Finalmente arriva il nuovo DPCM valido su tutto il territorio nazionale, apre quasi tutto lunedì, a Regione Lombardia l'ultima parola

Via libera agli spostamenti in ambito regionale; ok a funzioni religiose, e sport individuali; riaprono bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti. Resta il rebus Serie A. Il governo detta la linea: «Regioni si assumano la responsabilità»

Il premier "Giuseppi" Conte durante la conferenza del 16 maggio a palazzo Chigi

Domenica 16 maggio 2020. Roma, palazzo Chigi. Per le ore 19.45 è fissata l’ennesima conferenza stampa in diretta nazionale del premier Giuseppe Conte. Tema della serata la presentazione del nuovo Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) contenente le riaperture che saranno possibili in Italia a partire da lunedì 18 maggio. Con calma, verrebbe da dire, d’altronde mancano ben 24 ore e imprenditori e commercianti devono “soltanto” adeguare spazi e organizzare il lavoro di milioni di addetti. Dopo giorni passati a decidere se, quando e che cosa decidere, dopo una giornata intera impiegata per redigere il decreto (poche righe) che consentirà di trasferire alle Regioni la decisione ultima riguardo alle misure contenute nel Dpcm, in ritardo di tre giorni sulla data annunciata per la presentazione del nuovo testo (inizialmente fissata per mercoledì poi slittata a giovedì, quindi a venerdì e infine a sabato), Giuseppe Conte si presenta finalmente a favore di telecamera e, alla presenza di numerosi giornalisti ormai habitué di scene del genere, inizia a parlare. Come di regola, gli Italiani febbrilmente incollati al piccolo schermo in attesa di conoscere dalla magniloquente voce del premier i propri destini, sono costretti a sorbire l’effluvio autoapologetico e autocelebrativo di Conte; questi si produce in uno sperticato encomio delle iniziative sin qui intraprese e sui conseguenti risultati positivi che emergono dai dati circa la diffusione della pandemia nella Penisola. Conte non manca inoltre di rimarcare come l’App Immuni, quella che dovrebbe consentire un miglior tracciamento dei contagi da coronavirus, sia in fase di elaborazione (da più di un mese, sic!). Ecco che con tono carico di enfasi e solennità l’avvocato del popolo parla delle riaperture che si accinge ad annunciare come di un «rischio calcolato, altrimenti non potremo ripartire». Terminata la performance plateal-teatrale, il premier indossa nuovamente le vesti del pragmatico uomo di stato e comincia ad enunciare le misure contenute nel Dpcm. Ecco le principali novità.

Principale misura contenuta nel Dpcm riguarda l’abolizione, a partire da lunedì 18 maggio, di qualsivoglia limitazione di spostamento e movimento delle persone fisiche all’interno del territorio regionale di residenza; tale provvedimento porta con sé la logica conseguenza dell’abolizione delle autocertificazioni, che tuttavia resteranno necessarie per coloro i quali, per motivazioni di emergenza o di esigenze lavorative, si trovassero nella condizione di doversi spostare tra regioni. In ogni caso, ammesso e non concesso un continuo miglioramento dei dati epidemiologici, gli spostamenti inter-regionali saranno permessi a partire dal 3 giugno, in vista anche del periodo di vacanze estive. Allo stesso modo, a partire da tale data dovrebbero essere consentiti gli spostamenti all’interno dell’Unione Europea. 
Resta l’assoluto divieto di abbondonare il proprio domicilio per tutti coloro i quali siano sottoposti alla misura di quarantena o che presentassero sintomi simil-influenzali o di infezioni delle vie respiratorie. Stesse norme valgono per chi ha temperatura corporea superiore a 37.5 C. Rimane inoltre in vigore l’obbligo di mascherine e quello del mantenimento della distanza di distanziamento interpersonale (variabile a seconda di luoghi e circostanze non si sa bene in base a quali principi), così come permane il divieto di assembramento. 

Da lunedì 18 riprendono le proprie attività, nel rispetto delle linee guida comunicate dal governo alle regioni, tutte le attività di vendita al dettaglio e i servizi di cura della persona (tra cui gli agognati parrucchieri, n.d.r.). Comincia ufficialmente anche la stagione degli stabilimenti balneari, almeno per gli esercenti che troveranno le risorse e la forza di aprire i battenti in un frangente tanto complesso e in virtù di così scarsi aiuti forniti dal governo centrale (bonus-vacanze “truffa” e credito d’imposta irrisorio).

Via libera a messe e funzioni religiose di tutte le confessioni, ovviamente nel rispetto delle norme in vigore.

Mentre le discussioni sulla ripresa del campionato di Serie A di calcio latitano, con schieramenti arroccati ognuno sulle proprie posizioni (Lega Serie A, Coni, società, Assocalciatori, governo), Conte annuncia la riapertura di impianti sportivi e piscine e la possibilità di effettuare allenamenti individuali. Resta l’amara constatazione di come il premier, facendo orecchie da mercante, parli di sport solo per quel che riguarda l’aspetto amatoriale, pure essenziale, non accennando minimamente all’immenso numero di persone coinvolte in attività legate allo sport, calcio in particolare e alla percentuale da capogiro di Pil che da tale settore deriva e che, complice un lockdown oltremodo lungo, potrebbe venire a mancare con incalcolabile danno anche per l’erario pubblico. 

In ultima istanza il presidente del Consiglio preannuncia una possibile riapertura di teatri, cinema e di luoghi di ricreazione e attività per bambini a partire dalla data del 15 giugno. Vagheggiate, ma non meglio specificate, anche misure per disabili. 

Prima di concedere spazio ai giornalisti convenuti per le domande di rito, il premier fa una menzione particolare per «la Lombardia che sta combattendo la battaglia più dura» e si dice consapevole che «le difficoltà e il disagio non spariranno subito con le riaperture». Conte getta poi la maschera e ammette che «il dl Rilancio (la «potenza di fuoco») non potrà essere la soluzione di tutti i problemi che stiamo vivendo». Interrogato quindi riguardo all’operato del super-commissario (ormai ribattezzato der Kommisar) Arcuri, il presidente-avvocato, palesemente in imbarazzo, nicchia, sviando l’attenzione sulle magnifiche sorti e progressive che attendono il nostro paese e dicendosi fiducioso in un’«Italia più verde, più digitale, più inclusiva». Il professore, incalzato da un giornalista presente, spiega anche che, effettivamente, il rapporto stato-regioni «presenta farraginosità» e dovrà essere oggetto di riflessioni ad emergenza conclusa. Prima di abbandonarsi al novero di domande dei cronisti, Conte accenna anche tra le righe ad un nuovo, fantomatico «decreto semplificazioni», che dovrebbe forse produrre i propri effetti persino sul non ancora ultimato (ma già presentato nonostante manchino le coperture economiche) dl Rilancio. Con malcelata ipocrisia il premier, che si lascia anche andare a un imbarazzante sfogo rivolto ad un giornalista che chiedeva conto di alcune nefandezze dell’esecutivo («se poi lei ritiene di far meglio, ne terrò conto per il futuro», ha sbottato Conte), si unisce infine alla solidarietà espressa da alcuni giornalisti ai colleghi di testate giornalistiche nazionali in sciopero per protestare contro tagli di organico e riduzione di salari. 

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