L’Italia sulla neve: al Castello Sforzesco di Milano la mostra che racconta sport e montagna in vista delle olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 |VIDEO| |GALLERY|

Un viaggio visivo attraverso oltre un secolo di turismo alpino, moda invernale e iconografia sportiva, tra manifesti storici, riviste e cataloghi d’epoca

Photo: Stefano Brigati

La mostra “L’Italia sulla neve”, allestita nelle Salette della Grafica del Castello Sforzesco di Milano e inserita nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026, non si presenta come una semplice esposizione di materiali d’archivio, ma come un vero e proprio dispositivo critico. Attraverso un ampio percorso iconografico, la rassegna ricostruisce la lunga e articolata trasformazione dello sguardo italiano nei confronti della montagna invernale, restituendone le molteplici stratificazioni simboliche, culturali e sociali.
La montagna, in questo racconto, non è soltanto uno sfondo naturale né un terreno sportivo. È piuttosto uno spazio carico di significati, progressivamente ridefinito nel corso di oltre un secolo come luogo del tempo libero, della modernità, dell’agonismo e della costruzione dell’identità nazionale. “L’Italia sulla neve” indaga proprio questo passaggio, mostrando come l’inverno e le terre alte siano diventati, nel tempo, uno dei principali palcoscenici dell’immaginario collettivo italiano.
Photo: Stefano Brigati

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Il percorso espositivo attinge al patrimonio vastissimo della Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”, una delle più importanti istituzioni iconografiche europee per consistenza, varietà e qualità dei materiali conservati. Manifesti pubblicitari, riviste illustrate, cartoline, cataloghi commerciali, bozzetti grafici e materiali effimeri vengono presentati non come semplici oggetti d’epoca, ma come documenti storici capaci di raccontare trasformazioni profonde. Letti in sequenza, questi materiali restituiscono un racconto coerente sul modo in cui l’Italia ha imparato a immaginare, abitare e raccontare la neve.
In questo senso, la mostra assume i tratti di una vera operazione di archeologia visuale. La montagna emerge progressivamente come uno spazio simbolico in continua ridefinizione: da luogo ostile e marginale a destinazione desiderabile, fino a diventare emblema di progresso, stile di vita e modernità. Un’evoluzione che attraversa l’arte, la grafica, la moda, lo sport e i media, intrecciandosi con la storia sociale e politica del Paese.
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Dalla montagna ostile alla destinazione elettiva: la nascita di un paesaggio desiderabile

Il primo nucleo tematico della mostra affronta un passaggio fondamentale nella storia culturale italiana: la trasformazione della montagna invernale da spazio temuto e improduttivo a luogo privilegiato del tempo libero e della villeggiatura. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, le terre alte cessano gradualmente di essere percepite come ambienti esclusivamente legati alla fatica, all’isolamento e alla sopravvivenza, assumendo invece i contorni di una nuova geografia del benessere e della distinzione sociale.
Prima della piena istituzionalizzazione dello sci come pratica sportiva e turistica, la montagna d’inverno era frequentata quasi esclusivamente dalle popolazioni locali o da ristretti gruppi di esploratori, alpinisti e studiosi. La neve rappresentava un limite, un’interruzione stagionale che ostacolava i collegamenti e accentuava la separazione tra valle e pianura. Proprio contro questa percezione si innesta la narrazione visiva documentata dalla mostra.
Photo: Stefano Brigati

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Le figurine Liebig, le illustrazioni didattiche e le prime guide alpine svolgono un ruolo decisivo in questo processo. Attraverso immagini apparentemente semplici, contribuiscono a rendere la montagna comprensibile, leggibile e, soprattutto, desiderabile. In queste rappresentazioni, le vette innevate perdono progressivamente la loro aura minacciosa e diventano scenari pittoreschi, luoghi di contemplazione e salubrità.
È in questo contesto che emergono località destinate a diventare iconiche, come Cortina d’Ampezzo e Madonna di Campiglio. Inizialmente frequentate dall’aristocrazia mitteleuropea e austro-ungarica, queste destinazioni si affermano come luoghi d’élite, dove la villeggiatura invernale è soprattutto un’esperienza mondana. I manifesti esposti raccontano la nascita dei primi Grand Hotel, strutture imponenti pensate per trasferire in quota il comfort e le abitudini della vita urbana.
La grafica di questo periodo, fortemente influenzata dal Liberty e dallo Jugendstil, utilizza colori morbidi, linee sinuose e composizioni equilibrate. La montagna viene rappresentata come uno spazio armonioso, quasi sospeso, in cui la “stagione invernale” è fatta più di passeggiate, incontri sociali e balli serali che di attività sportive vere e proprie. Questa sezione della mostra mette in luce come l’Italia abbia iniziato a costruire il proprio “brand” alpino puntando su ospitalità, paesaggio ed eleganza, elementi che ancora oggi costituiscono le fondamenta della sua offerta turistica.
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Velocità, ideologia e modernità: la montagna come palcoscenico del nuovo secolo

Con l’ingresso negli anni Venti e Trenta del Novecento, il racconto visivo della montagna cambia radicalmente. La seconda sezione della mostra mostra come le avanguardie artistiche e il clima ideologico dell’epoca contribuiscano a ridefinire il significato simbolico della neve e dello sci. Alla contemplazione subentra l’azione, alla staticità la velocità.
Lo sci diventa il linguaggio ideale per rappresentare il dinamismo moderno. Nei manifesti di artisti come Fortunato Depero e Marcello Nizzoli, la montagna non è più un fondale silenzioso, ma uno spazio attraversato da linee oblique, figure in movimento e prospettive ardite. Le decorazioni floreali lasciano il posto a geometrie spezzate e a un uso sempre più audace della tipografia.
In queste immagini, il corpo umano assume un ruolo centrale. Gli sciatori non sono più villeggianti eleganti, ma sagome stilizzate lanciate a tutta velocità su pendii immacolati. Il gesto sportivo viene esaltato come simbolo di forza, disciplina e progresso. La montagna diventa così il luogo ideale per rappresentare l’idea di un’Italia giovane, energica e proiettata verso il futuro.
La nascita di stazioni sciistiche progettate ex novo, come Sestriere, voluta dalla famiglia Agnelli, segna un momento chiave di questa trasformazione. Qui, sport, industria e architettura si fondono in un unico progetto moderno. La collaborazione tra il mondo produttivo e la grafica pubblicitaria contribuisce a creare un linguaggio visivo potente, capace di trasformare lo sci e l’attrezzatura sportiva in oggetti di design e simboli di status.
I cataloghi e i materiali promozionali legati anche al mondo automobilistico testimoniano come la montagna venga integrata nel racconto della modernità industriale. La neve non è più un ostacolo, ma una sfida da superare grazie alla tecnica e all’ingegno umano. In questa sezione della mostra emerge con chiarezza come la grafica non si limiti a descrivere la realtà, ma contribuisca attivamente a costruirla.
Photo: Stefano Brigati

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Abiti, corpi e società: la montagna come laboratorio del costume

Uno degli aspetti più affascinanti di “L’Italia sulla neve” è l’attenzione dedicata alla storia del costume e della moda invernale, letta come riflesso diretto dei cambiamenti sociali. Attraverso le pagine di riviste storiche come La Domenica del Corriere e L’Illustrazione Italiana, la mostra ricostruisce l’evoluzione dell’abbigliamento sulla neve, mostrando come il corpo, e in particolare quello femminile, venga progressivamente liberato da vincoli estetici e funzionali.
Nelle immagini di inizio Novecento, le donne sono spesso raffigurate con gonne lunghe, cappotti pesanti e accessori ingombranti. La loro presenza sulla neve è marginale, più decorativa che attiva. Con il passare del tempo, tuttavia, la grafica pubblicitaria inizia a proporre nuovi modelli di abbigliamento: pantaloni più pratici, maglioni tecnici, capi pensati per consentire il movimento.
Il secondo dopoguerra segna un’ulteriore svolta, con l’introduzione delle fibre sintetiche e del nylon. I colori diventano più accesi, le linee più essenziali. La montagna si trasforma in un vero laboratorio di sperimentazione tessile, dove la ricerca di leggerezza, calore e resistenza anticipa molte delle tecnologie oggi associate all’abbigliamento outdoor.
I cataloghi esposti raccontano la nascita di una “moda neve” capace di coniugare funzionalità ed eleganza. Non si vende più soltanto uno sport, ma uno stile di vita completo, in cui il Made in Italy riesce a esprimere la propria identità anche in un contesto tradizionalmente legato all’idea di sacrificio e durezza.
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Olimpiadi, media e identità: la neve come racconto collettivo

L’ultima sezione della mostra funge da ponte tra passato e futuro, concentrandosi sul ruolo delle competizioni internazionali nella costruzione dell’identità nazionale. Il focus su Cortina 1956, prima Olimpiade invernale ospitata in Italia e primo evento olimpico trasmesso in televisione, permette di analizzare il passaggio dallo sport elitario a fenomeno mediatico di massa.
Le illustrazioni di Achille Beltrame e Walter Molino trasformano gli atleti in eroi popolari, capaci di incarnare valori condivisi come il sacrificio, la disciplina e il progresso. La grafica olimpica contribuisce a creare una vera e propria liturgia visiva, in cui simboli, colori e immagini diventano strumenti di coesione collettiva.
La mostra si chiude con una riflessione su Milano, città apparentemente lontana dalla montagna ma storicamente centrale nella diffusione della cultura alpina. Milano emerge come capitale morale della montagna italiana, sede di club alpini, editori, artisti e progettisti, e come cuore pulsante dei Giochi di Milano Cortina 2026.
“L’Italia sulla neve” dimostra così come la passione per l’inverno e le terre alte sia un filo bianco che attraversa la storia, l’arte e la società italiana. Un filo che lega passato e presente, memoria e futuro, immaginario e realtà.
Stefano Brigati -  Redattore
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