Peschiera, asilo con i bimbi nei box: «Non è un Polo educativo, ma un servizio di babysitteraggio collettivo. Sperimentazione azzardata»

La dr.ssa Maria Angela Grassi, Presidente della Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani, bolla così l’iniziativa dell’amministrazione Molinari ai tempi del Covid-19: «Non è realizzato nell’interesse del bambino». Guarda la video intervista integrale.

Continua la ricerca dei vari punti di vista sulla questione del Polo Educativo all’aperto, per bambini dai 18 mesi ai  anni, realizzato ai tempi del Covid-19, dalla Cooperativa Eureka!  presso la struttura comunale Girotondo di Zeloforamagno. Le polemiche non accennano a rientrare, l'amministrazione comunale non interviene sull'argomento in modo ufficiale.
Al momento la Cooperativa Eureka!  non ha ancora risposto alla nostra richiesta di chiarimenti sul progetto educativo alla base della scelta di sistemare i bambini in box individuali. Nella giornata di oggi abbiamo chiesto anche al sindaco Caterina Molinari se intendesse spiegare ai cittadini di Peschiera Borromeo le finalità della sperimentazione. Speriamo che accettino presto il nostro invito. Nel frattempo, visto che l’argomento suscita interesse, abbiamo cercato pareri illustri, per elevare il tono del confronto, e soprattutto per rispondere alla domanda che tutti si fanno: questa sperimentazione è veramente nell’interesse del bambino?

Così abbiamo cercato una delle più prestigiose personalità nel campo pedagogico, e abbiamo intervistato la dr.ssa Maria Angela Grassi, Pedagogista, Psicologa, Pubblicista. Socia Fondatrice ANPE, associazione nella quale ha ricoperto i ruoli di Segretaria Nazionale, Vice Presidente Nazionale e Vice Direttore della Rivista Professione Pedagogista. Ha svolto la propria attività professionale inizialmente nel Comune di La Spezia e successivamente nel Comune di Roma, dirigendo e coordinando servizi socio-educativi, scolastici e ambientali. Al momento è Presidente Nazionale dell’ANPE Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani, e Direttore della Rivista Professione Pedagogista, nonché membro dell’Assemblea della Federazione Europea dei Professionisti della Pedagogia (FEPP).

Estratto dell’intervista:

«Ho visionato il servizio della RAI e i vostri articoli in merito. Sono andata a cercare il regolamento dei servizi per l’infanzia di Peschiera Borromeo. È un regolamento che ha fatto propri tutta una serie di principi importanti rispetto all'educazione. Su questo vorrei soffermare l'attenzione, senza voler demonizzare nessuno, mi pare che non si possa parlare di Polo educativo. Io credo che sia un'altra cosa. Rifacendomi al disposto del regolamento, andando a vedere quelle che sono le finalità della legge istitutiva degli asili nido e le finalità delle leggi regionali della Lombardia, le finalità espresse nello stesso regolamento del comune, questo servizio, io non credo che risponda a tutte queste finalità. Che principalmente sono quelle di socializzazione e di sviluppo integrale della personalità dei bambini, di acquisizione di autonomia. In questi ambiti bisognerebbe coltivare anche l’aspetto affettivo della relazione.
In una situazione di questo tipo, non è facile certamente. I bambini restano isolati, ognuno nel suo box. È una sorta di babysitteraggio collettivo, definizione che forse potrà non piacere a qualcuno. Relazione e apprendimento sono strettamente legati, i bambini cosi piccoli apprendono attraverso il rapporto con gli altri, adulti, bambini, coetanei. Io penso che questo non si possa definire un servizio educativo. Mi sono fatta anche una domanda: in un momento in cui le scuole sono chiuse, ci sono provvedimenti che hanno chiuso gli asili nido da un giorno all’altro, gli impedimenti del governo hanno bloccato qualunque attività, io mi chiedo, anche da un punto di vista sanitario, che non mi compete ma in questo caso è strettamente correlato a quello educativo e pedagogico, come sia stato possibile avviare questa esperienza? Questa sperimentazione è un po’ azzardata, non è significativa per via del servizio erogato solo a 12 bambini. Mi spiega cosi risolve ai genitori che lavorano, fare un servizio solo per 12 bambini? Se la finalità è quella di dare delle risposte ai genitori che lavorano, si fa un servizio che non è nell’interesse del bambino. Consiglio comuni e regioni di avvalersi di esperti».

Dentro la notizia: guarda l'intervista integrale

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