Peschiera, asilo all'aperto, dopo il servzio del TG3 regionale, bufera mediatica sulla sperimentazione decisa dall'amministrazione Molinari

Nel mirino dello sdegno popolare sono finite la cooperativa Eureka e la Giunta Molinari. E sui social si scatena il putiferio: «Soluzione raccapricciante». Ma c’è anche chi accenna timidi apprezzamenti

Recinti.

Recinti. Gli spazi separati per tenere i bambini distanziati sono al centro di una feroce polemica

Un polo educativo all’aperto per riportare i bambini di età compresa tra 18 mesi e 6 anni nelle strutture scolastiche in sicurezza. È questo il progetto pilota ideato dalla cooperativa Eureka in sinergia con il comune di Peschiera Borromeo e, nelle intenzioni, possibilmente da estendere ad altre numerose realtà locali della regione. La notizia dell’apertura del primo polo a Peschiera Borromeo, riportata da 7giorni nelle settimane passate, ha suscitato molta curiosità e interesse, tanto da condurre all’interno dell’asilo nido prescelto per avviare il progetto anche le telecamere del TgR di Rai 3. Il servizio realizzato dall’inviata e dagli operatori della tv di stato, una volta andato in onda in tv e divulgato sui social, ha aperto la strada ad una travolgente raffica di polemiche che, ad alcuni giorni di distanza, stenta ancora a placarsi. 

A dare il via alla bagarre e all’ondata di diffusa riprovazione delle immagini andate in onda, sarebbe stata l’ideazione di spazi separati per ciascuno dei bambini ospiti della struttura, di fatto recinti di alcuni metri quadrati in cui i piccoli, senza mai entrare in contatto con i coetanei, trascorrerebbero le giornate tra giochi, pasti e riposo; il tutto sotto la vigile sorveglianza delle educatrici. Come prevedibile, il “distanziamento coatto” dei bambini non è passato inosservato e… apriti cielo. In rete, specie sotto al video del servizio del TgR postato su Facebook da Eureka Cooperativa Sociale, i commenti di insoddisfazione e indignazione non sono mancati. Le risposte arrivate sulla piattaforma di Mark Zuckerberg in pochi giorni sono oltre mille, tre mila condivisioni, la maggior parte delle quali recanti riscontri negativi.

La gamma e il tenore dei feedback spazia dalla composta riprovazione («Se un educatore è chiamato a fare qualcosa di diseducativo, semplicemente non lo fa. Il rischio gravissimo è quello di far passare come pedagogicamente accettabile qualcosa che invece è agli antipodi») allo sdegno più totale («È morta la pedagogia», «Siamo alla folliaaaaaa», «i bambini non sono giocattoli», «È una cosa terribile»). Incalzati dalle roboanti proteste di genitori e cittadini, da Eureka fanno sapere che «Abbiamo pensato a un servizio temporaneo che risponda a quelle famiglie che devono tornare a lavorare e non hanno alternative possibili e ai bambini dai 18 mesi che necessitano di uscire e relazionarsi con i loro pari seppur nel rispetto del distanziamento per loro difficile da rispettare. […] Abbiamo deciso di applicare il massimo delle misure di sicurezza richieste nell'intento di partire con la serenità necessaria per bambini, genitori e educatrici, nella speranza di proseguire aumentando le occasioni di relazione anche fisica. Anche noi speriamo di tornare presto alla normalità»

Mentre qualcuno azzarda timidi endorsement all’operazione in corso («Tutti a fare gli haters ma nessuno che porti soluzioni concrete ai problemi delle famiglie con bambini piccoli che devono lavorare per vivere»), c’è anche chi si lascia andare al sarcasmo («Voi non state bene») e alla rabbia («Avete fatto un master a Bibbiano?» E ancora: «All’ingresso campeggia la scritta “Arbeit macht frei”?», «Ma come fate a non vergognarvi?»). Dato il complicarsi della situazione e l’incalzare delle richieste di delucidazioni in merito al progetto provenienti da ogni dove, la palla torna adesso nelle mani della giunta guidata da Caterina Molinari, la quale dovrà decidere riguardo al proseguimento della sperimentazione oppure optare per un (almeno momentaneo) stop del progetto. Molti cittadini attendono risposte.

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