Lombardia, umiliazioni e botte alla moglie incinta: arrestato telepredicatore islamico sudanese

Conduceva un programma in tv a livello regionale, a casa si trasformava in un mostro. Beccalossi: «non ci deve essere spazio nel nostro Paese per gente del genere». Arrestato grazie alle norme del Codice rosso.

Il telepredicatore arrestato grazie alle norme del Codice rosso

Il telepredicatore arrestato grazie alle norme del Codice rosso

«Per molto tempo, la vittima ha giustificato le lesioni attribuendole ad incidenti domestici»

Brescia, 23 ottobre 2019. Come riporta il Giornale di Brescia, l'uomo sulle tv locali appariva come telepredicatore e riferimento di una comunità musulmana, a casa da tempo picchiava la moglie: è quanto ricostruito dalla Squadra mobile della questura di Brescia che ha arrestato, su ordinanza di custodia cautelare un sudanese di 46 anni, Abu Ammar al-Sudani, ritenuto responsabile del reato di maltrattamenti e lesioni ai danni della moglie. La donna, di circa 20 anni più giovane del marito, attualmente collocata in una struttura protetta insieme a tre figli minori, da diversi anni sarebbe stata vittima di violenze fisiche e verbali, subite anche durante i periodi di gravidanza. A scatenare le reazioni violente dell'uomo, che si trova attualmente nel carcere di Brescia, erano spesso banali iniziative di lei come l'acquisto di biancheria per la casa o di un telefono nuovo. In una circostanza, l'uomo ha rovesciato la spazzatura addosso alla donna, per punirla del fatto che lei non l'avesse gettata precedentemente. Ai medici, per molto tempo, la vittima ha giustificato le lesioni attribuendole ad incidenti domestici. L'uomo che dal 2012 conduce una trasmissione in una tv locale in lingua araba non è sconosciuto alle cronache tanto che è stato più volte accostato a presunti collegamenti con gli estremisti islamici, approdato nel 2007 in Italia dal Sudan tramite l'Istituto dell'Asilo politico, in un intervista pubblicata il 15 maggio 2012 sul Corriere della Sera respingeva l'appellativo di iman e si definiva un giornalista che fa una trasmisisone di taglio culturale, propagandava il diritto delle donne di non subire discriminazioni.
«Una situazione doppiamente grave - dichiara Viviana Beccalossi, presidente del Gruppo Misto in consiglio regionale, commentando la notizia dell’arresto-. Non solo picchiava la moglie, ma di ‘mestiere’ predicava sulle tv locali, addirittura tenendo trasmissioni in arabo di ‘cultura’ che ne avevano fatto un riferimento per la comunità musulmana. Non mi stancherò mai di dire che non ci deve essere spazio nel nostro Paese per gente del genere, che continua a pensare alle donne come a oggetti di proprietà. Brescia – prosegue Viviana Beccalossi- ha purtroppo già dato il suo tragico contributo in termini di donne che, come Sana, hanno addirittura pagato con la vita la loro voglia di essere libere e non schiave di mariti o padri padroni. Bisogna dare a queste vicende il giusto nome: barbarie. Agli uomini della squadra mobile di Brescia l’ennesimo grazie –conclude Viviana Beccalossi- anche se il timore rimane sempre lo stesso: le cronache dimostrano che non si tratta di fatti isolati e che nelle nostre città molti stranieri faticano a integrarsi, con le donne costrette a combattere contro una cultura che rifiuta le nostre conquiste sulla situazione femminile, peraltro tutelate dalle leggi».

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