Tribiano vince contro le compagnie telefoniche: la Cassazione obbliga tutti gli operatori a pagare il Canone unico
La storica sentenza dà ragione al Comune del Sud Est Milano nella battaglia sul Canone unico patrimoniale: ora gli enti locali potranno recuperare milioni di euro non versati dal 2021
Il Comune di Tribiano vince contro gli operatori delle telecomunicazioni nella lunga battaglia legale sul pagamento del Canone unico patrimoniale (Cup). La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11479 del 28 aprile 2026, ha stabilito che tutte le compagnie telefoniche, comprese quelle che utilizzano reti non proprie, devono versare il canone ai Comuni.
Si tratta di una decisione destinata ad avere effetti in tutta Italia, ma nata proprio da una causa portata avanti dal Comune del Sud Est Milano. Una pronuncia che potrebbe consentire agli enti locali di recuperare somme non riscosse dal 2021, per un valore stimato di circa 180 milioni di euro a livello nazionale, oltre a sanzioni e interessi.
La battaglia partita da Tribiano
Negli ultimi anni molti operatori telefonici avevano contestato l’obbligo di pagamento del Canone unico patrimoniale, sostenendo di non utilizzare materialmente le infrastrutture presenti sul suolo pubblico perché privi di una rete propria.
Il Comune di Tribiano ha invece sostenuto una linea opposta: anche chi utilizza infrastrutture di altri operatori trae un vantaggio economico dall’occupazione del territorio pubblico e deve quindi contribuire al pagamento del canone. Una posizione che la Suprema Corte ha ora confermato integralmente.
La Cassazione smonta la difesa degli operatori
Nel cuore della sentenza, i giudici chiariscono che non esiste distinzione tra utilizzo “virtuale” e utilizzo “materiale” della rete.
La Corte scrive: «Qualsiasi propagazione d'un segnale elettrico all'interno d'una rete a ciò predisposta costituisce dunque un uso materiale della rete».
Secondo la Cassazione, quindi, anche gli operatori che utilizzano reti altrui sfruttano concretamente infrastrutture presenti sul territorio comunale e sono tenuti al pagamento del Canone unico patrimoniale.
Respinta anche l’interpretazione delle compagnie telefoniche che cercavano di applicare al settore delle telecomunicazioni le regole previste per energia e gas. La Corte ha precisato che nel settore telefonico non avviene la vendita di un bene materiale, ma l’erogazione di un servizio.
Possibili recuperi per i Comuni del territorio
La sentenza apre ora la strada alle azioni di recupero da parte di Comuni, Province e Città metropolitane. Anche gli enti locali del Sud Est Milano potranno verificare eventuali somme non versate negli ultimi anni.
Per molte amministrazioni locali si tratta di risorse importanti che potrebbero essere reinvestite in manutenzioni, servizi pubblici, sicurezza urbana e interventi sul territorio.
La Suprema Corte conclude affermando che «Il gestore di servizi telefonici il quale si avvalga dell'accesso virtuale ad una rete di proprietà altrui è obbligato al pagamento del CUP».
Una sentenza destinata a fare giurisprudenza in tutta Italia, ma nata da una battaglia legale partita dal Comune di Tribiano.
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Redazione 



















