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Lo "schiaffo" di AVS ai Carabinieri nel giorno dell’Ambrogino d’Oro è un offesa a tutti i milanesi

Quando il rispetto per le istituzioni lascia spazio alla polemica politica nel momento meno opportuno

La giornata degli Ambrogini d’Oro dovrebbe rappresentare, per Milano, un’occasione di riconoscimento condiviso e di gratitudine verso chi contribuisce al bene pubblico. Un momento solenne, istituzionale, in cui la città si ferma per celebrare i suoi meriti più alti. Eppure, anche quest’anno, la cerimonia al Dal Verme è stata trasformata in un palcoscenico di divisioni politiche. Protagonista involontaria: il Nucleo Radiomobile dell’Arma dei Carabinieri, destinatario di una benemerenza che avrebbe meritato rispetto unanime.

La maglietta esibita come provocazione
La scelta del capogruppo dei Verdi, Tommaso Gorini, di salire sul palco indossando una maglietta con il volto di Ramy Elgaml, presentata come un gesto di “testimonianza”, è apparsa a molti come l’ennesima dimostrazione di come una parte della sinistra — in particolare quella orbitante attorno ad AVS, ai centri sociali e alle aree più radicali — scelga con più facilità la provocazione che il senso delle istituzioni.
Il pretesto è stato quello di “portare una storia”, ma il risultato è stato uno schiaffo simbolico proprio nel momento in cui Milano stava omaggiando un corpo dello Stato che, con tutti i suoi rischi e responsabilità, garantisce quotidianamente la sicurezza e la tenuta democratica della città.

Il rispetto istituzionale messo da parte
Che esista un’indagine sulla morte di Ramy è noto e nessuno mette in discussione il diritto — e il dovere — di perseguire la verità. Ma decidere di utilizzare la cerimonia più simbolica dell’anno per insinuare un sospetto morale sull’Arma, sfruttando un palco istituzionale e un riconoscimento condiviso, è un atto che va ben oltre la semplice espressione di sensibilità civile. È l’ennesima dimostrazione di un copione ormai consolidato: una parte del mondo politico preferisce attaccare le forze dell’ordine invece di riconoscere il loro ruolo essenziale.

La sinistra che guarda ai “nuovi martiri” e non a chi rischia la vita
Questa dinamica, purtroppo, non è nuova. Esiste un settore politico che sembra più incline a trasformare in simbolo chi, nel pieno di un’azione di giustizia o durante un evento tragico, entra in conflitto con la legge, piuttosto che riconoscere il servizio di chi opera ogni giorno per proteggere i cittadini. L’Arma dei Carabinieri — con i suoi uomini e le sue donne, spesso giovani, spesso sottoposti a pressioni enormi — meriterebbe ben altro tipo di attenzione: non polemiche, non insinuazioni nel giorno dell’Ambrogino, non gesti che trasformano una commemorazione civica in un terreno di battaglia ideologica.

Il giorno della città rovinato da un gesto che si poteva evitare
Nel tentativo di “non fare polemica”, Alleanza Verdi e Sinistra ha finito per farla nel modo peggiore: con un simbolo esibito nel momento più sbagliato. Un gesto plateale, rivestito di buone intenzioni, che nei fatti ha mancato di rispetto non solo ai Carabinieri ma all’intera cerimonia. E soprattutto alla città, che avrebbe meritato una celebrazione serena, priva di ostilità, dedicata al valore e al merito.

Milano ha una lunga tradizione di civismo e gratitudine verso chi la serve. L’Arma dei Carabinieri ne fa parte a pieno titolo. E nel giorno in cui l’istituzione veniva riconosciuta con un Ambrogino, non c’era spazio — né giustificazione — per trasformare quel momento in un pretesto per agitare vecchie bandiere ideologiche.
Giulio Carnevale