Olimpiadi finite, conti aperti: chi pagherà il conto dei Giochi di Milano?
La Fondazione Milano-Cortina prevede un deficit di 310 milioni di euro. Il CIO non vuole saperne. Le Paralimpiadi sono già costate altri 328 milioni ai contribuenti. E il bilancio ufficiale arriverà solo nella primavera del 2027.
C'è una data che vale la pena ricordare: 9 aprile 2026. Quarantacinque giorni dopo la chiusura della cerimonia finale dei Giochi invernali, i soci della Fondazione Milano-Cortina si sono riuniti in consiglio di amministrazione. Nell'ordine del giorno, un punto che nessuno aveva comunicato pubblicamente con la necessaria chiarezza: il deficit previsto a fine anno ammonta a 310 milioni di euro. I Giochi sono finiti. Il conto no.
La promessa del costo zero
Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro di sette anni. Nel giugno del 2019, quando Milano e Cortina hanno vinto la candidatura per ospitare le Olimpiadi invernali davanti al Comitato Olimpico Internazionale a Losanna, la parola d'ordine era una sola: costo zero. I Giochi si sarebbero pagati da soli. Sponsorizzazioni, biglietteria e diritti televisivi avrebbero coperto tutti i costi organizzativi. I fondi pubblici sarebbero andati solo alle infrastrutture permanenti — strade, impianti, trasporti — destinate a restare sul territorio anche dopo il passaggio della torcia olimpica. Era un argomento potente, in un Paese abituato agli sprechi delle grandi manifestazioni sportive. E ha funzionato: ha convinto i territori, ha convinto il Parlamento, ha convinto i cittadini. Ma quella promessa non è stata mantenuta.
I numeri
Il deficit di 310 milioni di euro comunicato ai soci della Fondazione si compone di due voci.
La prima è un eccesso di costi: 230 milioni in più rispetto alle previsioni. Le cause documentate sono tre: 164 milioni di costi diretti legati a ritardi nelle sedi di gara, modifiche al programma originario e personale aggiuntivo non previsto. 102 milioni per infrastrutture energetiche e telecomunicazioni, dovuti alla mancata applicazione di alcune garanzie contrattuali. 40 milioni per altre voci ancora in fase di verifica.
La seconda voce è una mancanza di entrate: 80 milioni in meno rispetto alle previsioni. Le sponsorizzazioni non hanno raggiunto i target del dossier di candidatura, e la biglietteria è rimasta al di sotto delle aspettative. Va aggiunto che i ricavi del merchandising non sono ancora stati contabilizzati con precisione: potrebbero ridurre il deficit finale, ma di quanto nessuno lo sa ancora.
Questi 310 milioni riguardano solo la parte organizzativa, quella gestita dalla Fondazione. Se si aggiungono i costi delle infrastrutture — gestite dall'ente separato Simico — la spesa complessiva sale a una cifra stimata tra 5,4 e 5,9 miliardi di euro. Il budget originario del 2019 era di poco meno di 1,4 miliardi. Nel corso degli anni era già salito a 1,7.
Il trucco contabile delle Paralimpiadi
C'è un capitolo che nell'entusiasmo post-olimpico è passato quasi inosservato, ma che merita attenzione.
Le Paralimpiadi erano originariamente incluse nel budget olimpico, con un costo previsto di circa 70 milioni di euro. Nel corso del 2025 il Governo ha invece nominato in extremis un commissario straordinario — l'ingegner Giuseppe Fasiol — e stanziato 328 milioni aggiuntivi attraverso il decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96 (il cosiddetto decreto Sport), convertito con la legge 119 dell'agosto 2025. Una cifra quintuplicata rispetto alle previsioni, uscita direttamente dal bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri.
In pratica, una parte consistente del debito olimpico è già stata trasferita sui contribuenti nazionali prima ancora che il bilancio della Fondazione venisse pubblicato. I 310 milioni di deficit attuale sono quindi solo una parte del conto complessivo.
Il CIO non paga
I soci della Fondazione speravano in un'uscita di sicurezza: un contributo straordinario del Comitato Olimpico Internazionale da 100 milioni di euro. Se fosse arrivato, la quota a carico di Stato ed enti territoriali sarebbe scesa a circa 200 milioni. Il CIO ha risposto con un no secco. In una nota ufficiale, il Comitato ha precisato di aver già contribuito in misura superiore a quanto previsto dall'Olympic Host Contract del 2019, che garantiva benefici e diritti per 925 milioni di dollari, con un apporto complessivo di 625 milioni in liquidità e servizi. Da Losanna la linea è chiara: «La responsabilità del budget operativo dei Giochi spetta al Comitato organizzatore di Milano-Cortina 2026». La porta è chiusa. Il conto resta.
Vale però la pena segnalare un dettaglio: dieci dei principali sponsor della Fondazione erano società con forte partecipazione pubblica. Senza il loro apporto il deficit sarebbe stato ancora più grave. Un fatto che solleva una domanda di fondo: fino a che punto si trattava di un'iniziativa capace di reggersi sul mercato, e fino a che punto dipendeva dal sostegno — diretto o indiretto — dello Stato?
Chi paga. E quanto
Lo statuto della Fondazione è esplicito: l'ente deve chiudere in pareggio entro il 31 dicembre 2026. Se il bilancio è in rosso, il deficit lo coprono i soci. La ripartizione è già definita: il 50% spetta allo Stato, il restante 50% agli enti territoriali — Regione Lombardia, Regione Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano. Per la prima volta è possibile dare numeri precisi. La Regione Lombardia è l'ente più esposto: le stime indicano una quota di circa 60 milioni di euro. Il Veneto dovrà coprire tra 26 e 40 milioni. Il Trentino circa 20 milioni, l'Alto Adige circa 5 milioni.
Il caso più paradossale riguarda il Comune di Cortina d'Ampezzo, che nella Fondazione detiene una quota del 7%. Se dovrà partecipare al ripianamento — e le premesse dicono di sì — dovrà sborsare circa 21,7 milioni di euro. Una cifra enorme per un paese di poco più di cinquemila abitanti. Il Consiglio comunale del 30 aprile era atteso come una resa dei conti: i cittadini chiedono chiarezza non solo sui debiti, ma anche sul ripristino degli impianti sportivi — campi da tennis, pista di atletica — resi inagibili dalle installazioni olimpiche e non ancora restituiti alla comunità.
L'eredità Malagò
C'è un nome che ricorre in tutte le ricostruzioni di questa vicenda: Giovanni Malagò, presidente del CONI, che ha guidato la Fondazione dall'inizio fino alla chiusura dei Giochi. Subito dopo la cerimonia finale ha voltato pagina: ha avviato un percorso esplorativo verso la presidenza della FIGC — la Federazione italiana gioco calcio — sostenuto dalla Lega Serie A e dalle associazioni di calciatori e allenatori, lasciandosi alle spalle il buco da 310 milioni. Una mossa che non è passata inosservata. Non è un caso che molti parlino apertamente di "eredità Malagò" per descrivere il deficit. Chi si assumerà quella responsabilità, e come, è una domanda che ancora non ha risposta.
Il paradosso giuridico
C'è un nodo che nessuno ha ancora risolto e che potrebbe diventare il terreno di uno scontro nei prossimi mesi. La Fondazione Milano-Cortina è formalmente un ente di diritto privato. Il Governo lo ha ribadito esplicitamente in un provvedimento del 2024. Ma tutti i suoi soci sono enti pubblici. E i debiti ricadono su fondi pubblici — cioè sui contribuenti. Alcune voci critiche hanno sollevato una questione scomoda: se la Fondazione è davvero privata, i debiti dovrebbero ricadere sui componenti del consiglio di amministrazione, non sulle Regioni e sullo Stato. Se invece i debiti li paga il pubblico — come sta accadendo — allora la natura privata dell'ente è una finzione giuridica che serve solo a schermare le responsabilità individuali. È una contraddizione che il sistema ha scelto di non affrontare. Per ora.
L'altra faccia del bilancio
Sarebbe sbagliato raccontare solo il rosso, senza il nero. I Giochi hanno prodotto effetti positivi documentati, anche se difficili da misurare nel breve periodo. Le prime stime parlano di un impatto economico indiretto sul territorio di circa 5,3 miliardi di euro, tra turismo, consumi e nuovi posti di lavoro. Per Milano la crescita del PIL cittadino legata ai Giochi è stimata in +1,7%.
Sul fronte delle infrastrutture, alcune opere sono già operative. Il Villaggio Olimpico di Scalo Romana ha aperto le prenotazioni come studentato convenzionato con 1.700 posti letto a prezzi inferiori alla media di mercato. Il nuovo palazzetto di Santa Giulia nel quadrante sud-est di Milano è attivo. Le infrastrutture di trasporto resteranno sul territorio per i prossimi decenni. Ma questi benefici si distribuiscono su un arco di anni, mentre il deficit della Fondazione è un conto da saldare entro il 31 dicembre.
Il nodo politico
Come avevamo raccontato seguendo il convegno Anci Lombardia a San Giuliano Milanese, i Comuni della cintura milanese si erano convinti di poter costruire opportunità concrete dai Giochi. E la Regione Lombardia era entrata nei Giochi con grande entusiasmo, inaugurando una propria casa olimpica in piazza Città di Lombardia. Adesso, però, la musica è cambiata.
Il bilancio consuntivo ufficiale della Fondazione sarà pubblicato nella primavera del 2027. Le elezioni comunali di Milano sono previste per la stessa primavera. I milanesi andranno alle urne sapendo — o non sapendo ancora con precisione — quanto sono costate le Olimpiadi alla città e alla regione. Quanto ha pagato la Lombardia? Come verranno gestite le strutture olimpiche nei prossimi anni? Chi si è assunto la responsabilità delle scelte che hanno portato al deficit? Non sono domande retoriche. Sono domande che i cittadini hanno tutto il diritto di fare — e a cui la politica potrebbe essere chiamata a dare una risposta anche durante la campagna elettorale.
Cosa succederà
Entro il 31 dicembre 2026 la Fondazione dovrà chiudere i conti e cessare le proprie attività. Nei prossimi mesi si capirà se il CIO cambierà posizione, se il Governo interverrà con nuovi fondi, se il merchandising ridurrà il buco, o se il deficit rimarrà interamente a carico dei soci. Nel frattempo, i numeri parlano da soli. I Giochi invernali si sono chiusi con medaglie, record e cerimonie di cui si parlerà ancora a lungo. E con un conto — tra deficit della Fondazione e stanziamenti straordinari per le Paralimpiadi — che supera abbondantemente il mezzo miliardo di euro. Che qualcuno dovrà pagare.
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