San Donato Milanese, il verde dell’area San Francesco finisce al Consiglio di Stato, petizione per chiedere il ritiro del ricorso
RecSando: ricorso contro la sentenza del Tar e petizione per difendere i vincoli ambientali del 1993
La tutela del verde pubblico a San Donato Milanese approda al Consiglio di Stato e, secondo RecSando Rete Civica di San Donato Milanese e del Sud Est Milano, assume un rilievo che supera i confini cittadini. Nel comunicato diffuso in queste ore, la rete civica sottolinea che esiste una differenza sostanziale tra una scelta tecnica e una scelta politica: il ricorso contro una sentenza che impone il rispetto di vincoli ambientali non viene considerato un atto neutro, ma una dichiarazione di priorità. Il documento è firmato da Fabrizio Cremonesi e Flavio Mantovani, che intervengono a nome della realtà civica del territorio.
La sentenza del Tar e lo stop a “Sport Life City”
La vicenda riguarda l’area San Francesco. La recente decisione del Tribunale Amministrativo Regionale ha riaffermato un principio definito “elementare” nel comunicato: la quota di verde fruibile prevista dalla convenzione urbanistica del 1993 deve essere rispettata. Non si tratterebbe di un dettaglio burocratico, ma di un impegno pubblico assunto con la città. La sentenza ha inoltre annullato la delibera del 2021 che autorizzava il progetto “Sport Life City”, comprensivo di arena, strutture sportive e funzioni commerciali, riportando l’area a “zona bianca” nel PGT. In termini urbanistici, si evidenzia, questo comporta la necessità di ripartire da zero con una nuova pianificazione.
Perché, secondo RecSando, non è solo una questione locale
Nel testo si insiste sul possibile effetto precedente. Se passasse l’idea che un’Amministrazione possa aggirare o tentare di superare una sentenza che tutela vincoli ambientali fissati in convenzioni urbanistiche, la conseguenza potrebbe estendersi ben oltre un singolo Comune. Per questo la petizione promossa per chiedere il ritiro del ricorso viene presentata come un appello non soltanto ai cittadini sandonatesi, ma a tutti i cittadini italiani. Il nodo indicato è la tenuta delle convenzioni urbanistiche come strumenti che regolano l’equilibrio tra interesse pubblico e intervento privato: se gli impegni sul verde diventano ridiscutibili quando risultano scomodi, la tutela ambientale rischia di diventare negoziabile.
Verde urbano, infrastruttura e non arredo
RecSando richiama poi gli effetti concreti del consumo di suolo. Ogni metro quadrato impermeabilizzato, viene ricordato, può aumentare il rischio idraulico, intensificare le isole di calore, ridurre l’assorbimento del suolo e sottrarre spazio pubblico. Il verde urbano viene definito infrastruttura ambientale, connessa a mitigazione climatica, qualità dell’aria, salute pubblica ed equilibrio idrogeologico. Da qui la linea indicata nel comunicato: rigenerare significa intervenire sull’esistente, aumentare permeabilità e alberature, progettare resilienza invece di moltiplicare volumetrie.
Le richieste avanzate con la petizione
Nel comunicato vengono indicati tre obiettivi della petizione:
- il ritiro del ricorso al Consiglio di Stato
- la conferma integrale della quota di verde prevista dalla convenzione del 1993
- l’avvio di una nuova pianificazione fondata su rigenerazione, fruibilità pubblica e resilienza ambientale
RecSando precisa che non si tratta di essere contro lo sport o contro lo sviluppo, ma di stabilire quale sviluppo sia compatibile con gli impegni presi e con le esigenze ambientali attuali.
Link
alla petizione:
https://www.change.org/p/fermiamo-il-ricorso-contro-la-tutela-del-verde-a-san-francesco-san-donato-milanese
Newsletter
Pubblicità
Redazione 



















