Salvador Dalí a Parma: un viaggio visionario tra mito, letteratura e profondità dell’inconscio |VIDEO|GALLERY|

Nelle cantine di Palazzo Tarasconi si dispiega un percorso che attraversa le interpretazioni dantesche e l’immaginario letterario del maestro surrealista.

Photo: Stefano Brigati

Visitare la mostra “Dalí. Tra arte e mito” significa inoltrarsi in un territorio che non è soltanto artistico, ma profondamente psicologico. L’esposizione, allestita negli ambienti sotterranei di Palazzo Tarasconi, invita il visitatore a compiere un percorso immersivo che riflette perfettamente il linguaggio del maestro catalano: un’arte fatta di sogni, simboli, vertigini, deformazioni e miti condivisi dall’umanità intera. Scendere nelle antiche cantine del palazzo significa abbandonare la superficie del reale per entrare in uno spazio sospeso dove Dalí sembra muoversi con naturalezza, guidando il pubblico in una dimensione che appartiene sia alla memoria storica che alla visionarietà più radicale.
La mostra presenta più di duecento opere realizzate tra gli anni Sessanta e Ottanta, testimonianze del periodo più prolifico della produzione grafica di Dalì. Xilografie, litografie, oggetti di design, sculture e ceramiche tracciano un itinerario in cui il gesto creativo non è mai isolato, ma sempre inserito in un dialogo con la grande letteratura e con l’immaginario archetipico del mito occidentale. Tuttavia, per quanto ampio e sfaccettato sia questo percorso, una sezione emerge con una forza magnetica, quasi inevitabile: quella dedicata alla Divina Commedia, l’impresa più monumentale e sconvolgente del Dalí illustratore.
Photo: Stefano Brigati

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Dalí e Dante: cento canti, cento visioni

Le cento tavole che compongono il ciclo dantesco di Dalí rappresentano una delle interpretazioni iconografiche più affascinanti e complesse mai dedicate al poema di Dante Alighieri. Non sono semplici illustrazioni: sono un viaggio parallelo, un poema nel poema, dove il linguaggio surrealista si sovrappone alle terzine, trasfigurandole, sfidandole e spesso portandole oltre il limite dell’immaginabile.
L’Inferno è la sezione in cui si percepisce con maggiore intensità il metodo paranoico-critico, lo stratagemma creativo con cui Dalí cercava di visualizzare le proprie ossessioni. Le figure dei dannati diventano corpi liquidi, contorti, metamorfici; lo spazio si torce, gli oggetti si animano, le architetture si sciolgono come cera davanti a una fiamma. Le tavole sembrano emergere direttamente dal subconscio, popolate da forze primordiali che Dante descrive con parole e Dalí con immagini che sembrano pulsare, respirare, quasi divorare chi le osserva.
Il Purgatorio segna un cambio di tono. Le forme si alleggeriscono, i colori si schiariscono, la materia perde peso. Le anime in attesa della grazia non sono più prigioniere di corpi deformi, ma si dissolvono in vapori luminosi, in linee spezzate che evocano la speranza e la tensione verso l’alto. Dalí interpreta il viaggio come una metamorfosi: ciò che era carne diventa simbolo, ciò che era materia diventa energia.
Il Paradiso, infine, è una deflagrazione di luce. Qui Dalí abbandona quasi del tutto la figurazione tradizionale e si concede all’intuizione pura, alla geometria cosmica, all’astrazione che sfiora la fisica contemporanea. Le figure di Beatrice e della Vergine non sono più volti, ma vibrazioni, spirali, punti che si moltiplicano come particelle elementari. È un Paradiso che non illustra, ma evoca; non descrive, ma suggerisce l’esperienza dell’ineffabile. Dante cercava un linguaggio “che a parlar è poco”; Dalí risponde con immagini che sembrano dire: “l’immagine stessa non basta, eppure tenta”.
Photo: Stefano Brigati

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Il mito e la letteratura come territori del sogno

Accanto alla Commedia, la mostra accoglie altri cicli grafici che rivelano quanto profondo fosse il legame di Dalí con i grandi testi dell’immaginario occidentale. Le incisioni dedicate a Tristano e Isotta sono un viaggio nel mito dell’amore assoluto e distruttivo, mentre le serigrafie ispirate a Romeo e Giulietta traducono la violenza del destino in forme liriche ma sempre inquietanti, come se l’amore stesso fosse un’entità instabile.
Non meno affascinante è la sezione dedicata a Il Castello di Otranto, il romanzo gotico per eccellenza: un terreno ideale per le visioni daliniane, che si muovono con naturalezza tra il dramma, la premonizione e l’ombra. La serie de I Cavalli, invece, permette all’artista di esplorare l’energia primordiale dell’animale mitico per eccellenza: forza, slancio, potenza erotica, violenza e grazia fuse in un’unica immagine.
Photo: Stefano Brigati

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Il Dalí designer e scultore: il Surrealismo diventa oggetto

La mostra offre anche un’immersione nel Dalí più eclettico, quello che ha portato il Surrealismo nelle tre dimensioni e nella vita quotidiana. Sculture in bronzo, ceramiche e oggetti di design raccontano un artista che non si accontentava della tela e della carta, ma desiderava plasmare il mondo reale trasformandolo in un teatro del sogno. Gli orologi molli, i volti sdoppiati, gli elefanti dalle gambe filiformi, le anatomie spezzate: tutto contribuisce a creare un universo che sembra oscillare tra materia e allucinazione.
Photo: Stefano Brigati

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Un allestimento che diventa esperienza

La scelta di esporre le opere nelle cantine di Palazzo Tarasconi è un’intuizione curatoriale che amplifica la potenza evocativa di Dalí. Le volte in laterizio, le penombre controllate, i corridoi sotterranei generano un’atmosfera che risuona con l’essenza stessa del Surrealismo, fatto di esplorazioni interiori, ombre mentali, rivelazioni improvvise. Osservare la Divina Commedia di Dalí in questo contesto significa quasi compiere un pellegrinaggio intimo, un viaggio che ricorda quello stesso di Dante: una discesa, un’ascesa, una trasfigurazione.
Non c’è neutralità in questi spazi. Ogni angolo sembra risuonare con le visioni dell’artista, ogni cambio di luce suggerisce un passaggio emotivo. L’allestimento non accompagna semplicemente l’opera: la accoglie, la prolunga, la mette in scena.
Stefano Brigati -  Redattore
Photo: Stefano Brigati

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Informazioni pratiche sulla mostra

Titolo: Dalí. Tra arte e mito
Sede: Palazzo Tarasconi, Strada Luigi Carlo Farini 37, Parma
Periodo: 27 settembre 2025 – 1° febbraio 2026
Organizzazione: Navigare srl
Photo: Stefano Brigati

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