Adriano Alessandrini: «Segrate è una città ferma e in decadenza. Guarderemo avanti partendo dalla riorganizzazione della macchina comunale»

Il candidato sindaco del centrodestra alle elezioni comunali 2026 attacca duramente l’amministrazione uscente: «La città ha perso entusiasmo, sicurezza e capacità amministrativa». Nell’intervista a 7giorni e Radio Free Music Web affronta i temi di urbanistica, Westfield, data center, giovani, sicurezza e servizi

Adriano Alessandrini

Adriano Alessandrini

Segrate, 13 maggio 2025. La campagna elettorale di Segrate entra nel vivo e il confronto politico si accende sempre di più attorno al bilancio degli ultimi anni amministrativi e alle prospettive future della città. Tra i protagonisti della corsa a Palazzo comunale c’è Adriano Alessandrini, candidato sindaco del centrodestra ed ex primo cittadino di Segrate, tornato in campo dopo anni lontano dall’amministrazione diretta della città.

Nel corso della lunga intervista rilasciata a 7giorni e Radio Free Music Web, Alessandrini ha affrontato i principali temi della campagna elettorale: il PGT approvato a fine mandato dall’attuale maggioranza, il progetto Westfield, il data center di Redecesio, il tema sicurezza, i giovani, i quartieri e il funzionamento della macchina comunale. Non sono mancati attacchi molto duri nei confronti dell’amministrazione guidata dal centrosinistra, accusata di aver lasciato una città «ferma» e priva di visione.

Il PGT approvato a fine mandato

In Consiglio comunale ci sono state forti polemiche sull’approvazione del PGT a pochi giorni dalle elezioni. Come giudica quella scelta?

«Sono in piena sintonia con la minoranza che ha abbandonato l’aula consiliare. Aspettare quattro anni e arrivare a presentare un PGT praticamente scaduto a pochi giorni dal voto è una scelta politica fatta per accontentare qualcuno. È evidente che questa amministrazione non abbia fiducia nella continuità del proprio progetto politico».

Il predissesto e il passato amministrativo

Lei rivendica i dieci anni della sua amministrazione come biglietto da visita. Ma quel periodo è stato segnato anche da una crisi finanziaria che i cittadini hanno pagato con anni di sacrifici. Al netto delle responsabilità che lei attribuisce ad altri, le chiediamo una risposta semplice: c’è una scelta, anche una sola, che oggi rifarebbe diversamente?

«Io continuo a rivendicare con forza il lavoro fatto durante la mia amministrazione, perché le opere realizzate sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Penso alle piste ciclabili, alle aule studio, ai servizi e a tanti interventi che hanno cambiato concretamente la città. Dopo la nostra esperienza amministrativa il Comune è entrato in una fase di predissesto che ha avuto conseguenze pesantissime sui cittadini e sulla capacità di spesa dell’ente. È chiaro che col senno di poi qualche scelta si può sempre valutare diversamente, ma rivendico il fatto che la nostra amministrazione avesse una visione di crescita e di sviluppo per Segrate. Oggi sento raccontare una narrazione completamente diversa, quasi come se in quegli anni non fosse stato fatto nulla, ma credo che i cittadini ricordino bene quanto è stato realizzato».

Quindi respinge completamente le accuse di essere stato all’origine di quella situazione?

«Assolutamente sì. Respingo questa ricostruzione perché non corrisponde alla realtà. La città aveva investimenti, progettualità, opere pubbliche e una prospettiva di crescita. Dopo di noi invece si è scelto di bloccare, rallentare e amministrare senza una vera visione strategica. È facile oggi scaricare responsabilità sul passato, ma la verità è che il Comune ha attraversato una fase di predissesto per scelta, per incapacità di ralizzare i progetti, con conseguenze importanti sulle spese, sui servizi e sulla gestione quotidiana della città. I cittadini hanno vissuto anni difficili, con tagli e manutenzioni ridotte, ma non per responsabilità delle opere o dei progetti realizzati durante il nostro mandato».

Il PGT annullato dal Tar

Il Piano di Governo del Territorio approvato durante la sua amministrazione venne annullato dai giudici amministrativi. Come giudica oggi quella vicenda?

«Fu una tegola inattesa. Quel PGT era stato condiviso con Regione Lombardia e Città Metropolitana. Non era una scelta improvvisata. È evidente che quella sentenza abbia avuto conseguenze importanti, ma continuo a pensare che quella visione urbanistica fosse corretta per la città».

Westfield e le nuove costruzioni

Il progetto Westfield era uno dei simboli della sua stagione amministrativa. Oggi è ridimensionato e porta con sé problemi viabilistici. Lo considera ancora un successo?

«Westfield era e resta ancora una grandissima opportunità per Segrate. Certo, il progetto commerciale è stato ridimensionato e arriveranno circa mille appartamenti residenziali. Fa sorridere sentire qualcuno vantarsi del fatto che questa amministrazione non costruisca nulla, perché in realtà le trasformazioni stanno andando avanti comunque. Bisogna governarle bene e affrontare seriamente il tema della viabilità. Mille unita abitative porteranno poi un ulteriore domanda di servizi».

Dal 2015 lei non ha più avuto un ruolo diretto nell’amministrazione di Segrate. Perché i cittadini dovrebbero fidarsi oggi?

«Perché io non ho mai smesso di girare la città, parlare con i cittadini, ascoltare i quartieri. Io sono fatto così, chi vince le elezioni ha l'onere e l'onore di governare. Segrate la conosco bene e continuo a viverla quotidianamente. La differenza è che oggi vedo una città ferma, una città che ha perso entusiasmo».

Se dovesse descrivere Segrate con una frase?

«Una bella signora in decadenza. È una frase forte, ma rende bene l’idea di una città che si è fermata e che invece deve tornare a crescere».

Un programma concreto per i quartieri

Il suo programma viene descritto da alcuni come più sintetico rispetto a quello degli altri candidati. È una scelta precisa?

«Non credo sia corretto definirlo più sintetico. È un programma costruito su dieci punti concreti che riguardano tutte le frazioni e tutti i quartieri della città. Dentro ci sono temi molto chiari e molto pratici, perché oggi Segrate ha bisogno di risposte concrete e non soltanto di lunghi documenti pieni di teoria».

Sicurezza e presidio del territorio

Nel suo programma insiste molto sul tema della sicurezza. È una questione reale o soltanto di percezione?

«I cittadini percepiscono un problema reale. Sento raccontare dati che parlano di una riduzione del 23% dei reati, ma secondo me quei numeri non fotografano davvero la situazione. C’è tantissima gente che non denuncia più. Furti, vandalismi e degrado esistono eccome. Non possiamo raccontare una città perfetta quando le persone vivono situazioni differenti nei quartieri».

Quindi secondo lei la città oggi è meno sicura?

«Sì, ma soprattutto è meno presidiata. E quando una città perde presidio, perde anche qualità della vita. Durante la mia amministrazione c’era una forte collaborazione con l’Associazione nazionale carabinieri che garantiva presenza e presidio anche nelle ore serali, soprattutto in stazione. Oggi invece quella zona viene percepita come molto più pericolosa dai cittadini. Bisogna tornare a investire sul controllo del territorio e sulla presenza concreta delle istituzioni nei quartieri».

La macchina comunale e le priorità dei primi anni

Quali saranno le sue tre priorità assolute nei primi due anni di mandato?

«In realtà faccio fatica a indicare tre priorità separate, perché oggi Segrate ha bisogno che tutto torni a funzionare insieme. Però se devo indicare il punto da cui ripartire, dico sicuramente la macchina comunale. Oggi il Comune ha perso funzionari, competenze e capacità organizzativa. Tantissime persone preparate sono andate via e questo inevitabilmente si riflette sui servizi ai cittadini, sulle manutenzioni, sulla capacità di rispondere velocemente ai problemi e sulla qualità complessiva dell’amministrazione. Se non rimetti in piedi la macchina comunale fai fatica poi a fare tutto il resto. Sicurezza, manutenzioni, quartieri, servizi, rapporto con i cittadini: sono tutte cose che devono andare avanti insieme e che hanno bisogno di una struttura comunale forte, competente e presente sul territorio. Oggi invece vedo una macchina amministrativa devastata rispetto a quella che avevamo costruito negli anni della nostra amministrazione».

Il caso dei data center e la lettera dei 51 sindaci

Ieri è emersa la notizia della lettera firmata da 51 sindaci del centrosinistra dell’area metropolitana milanese contro il progetto di legge regionale sui data center, e oggi sono esplose le polemiche politiche anche a Segrate perché il sindaco Paolo Micheli non ha firmato quel documento. Come interpreta questa scelta?

«La considero una scelta politicamente molto rilevante. Cinquantuno sindaci del centrosinistra hanno espresso forti preoccupazioni sull’impatto ambientale dei data center, sui problemi legati alla viabilità, ai consumi energetici e alla possibilità per i Comuni di governare davvero queste trasformazioni. Eppure il sindaco di Segrate, che appartiene alla stessa area politica, non ha firmato quella lettera. Questo è un elemento importante perché le stesse questioni che oggi quei sindaci pongono a Regione Lombardia sono esattamente le stesse che tanti cittadini di Segrate contestano da tempo all’amministrazione comunale sul progetto di Redecesio».

Quindi secondo lei c’è una contraddizione politica?

«Sì, ed è evidente. Da una parte il centrosinistra lombardo lancia l’allarme sui data center, dall’altra a Segrate il centrosinistra difende a spada tratta un progetto come quello del Cyrus Mil1 di Redecesio, autorizzato accanto ad altri data center già previsti al confine con Milano. È inevitabile che questa situazione venga letta come una contraddizione politica molto forte, soprattutto a poche settimane dalle elezioni».

Lei durante l’intervista ha parlato anche di un rapporto squilibrato tra Milano e i comuni confinanti. A cosa si riferisce?

«Milano molto spesso tende a spostare problematiche e impatti ai confini della propria città. È successo in passato con questioni legate alla viabilità, agli accampamenti nomadi e ad altre situazioni problematiche. Oggi succede anche con i data center. Quello che viene realizzato a Redecesio è infatti a ridosso di strutture che sorgeranno poi sul territorio comunale milanese. Formalmente magari sono divise da un confine amministrativo, ma nella realtà gli impatti ricadono direttamente anche sui cittadini di Redecesio e Lavanderie».

Durante il confronto lei ha criticato anche il modo con cui sono stati affrontati gli iter autorizzativi dei data center.

«Sì, perché secondo me è stato un errore affrontare questi progetti uno per volta senza considerare l’intero comparto dei data center che sorgeranno tra Segrate e Milano. Si è volutamente evitato di analizzare complessivamente tutta l’area, trattando separatamente il Cyrus Mil1 di Segrate e gli altri interventi previsti sul territorio milanese. Questo ha impedito una valutazione più ampia degli impatti ambientali, urbanistici e viabilistici dell’intero comparto. Una trasformazione di queste dimensioni avrebbe meritato una visione complessiva e non frammentata».

Quale sarà quindi la sua posizione se dovesse diventare sindaco?

«Io guarderò avanti e cercherò di fare tutto il possibile affinché i cittadini di Redecesio non subiscano ingiustizie o penalizzazioni legate a questi interventi. Però continuo a contestare la linea politica di questa amministrazione. Da una parte si rivendica di aver salvato il Golfo Agricolo, dall’altra si è concentrata su Redecesio e Lavanderie una problematica enorme che avrà inevitabilmente impatti importanti sul territorio. Il tema non è soltanto essere favorevoli o contrari ai data center, ma capire come vengono governati e soprattutto chi paga le conseguenze delle trasformazioni urbanistiche».

Il gap digitale e l’aiuto agli anziani

Fra le iniziative che metterebbe in campo se venisse eletto c’è anche un aiuto concreto per chi fatica con la tecnologia. Di cosa si tratta?

«Oggi tantissimi servizi passano dal digitale, ma ci sono anziani e cittadini che fanno fatica anche solo a prenotare una visita o utilizzare uno SPID. Per questo vogliamo creare una sorta di ufficio comunale itinerante che possa aiutare concretamente le persone nei quartieri a superare questo gap tecnologico».

Il clima della campagna elettorale

Questa campagna elettorale si sta giocando molto sui social con toni spesso molto accesi. Come vive questo clima?

«Le cattiverie sui social non mi toccano. Preferisco il rapporto diretto con le persone. Io ho un passato amministrativo che ha fatto tante cose concrete e questo è il mio vero biglietto da visita».

I suoi avversari la accusano di rappresentare il passato più che il futuro della città.

«Il passato che rappresento è quello delle opere fatte e delle cose concrete. Chi governa oggi invece racconta tante bugie sul nostro operato e prova a scaricare responsabilità che non ci appartengono».

Il ballottaggio e gli scenari finali

Se non dovesse arrivare al ballottaggio darebbe indicazioni di voto?

«Sicuramente la mia posizione sarebbe più vicina a Luca Sirtori per affinità politica. Con il centrosinistra invece le differenze sono troppo profonde».

Le domanda di Ignazio Ciulla, editore di Radio Free Music Web

Che cosa vuole fare per i giovani di Segrate?

«Voglio creare una consulta dei giovani che permetta di ascoltare davvero le loro richieste. Dobbiamo tornare a investire su spazi aggregativi, aule studio e iniziative dedicate ai ragazzi. Le aule studio che avevamo creato funzionavano molto bene e vogliamo ripartire da lì».

Le domande degli ascoltatori

Molte famiglie lamentano costi troppo alti per lo sport.

«È un problema reale. Bisogna aumentare la collaborazione con le società sportive che garantiscono prezzi calmierati e aiutare economicamente le famiglie che hanno più difficoltà».

Anche sui centri estivi ci sono preoccupazioni...

«Gli oratori e le associazioni fanno un lavoro importantissimo. Durante la mia amministrazione furono destinati circa 2,6 milioni di euro alle parrocchie, oltre al sostegno dato a realtà associative come Acquamarina. Il Comune deve tornare a collaborare con queste realtà e aiutare concretamente le famiglie, soprattutto quelle con più figli».

Un ascoltatore segnala il problema dei collegamenti radiali tra i quartieri e verso i comuni vicini, sostenendo che oggi muoversi a Segrate senza automobile sia ancora molto complicato. Come pensa di intervenire?

«È un problema reale che conosco molto bene. Per anni si è parlato quasi esclusivamente dei collegamenti verso Milano, ma Segrate ha bisogno anche di collegamenti efficienti tra i quartieri e verso i comuni vicini. Pensiamo a chi deve spostarsi ogni giorno verso Pioltello, Vimodrone, Peschiera Borromeo oppure verso le aree industriali e commerciali del territorio. Oggi tanti cittadini sono costretti a usare l’auto anche per spostamenti molto brevi. Serve ripensare il trasporto pubblico locale, lavorare sui collegamenti radiali e migliorare l’integrazione tra autobus, piste ciclabili e stazioni ferroviarie. Una città moderna non può permettersi quartieri scollegati tra loro».

Una domanda in diretta del pubblico di Radio Free Music ha sollevato la questione dei “city user”, cioè delle migliaia di persone che ogni giorno arrivano a Segrate per lavorare. 

«Segrate non è una città chiusa su sé stessa: ogni giorno arrivano migliaia di persone per lavorare negli uffici, nelle aziende, negli ospedali, nelle attività commerciali e nei poli produttivi del territorio. Questo genera inevitabilmente traffico, pressione sui parcheggi e problemi di mobilità. Non possiamo pensare di affrontare questi numeri con una rete di collegamenti pensata vent’anni fa. Bisogna avere una visione più moderna e metropolitana della città».

Giulio Carnevale



La video intervista