Regione Lombardia, nuove regole per la gestione integrata ospedale-territorio, medici di famiglia primo argine

La giunta regionale ha elaborato e divulgato un nuovo dettagliato protocollo per l’assistenza ai pazienti affetti da Covid 19 o sospetti tali. Ecco le specifiche del documento. Scarica il testo completo in formato PDF

Con l’impetuoso crescere dei casi covid legato alla seconda ondata della pandemia che si sta abbattendo con particolare durezza su gran parte del territorio nazionale ed europeo, la gestione e il trattamento dei pazienti positivi e la profilassi per i sospetti positivi e i contatti stretti degli stessi si sta facendo ogni giorno più complessa. È per fare chiarezza circa le procedure cui attenersi onde evitare di essere colti impreparati nei momenti di maggiore criticità che Regione Lombardia ha emanato una Delibera (n.3876  del 19 novembre 2020) relativa alla gestione integrata ospedale-territorio. Gli atti emanati e divulgati dalla giunta regionale di Palazzo Lombardia propongono un percorso guidato di presa in carico dei pazienti affetti da Covid-19 o sospetti in relazione alla necessità di garantire in modo tempestivo l’effettuazione delle corrette procedure e la gestione delle problematiche che, a seconda della situazione, si possono presentare.

Nello specifico, nel testo regionale si legge che «il percorso di presa in carico di questa tipologia di pazienti si caratterizza in modo peculiare in considerazione della necessità di ridurne al minimo gli spostamenti a tutela della salute pubblica; garantire sempre una sorveglianza attiva dei casi accertati o sospetti, favorendo il più possibile l’applicazione delle misure di cura al domicilio, o comunque in ambito extra ospedaliero, al fine di limitare gli accessi ospedalieri inappropriati; prevenire, in particolare nei soggetti più a rischio, le complicanze che comportano ospedalizzazione».

Nel caso di pazienti presunti casi covid, quelli per cui non si renda necessaria una immediata ospedalizzazione, la procedura prevede il passaggio attraverso le strutture sanitarie di base, quale il medico di famiglia. Durante la prima visita, il medico dovrà raccogliere i dati anagrafici e gli eventuali sintomi del paziente e trasmetterli all’ATS competente. Segue la fase di «stratificazione del rischio», il cui intento è analizzare e cercare di stabilire, a seconda delle condizioni del paziente in questione, se la categoria di rischio in cui questo possa essere inserito sia bassa, intermedia o alta. È inoltre possibile che un quadro clinico particolarmente severo, se non addirittura compromesso, spinga il medico curante a indirizzare con urgenza il paziente presso una struttura di pronto soccorso.

Con “rischio basso” si intende «espressione clinica lieve della malattia con i pazienti che presentino uno qualunque tra i seguenti sintomi o una loro associazione: sindrome influenzale (rinite, tosse senza difficoltà respiratoria, mialgie, cefalea) con SaO2 ³95%; febbre £38 °C o >38°C ma da meno di 72 ore; sintomi gastro-enterici (in assenza di disidratazione/plurime scariche diarroiche)» e che comunque non presentino caratteristiche di alto rischio. Segue la descrizione della procedura cui attenersi nei casi citati. Uno dei fattori principali da tenere in considerazione è inoltre l’età del paziente.

Il “rischio intermedio” è poi descritto come espressione clinica lieve della malattia ma con pazienti che presentino una bassa saturazione di ossigeno nel sangue o che presentino profilo clinico a rischio o un’età superiore a 65 anni.

Infine, con “rischio alto” «vengono definiti come espressione clinica severa della malattia i pazienti che presentino esordio acuto e grave (pazienti che presentino dispnea isolata o associata a altri sintomi) o febbre >38°C da più di 72 ore, SatO2<93%)».

La delibera regionale esemplifica inoltre i trattamenti cui i pazienti, classificati per fasce di rischio, dovranno essere sottoposti e le relative norme cui dovranno attenersi circa le fasi di quarantena e isolamento. Si prevede anche, oltre al trattamento ospedaliero e clinico, la possibilità di un supporto psicologico.

Si citano infine anche le farmacie, intese in senso lato non solo come luoghi in cui si dispensano farmaci e prodotti di benessere, bensì come servizi in cui si veicolano informazioni di educazione sanitaria, campagne informative, avvisi istituzionali e, in situazioni di emergenza, viene svolta anche un’attività di rassicurazione e di chiarimenti per la popolazione. «All’interno di un più ampio ambito della farmacia dei servizi, – si legge ancora – costituiscono parte dell’equipe territoriale assicurando (anche su delega del paziente) i farmaci ad uso domiciliare e raccordandosi con il sistema socioassistenziale per la consegna dei farmaci, laddove presente. Nello specifico, può essere di fondamentale importanza il ruolo delle farmacie nella gestione dell’Ossigenoterapia domiciliare. Regione Lombardia ha dato la possibilità alle ATS di assegnare alle farmacie un ruolo riconosciuto per la gestione della distribuzione dell’ossigeno liquido a questi pazienti».
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