Datacenter ex-CISE, Lantieri e Segrate Libera rispondono al PD con i documenti alla mano
Dalla proprietà dell'area ai due edifici non comunicati alla cerimonia, dal teleriscaldamento al monitoraggio ambientale: domande precise che attendono risposte precise
Daniele Lantieri e la sua newsletter Segrate Libera tornano con un nuovo intervento, questa volta in risposta diretta a un post pubblicato dal PD Segrate sull'area ex-CISE. Un post che, secondo Lantieri, racconta una storia troppo semplice: «Prima il degrado, dopo il progresso. Prima i problemi, dopo le soluzioni». La storia vera, scrive, «è un po' più complicata. Proviamo a raccontarla con i documenti».
Chi era il proprietario dell'area abbandonata?
Il PD Segrate descrive l'ex-CISE come «una vastissima zona degradata che creava enormi problemi di sicurezza». Lantieri non lo contesta: «Vero. L'area era abbandonata, fatiscente, rifugio per senzatetto e luogo di spaccio. Lo abbiamo visto tutti». Ma pone subito una domanda: chi era il proprietario di quell'area per tutti quegli anni?
Secondo la sua ricostruzione, la risposta è Enel, proprietaria dal 1998, che avrebbe dismesso il sito nel 2003. «Nel mezzo: 15 anni di abbandono in capo a un proprietario privato, su un'area privata». E nei dieci anni di mandato Micheli, dal 2015 al 2025, sostiene Lantieri, «l'area è rimasta esattamente com'era». Lo sgombero sarebbe avvenuto nel novembre 2024, «undici anni dopo l'insediamento di Micheli, quattro mesi prima delle elezioni». La conclusione di Lantieri è netta: «Degrado ereditato dal centrodestra. Ma anche: degrado lasciato intatto per un decennio intero».
Il PGT che bloccava tutto
Sul punto «uno dei tanti problemi ereditati dalle passate amministrazioni», Lantieri invita a essere precisi. Enel avrebbe messo in vendita l'area nel 2018, ma per anni non si sarebbe trovato nessun acquirente. Il motivo, secondo Lantieri, è documentato: «Il PGT vigente — approvato dalla giunta Micheli nel 2017 e confermato fino al 2026 — non prevedeva nuove edificazioni. Nessun costruttore privato poteva comprare quell'area e costruirci sopra. Il PGT lo impediva esplicitamente».
Ne consegue, nell'analisi di Lantieri, che «il problema del degrado non era solo ereditato. Era anche attivamente mantenuto da una scelta urbanistica della stessa amministrazione che oggi se ne lamenta».
Due edifici, non uno
Sul datacenter CyrusOne e sulla «lungimiranza» rivendicata dal PD, Lantieri è ancora più diretto. CyrusOne avrebbe potuto costruire, scrive, perché il Comune ha approvato il Permesso di Costruire Convenzionato n. 11/2024, «un'eccezione deliberata al proprio stesso piano urbanistico, concordata con il proponente». Per Lantieri quella lungimiranza «consiste nell'aver creato il blocco edilizio, aver lasciato l'area nel degrado per un decennio, e poi essersi presi il merito di aver rimosso il blocco per un datacenter industriale da 100 MW».
Ma c'è un elemento che Lantieri considera particolarmente rilevante per i residenti. Secondo la sua lettura del PdCC n. 11/2024, il progetto prevede due edifici, non uno: «Edificio 01: 19.101 mq. Edificio 02: 21.000 mq presunti. Totale: oltre 40.000 mq classificati come industria e artigianato». Lo studio di traffico depositato al Comune nell'aprile 2024 avrebbe tabelle separate per i due edifici, e il cronoprogramma prevederebbe cantieri fino all'agosto 2030. «Alla cerimonia della prima pietra del 25 marzo 2026 si è parlato di un edificio», scrive Lantieri. «Il contratto ne prevede due. I residenti di Redecesio e Lavanderie meritano di saperlo».
Energia rinnovabile e teleriscaldamento: cosa dicono i contratti
Sul punto dell'energia rinnovabile al 100%, Lantieri afferma che «non risulta da nessun atto pubblico». La convenzione, sostiene, parlerebbe di connessione alla Rete di Trasmissione Nazionale per 100 MW, senza che la fonte dell'energia sia garantita contrattualmente.
Sul teleriscaldamento, Lantieri cita direttamente l'Articolo 9 della convenzione. Secondo la sua lettura, CyrusOne installerebbe le tubazioni solo fino al confine della propria proprietà, mentre «il collegamento alla rete comunale, i costi, le autorizzazioni: tutto a carico del Comune». E soprattutto, scrive, «CyrusOne non è in alcun modo tenuta a garantire la continuità della disponibilità del calore, perché il calore serve prima agli edifici privati del datacenter. Solo l'eventuale eccesso potrà andare al Comune». La distanza tra quanto annunciato pubblicamente e quanto scritto nel contratto, secondo Lantieri, è sostanziale.
I controlli ambientali e la centralina guasta
Sull'affermazione dei «più restrittivi parametri ambientali e i più accurati controlli», Lantieri segnala che le procedure VIA al Ministero dell'Ambiente per il datacenter di Redecesio sarebbero state ancora aperte — con richieste di integrazioni su rumore e qualità dell'aria — quando il cantiere è stato avviato. Aggiunge inoltre che la centralina di monitoraggio ARPA in via Don Giussani, quella più vicina all'area, «era guasta prima dell'inizio dei lavori», e che una mozione per il suo ripristino «giace in Consiglio Comunale senza risposta».
Le domande dei residenti
Lantieri chiude con tono personale: «Noi abitiamo a Redecesio. I nostri figli vanno alla scuola materna a trecento metri dal cantiere. Vorremmo davvero che diventasse un fiore all'occhiello». Per questo, scrive, chiede risposte precise: dove sono i dati sul monitoraggio acustico in fase di cantiere? Quando verrà ripristinata la centralina ARPA? Qual è il piano per il secondo edificio? Chi pagherà il collegamento alla rete per il teleriscaldamento? Chi garantisce la continuità del calore? «I documenti sono pubblici. Le domande sono semplici. Le risposte ancora no».
La newsletter Segrate Libera di Daniele Lantieri è consultabile su Substack. La redazione di 7giorni continuerà a seguire la serie.
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