

A giugno 2015 il ragazzo di Pantigliate, affetto da Autismo, si perse nella metropolitana di Roma, nel corso di una gita. Riconosciuta l’assenza di dolo. La famiglia: «La giustizia non esiste»

Assolto per assenza di dolo. Con questa motivazione il giudice Luca Comand, della VI Sezione Penale del Tribunale di Roma, martedì 18 dicembre ha prosciolto M.S., l’infermiere professionale 45enne accusato di abbandono di incapace in relazione alla scomparsa di Daniele Potenzoni

Era il 15 giugno del 2015 quando l’allora 38enne di Pantigliate era stato portato in gita a Roma per assistere all’udienza di papa Francesco. Con lui c’erano altri utenti del centro diurno di Borgolombardo e due accompagnatori, tra cui l’imputato. Al momento di salire sulla metropolitana alla stazione di Roma Termini, però, la banchina era colma di gente in seguito a uno sciopero dei trasporti: è qui che di Daniele si sono perse totalmente le tracce, come se il giovane fosse stato letteralmente inghiottito da un buco nero. Da allora si sono susseguite incessanti le ricerche, con tutta la famiglia Potenzoni sempre in prima linea, pronta a vagliare e verificare di persona le miriadi di avvistamenti e segnalazioni giunte nel corso dei mesi. Del caso si è occupata a più riprese anche la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” ed era stato lanciato un appello anche nel corso di un derby Roma-Lazio.

Ora, a 3 anni e mezzo dalla scomparsa di Daniele, giunge a conclusione il primo grado di giudizio, a seguito di un dibattimento lungo e complesso. Per M.S. il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a un anno e 8 mesi, ma alla fine il Giudice ha accolto le istanze presentate dalla difesa, che ha puntato sull’assenza del dolo, elemento psicologico del reato. Detto altrimenti, l’imputato è stato ritenuto non responsabile dell’accaduto, poiché sarebbe mancata da parte sua l’intenzionalità di compiere un gesto criminale.

«Sono molto dispiaciuto per quello che è successo – ha dichiarato M.S. dopo la sentenza ai microfoni di “Chi l’ha visto?” – ma quello che è successo non è stata colpa mia». Profonda rabbia e indignazione invece da parte della famiglia Potenzoni, che sperava in un esito processuale differente. «Quattro anni di battaglie per vedere poi assolto il responsabile, sollevato dalla sua evidente colpa – ha commentato Luca, fratello minore di Daniele -. Sono nauseato, ci hanno negato anche il piccolo "sollievo" di una giustizia che non c’è, non esiste! Intanto alla domanda ''che fine ha fatto Daniele?'' nessuno sa rispondere. Grazie infermiere, grazie legge italiana, per un altro splendido Natale che mi avete regalato». Alla luce della sentenza, i famigliari di Daniele hanno già reso nota l’intenzione di ricorrere in Appello.

Alessandro Garlaschi

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