Paullo, auto incendiata e proiettili a San Donato: volevano recuperare denaro "sporco" con un’estorsione ai parenti dei truffatori dello schema Ponzi
Nel cuore del Sud Est Milano, intimidazioni a tappeto per vendicare la maxi truffa della “Global Group Consulting”: estorsioni, aggressioni e minacce nei confronti dei familiari dei promotori. Arrestati quattro uomini campani
Un’auto data alle fiamme sotto casa. Era il 10 febbraio scorso quando un boato ha spezzato il silenzio della notte in via Turati, a Paullo. Le fiamme hanno avvolto una vettura parcheggiata, colpita con precisione: non un atto vandalico generico, ma un’azione deliberata e mirata. Le immagini delle telecamere hanno ripreso un uomo mentre infrangeva il finestrino, cospargeva di liquido infiammabile l’abitacolo e accendeva un fiammifero. Solo oggi, grazie a un’indagine dei carabinieri di Rho e San Donato Milanese, si scopre il contesto criminale dietro quell’episodio. Si trattava di un’escalation di minacce ed estorsioni legata alla cosiddetta “truffa dell’oro”, un colossale raggiro finanziario da almeno 60 milioni di euro ai danni di 5.000 risparmiatori in tutta Italia.
La società coinvolta, la «Global Group Consulting», proponeva investimenti in lingotti d’oro con la promessa di rendimenti annui del 48%, poi convertiti in rendite mensili garantite del 4% legate a presunti investimenti nel settore farmaceutico. In realtà si trattava di uno schema Ponzi, che garantiva i primi incassi a pochi clienti sfruttando i versamenti continui di nuovi investitori.
L’inchiesta della Guardia di Finanza, scattata a fine 2024, ha portato all’emissione di sette misure cautelari, tra cui i domiciliari per Stefania Conti Gallenti e suo marito Samuel Gatto, promotori della truffa. Entrambi, però, risultano latitanti. È contro i loro familiari che si sono scatenate le ritorsioni di alcuni “clienti” che non erano affatto comuni risparmiatori, ma soggetti legati alla criminalità organizzata.
Uno dei momenti chiave si è verificato a San Donato Milanese il 10 aprile scorso, alle ore 18, in un bar. A quell’appuntamento si presenta L., sorella di Stefania Conti Gallenti. Dall’altra parte del tavolo c’è un uomo di 44 anni, originario di Napoli. Non sa, però, che L. sta registrando l’intera conversazione. Nelle sue parole c’è tutto il disegno estorsivo messo in atto con altri tre complici: «Non era nemmeno il fatto di guadagnare, era il fatto di pulire», afferma. «Se erano buoni, sti soldi li mettevamo in banca come fanno tutte le persone normali... ma questo lo può fare chi lavora onestamente».
Tra febbraio e maggio, il gruppo avrebbe messo in atto numerose azioni intimidatorie. Il 15 marzo, a San Donato Milanese, due proiettili calibro 9 vengono recapitati nella cassetta postale della madre della donna latitante. Il 15 maggio, a Senago, tre uomini fanno irruzione a casa di uno dei promotori finito ai domiciliari, picchiandolo fino a rompergli il setto nasale. Gli ordinano di contattare i complici per farli restituire il denaro: «È solo un avvertimento», gli dicono. «Torniamo tra una settimana e ti facciamo di peggio».
In più occasioni, i quattro estorsori si sarebbero presentati anche dalla sorella della donna latitante. Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, parte del denaro sarebbe stato recuperato: «Sono arrivati due volte i soldi», si vantano. «Una volta 85mila, una volta 30mila... finora sono arrivati 115mila euro». E ancora, la pressione continuava con una logica mafiosa: «Perché le cose brutte devono succedere solo a voi? Non è meglio che succedano a loro?».
L’inchiesta ha così portato all’arresto dei quattro con le accuse di estorsione, danneggiamento, violazione di domicilio e lesioni. I carabinieri hanno ricostruito l’intera rete di minacce e violenze grazie a intercettazioni ambientali, registrazioni e testimonianze. Le indagini proseguono ora per rintracciare la coppia in fuga e per verificare se vi siano altri soggetti coinvolti nella rete di vendette e ricatti.
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