Spino d'Adda, Cascina Fornace, il voto contrario in Consiglio comunale
Il consigliere Nunzio Ruzzo spiega le ragioni della sua posizione sulla delibera discussa nell’ultima seduta
Nunzio Ruzzo nella Sala del Consiglio Ricostruzione AI
Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale di Spino d’Adda è stata discussa una delibera riguardante il compendio di Cascina Fornace, tema che ha acceso il dibattito politico e amministrativo. A prendere posizione in modo netto è stato il consigliere comunale Nunzio Ruzzo, che ha votato contro il provvedimento e ha voluto chiarire pubblicamente le motivazioni della sua scelta attraverso una lettera indirizzata alla cittadinanza.
Nel documento, il consigliere entra nel merito della delibera, distinguendo con precisione tra le finalità dichiarate e il metodo seguito dall’amministrazione, ribadendo la necessità di mantenere sempre un equilibrio tra obiettivi sociali e rispetto rigoroso delle regole.
La posizione sul riutilizzo dei beni confiscati
Nel suo intervento scritto, Nunzio Ruzzo chiarisce fin da subito che il voto contrario non è legato a una contrarietà di principio sul tema dei beni confiscati. «In merito alla delibera discussa nell’ultimo Consiglio comunale riguardante il compendio di Cascina Fornace, desidero chiarire pubblicamente la mia posizione e il motivo del mio voto contrario».
Il consigliere precisa infatti: «La mia scelta non nasce da una contrarietà al riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità. Al contrario, ritengo fondamentale che questi immobili tornino alla collettività e diventino luoghi di utilità pubblica, formazione, inclusione e legalità».
Il nodo del metodo adottato
Secondo Nunzio Ruzzo, il punto centrale della questione non riguarda dunque gli obiettivi, ma il percorso seguito per raggiungerli. «Il mio dissenso riguarda il metodo adottato», scrive nella lettera.
Nel dettaglio, il consigliere evidenzia come la delibera intervenga su numerose opere irregolari: «La delibera approvata interviene su un numero molto elevato di opere e manufatti irregolari, realizzati in assenza di titolo o in difformità, che vengono mantenuti attraverso una dichiarazione generale di “prevalente interesse pubblico”».
Una scelta che, a suo giudizio, comporta conseguenze rilevanti: «Si tratta di una scelta politicamente e giuridicamente molto rilevante, che di fatto supera il principio della demolizione previsto dalla normativa edilizia per opere abusive».
Legalità e coerenza amministrativa
Nel testo emerge con forza il tema della coerenza nell’applicazione delle regole. «Il punto non è il fine dichiarato, ma il percorso seguito. La legalità deve essere un principio coerente e non applicabile solo quando è semplice o conveniente».
Il consigliere sottolinea come, a suo avviso, operazioni di questo tipo debbano poggiare su basi più solide: «Ritengo che operazioni di questo tipo debbano poggiare su valutazioni puntuali, distinte caso per caso, e su un utilizzo sociale concreto, verificabile e già strutturato, non solo programmato sulla carta».
Il ruolo del Consiglio comunale
Un passaggio centrale della lettera riguarda il ruolo stesso dell’assemblea civica. «Il Consiglio comunale, a mio avviso, non può trasformarsi nello strumento attraverso cui si procede a una sorta di sanatoria complessiva motivata unicamente dalla destinazione futura degli immobili».
Per Nunzio Ruzzo, l’interesse pubblico deve essere dimostrato in modo chiaro e duraturo: «L’interesse pubblico deve essere dimostrato nei fatti, nel tempo e con atti solidi, trasparenti e inattaccabili».
Un richiamo al rispetto delle regole
Nel finale, il consigliere ribadisce il senso politico del suo voto contrario. «Il mio voto contrario vuole essere un richiamo alla coerenza tra finalità sociali e rispetto delle regole».
E conclude sottolineando il valore simbolico dei beni confiscati: «Proprio perché si tratta di beni simbolo di legalità, è ancora più importante che ogni scelta sia tecnicamente e amministrativamente irreprensibile».
Newsletter
Pubblicità
Redazione 



















