La Lega di Peschiera Borromeo attacca il CdA delle Farmacie comunali: «La pezza è peggio del buco, confermiamo la richiesta di dimissioni»
Dopo il comunicato ufficiale del CdA che ha attribuito a una dipendente l’iniziativa del cartello esposto in Galleria Borromea, la Lega diffonde un duro post sui social, contestando gestione, neutralità politica e controllo aziendale.
La vicenda del cartello esposto nella Farmacia comunale di Galleria Borromea continua a provocare reazioni politiche e ad alimentare il confronto pubblico. Dopo la nota del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale Farmacie comunali — nella quale il CdA ha attribuito l’iniziativa a una dipendente non autorizzata e ha chiesto scusa alla clientela — è arrivata la replica della Lega di Peschiera Borromeo, che sui social ha pubblicato un intervento dai toni particolarmente critici nei confronti della governance aziendale.
Nel post diffuso online, il Carroccio scrive: «Come sempre accade in quel della sinistra, la pezza è molto peggio del danno fatto. Il Cda di Farmacie Comunali P.B. chiede scusa per i cartelli esposti nella Farmacia Comunale presso il Centro Commerciale Galleria Borromea affibiando l'iniziativa "ad una dipendente" non meglio identificata, e queste scuse producono almeno tre effetti devastanti».
La Lega individua tre punti principali di contestazione. Il primo riguarda, a loro giudizio, il tema del controllo gestionale sui punti vendita: «il primo, e più grave, è il totale mancato controllo sui punti vendita: un Cda NON PUÒ non sapere cosa succede nei luoghi amministrati». Nel passaggio successivo, il post richiama la questione del codice etico aziendale e della responsabilità organizzativa: «Dato che ogni azienda che si rispetti ha (o dovrebbe avere) un Codice Etico Aziendale, un Cda che vede succedere cose assurde del genere non solo non ha evidentemente promosso abbastanza il codice etico (e trattandosi di Farmacie è già grave di per sè) ma non verifica nemmeno che questo venga applicato».
Il secondo punto tocca il tema della presunta politicizzazione dell’ambiente di lavoro: «siamo matematicamente certi che all'interno dell'organizzazione, che siano stati gli amministratori o i dipendenti, esistono persone esposte e schierate politicamente, quando è naturale e anzi dovuto che una Farmacia dovrebbe essere completamente apolitica». E ancora: «se come si difende il Cda, si trattasse di iniziativa di una dipendente sarebbe ancora più grave perché non le è mai stato vietato, evidentemente, di comportarsi in questo modo. Oggi è un cartello, ma cosa dire dei dialoghi privati con la clientela al banco, fino ad oggi?».
Il terzo elemento riguarda il profilo economico e le motivazioni che, secondo la Lega, avrebbero indotto a giustificare presunti aumenti di prezzo: «dato che "il governo" non ha imposto nessun'aumento ai farmaci con la manovra di bilancio (anzi ha messo qualche miliardo in più a disposizione della Sanità) come mai qualcuno in Farmacie Comunali… si è sentito in dovere di giustificarsi per i supposti aumenti?». Nel post vengono poi avanzate domande retoriche e ipotesi critiche rivolte agli organi aziendali, accompagnate dall’invito a verifiche contabili e gestionali.
Il testo diffuso dalla Lega prosegue sottolineando scetticismo rispetto alla versione del CdA: «Comunque sia, risulta veramente difficile credere che una dipendente si sia presa un responsabilità del genere, lo vedremo a tempo debito». La conclusione ribadisce la linea politica del partito: «Per ora confermiamo la richiesta IMMEDIATA di dimissioni del Cda. E non è finita qui».
Si tratta, come evidente, di una presa di posizione politica che esprime il punto di vista della Lega locale sulla vicenda e sulle responsabilità attribuite al Consiglio di Amministrazione delle Farmacie comunali. Il confronto tra maggioranza e opposizione sulla gestione dell’episodio resta dunque aperto e la situazione appare destinata a ulteriori sviluppi nelle prossime ore.
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