La città fa rumore. Arte, circo e teatro di strada invadono il parco di Villa Burba

Dal 12 al 14 giugno il festival Circonferenze torna con la sua dodicesima edizione: non più in centro, ma nella periferia di Rho, tra spettacoli di circo contemporaneo, musica, performance site-specific e un'agorà politica. Ingresso libero

Circo Zoè.

C'è un'immagine che ritorna, attraverso i secoli, ogni volta che si parla di arte e spazio pubblico: un cerchio di persone attorno a qualcuno che fa qualcosa di straordinario. Non un palcoscenico, non una platea, non un biglietto. Solo il cerchio — quella geometria primordiale che separa il momento ordinario dal momento sospeso. I giullari medievali la conoscevano bene: si piazzavano all'incrocio più trafficato, nel punto dove i mercanti si fermavano, dove le donne tornavano dal pozzo, dove i bambini aspettavano qualcosa senza sapere cosa. Il cerchio si formava da solo. Era, già allora, un atto politico: occupare lo spazio comune, sottrarlo per un momento alla sua funzione utilitaria, ricordare a chi passava che esisteva anche un'altra dimensione del vivere insieme.
I saltimbanchi dell'Ottocento avevano aggiunto al cerchio la precarietà: arrivavano, montavano, sparivano. La città li tollerava a patto che non restassero. Erano eccezione, non regola. E proprio questa eccezione — il fatto che potesse finire in qualsiasi momento, che il pubblico potesse disperdersi e tornare alle proprie faccende — era la loro forza. Non c'è arte più onesta di quella che non può permettersi di annoiare.
Oggi quella tradizione ha un nome e una data: Circonferenze, festival di circo e teatro di strada, dodicesima edizione, dal 12 al 14 giugno a Rho. Si apre venerdì sera con lo spettacolo vincitore del Premio Emilio Vassalli — quest'anno assegnato alla Compagnia Zumo per Modus Operandi: Aurora Morano e Lucas Zileri in una serie di quadri che compongono un rito, in cui i performer si prendono in giro, si svelano, si mostrano vulnerabili e imperfetti. Uno spettacolo che cerca il sostegno del pubblico non come comodità ma come necessità — perché è solo quando si sviluppa quella connessione che l'atto creativo ha un senso, e chi lo esegue si realizza.
WUNDER TANDEM. Foto di Eleni Albarosa

WUNDER TANDEM. Foto di Eleni Albarosa

Un parco che cambia nome

Quest'anno il festival si sposta. Lascia il centro storico e si installa nella periferia ovest del comune, nel grande parco di Villa Burba, in Corso Europa 291. Non è una scelta banale: è una dichiarazione. La periferia come luogo degno, come spazio da abitare con attenzione e cura, come territorio che ha diritto alla stessa intensità culturale del centro.
Ma c'è qualcosa di più, e chi ha pensato questa edizione lo sa bene: prima ancora che arrivi il primo artista, prima ancora che venga montato il primo palco, il parco di Villa Burba è già stato trasformato. L'hanno fatto con le parole. I luoghi del parco hanno ricevuto nuovi nomi — nomi inventati, evocativi, quasi onirici: Caverna del Brusio, Agorà Urlante, Palco Scricchiolante, Fontana Gorgogliante, Palco Roboante, Sentiero del Fracasso, Foresta Bisbigliante, Landa degli Echi, Depressione Silenziosa.
È un gesto che vale la pena fermarsi a considerare. Rinominare un luogo è un atto di appropriazione poetica: il vialetto diventa Sentiero del Fracasso, il boschetto diventa Foresta Bisbigliante, una radura bassa e nascosta diventa Depressione Silenziosa. Il parco non è più lo stesso parco di ieri. Lo stesso spazio fisico, identico in ogni albero e in ogni sasso, è diventato un'altra cosa — ha acquisito una grammatica, una gerarchia, una mappa emotiva prima ancora che geografica.
È quello che l'arte di strada fa sempre: prende lo spazio già esistente e lo ricarica di senso. Un incrocio qualunque diventa teatro nel momento in cui qualcuno lo sceglie come scena. Una piazza sempre uguale a se stessa diventa improvvisamente questo posto, adesso, con questo che sta succedendo. La trasformazione non è architettonica, è percettiva — e per questo dura il tempo che dura, e per questo è così difficile da dimenticare.
Il parco di Villa Burba, per tre giorni di giugno, sarà un altro parco. Poi tornerà a essere se stesso. Questo è il patto.
E non è un caso che uno degli spettacoli più attesi si chiami proprio Metamorphosis: Obelisco Production porta nella Foresta Bisbigliante una performance in cui corpi diventano escrescenze d'albero e alberi diventano protesi animali. Il confine tra umano e vegetale si dissolve nel punto del parco che porta il nome più evocativo.
Gabor Vosteen © Christian Palm

Gabor Vosteen © Christian Palm

Il pubblico, che non ha firmato nessun patto

C'è una persona, sabato pomeriggio, che sta portando il cane lungo i viali di Villa Burba. Non sa cosa sta succedendo, o forse lo sa vagamente — ha letto qualcosa, ha sentito dire. Il cane tira verso qualcosa. Poi sente la tuba.
È lo spettacolo dell'Expectativa Zero, compagnia argentina: il protagonista di Tuba sta cercando di costruire un concerto impossibile: trasforma ogni sbaglio in una nuova possibilità creativa, mescola clown e musica dal vivo, chiama il pubblico a fare parte di qualcosa che non funziona — e che forse funziona proprio per questo. La persona con il cane si ferma. Il cane si ferma. Qualcosa è cominciato.
Questo è il momento che non esiste in nessun altro tipo di arte: il momento in cui qualcuno che non aveva programmato nulla diventa improvvisamente spettatore. Non ha comprato un biglietto, non ha scelto il posto, non si è preparato psicologicamente. È stato intercettato dalla realtà. L'arte di strada funziona — quando funziona — proprio perché il suo pubblico è in parte involontario, in parte sorpreso, in parte resistente. Conquistarlo ha un valore diverso dal conquistare chi è già seduto in sala, già disposto a commuoversi.
A pochi metri, nello stesso pomeriggio, alla Fontana Gorgogliante, sta accadendo qualcosa di radicalmente diverso. Una persona alla volta entra in uno spazio delimitato, si siede o si inginocchia, e davanti a sé trova un teatro in miniatura. È il Nautilus del Collettivo Lambe Lambe: teatrini piccoli come cassette, animati dal vivo, ognuno con la sua poetica, il suo stile, la sua tecnica. Un solo spettatore per volta. La performance non può continuare se la persona si alza e va via — o meglio, può, ma perderebbe il suo senso, perché quel senso è costruito insieme, in quella prossimità quasi imbarazzante tra chi fa e chi guarda.
Il paradosso è perfetto: nello stesso festival, nello stesso pomeriggio, l'arte di strada produce il pubblico più casuale e il pubblico più intimo che si possa immaginare. Da un lato il passante con il cane che non aveva nessun appuntamento con la bellezza; dall'altro la persona che entra sola in un teatro che misura meno di un metro, e per cinque minuti è l'unica al mondo a vedere quello che sta vedendo.
Il bambino, nel frattempo, è fermo davanti a Gabor Vosteen. Il tedesco ha portato con sé una collezione di flauti che sfida qualsiasi tassonomia: flauti di plastica, un flauto elettrico rock, l'unico flauto basso leopardo al mondo. Suona Bach e Paganini e musica pop e composizioni originali, e la comicità si fonde con la virtuosità in un modo che lascia il bambino — e l'adulto vicino al bambino, che cercava di fare una telefonata — completamente fermi. Il flauto dolce, quello delle scuole elementari, quello che forse più di ogni altro strumento porta il peso dei pomeriggi stonati dell'infanzia, si prende la sua rivincita.

Fare rumore (è un atto politico)

Il titolo di questa edizione — Facciamo Rumore — non è casuale e non è innocente. Il festival lo dichiara senza infingimenti: in un momento storico complicato, trovare un senso al lavoro artistico significa trovare un modo di risvegliare le coscienze, di cominciare la discussione, di accendere la miccia del pensiero critico.
L'Agorà Urlante — uno di quei nomi poetici che il festival ha assegnato al parco — è il cuore politico e sociale di Circonferenze. Ogni sera, qui, un progetto culturale con una forte valenza politica. Venerdì sera c'è Femina, gruppo vocale di donne ideato da Audrey ANPI: non un coro, precisano, ma un gruppo vocale — una distinzione importante, perché il coro ha una voce sola mentre loro sono una composizione di voci differenti. Un gesto collettivo di ricerca espressiva e di autodeterminazione, che acquista senso preciso se portato all'aperto — dove la voce diventa visibile.
Sabato sera tocca a Shareradio, radio web nata nel 2009 a Baggio — periferia Ovest di Milano — con l'obiettivo di promuovere coesione sociale attraverso la comunicazione. Domenica è il turno della Banda degli Ottoni a Scoppio, che suona da trentacinque anni per dar voce agli ultimi, agli indifesi, nelle manifestazioni antifasciste, in quelle per i diritti, a fianco dei lavoratori. Convinti, dicono, che la musica possa cambiare la vita delle persone e la società.
Non è retorica: è coerenza. Un festival che sceglie la periferia, che rinomina poeticamente i propri luoghi, che costruisce un'agorà dove la politica entra attraverso l'arte — sta dicendo qualcosa di preciso su chi abbia diritto a fare rumore, e dove.
E poi c'è Mr Bang: Benjamin Délmas, clown metropolitano franco-inglese, che cercherà di far esplodere tutto e tutti con giochi di fumo, esplosioni, gag al tritolo e battute al plastico. Nonostante sia un po' folle e giochi col fuoco, è un clown dal carattere pirotecnico — ma le sue sono, ben inteso, esplosioni di risa. Rumore puro, senza manifesti.
A chiudere il sabato sera, sull'Agorà Urlante, ci sono le Wunder Tandem: due voci, una fisarmonica, un mini drumset. Il festival le descrive con gusto barocco — mescolano il patinato e lo spettinato, elevano il feticcio a cimelio, costruiscono mash-up improbabili tra generi che non dovrebbero stare insieme. E invece quei generi stanno insieme benissimo. È il tipo di musica che non chiede di essere capita, solo ascoltata — possibilmente fino a tardi.

Una nave che non approda mai

L'ultimo spettacolo della domenica sera, alla Landa degli Echi, è di Circo Zoé: si intitola Naufragata, e chiude il festival con un'immagine che vale più di ogni commento.
Una compagnia di circo è, per sua natura, itinerante. Arriva, monta, smonta, parte. Come una nave, come un vascello corsaro. Naufragata racconta l'impossibilità di arrivare: ogni volta che sembra di poter approdare, si riparte. Ma si resta vivi.
È la metafora più onesta che l'arte di strada potesse scegliere per descrivere se stessa. Non c'è arrivo, non c'è punto fisso, non c'è casa permanente. C'è il movimento, la strada, il prossimo parco, la prossima città, il prossimo cerchio di persone che si forma attorno a qualcosa di straordinario.
Circonferenze finirà domenica sera. Villa Burba tornerà a essere Villa Burba con i suoi viali anonimi, i suoi alberi, la sua quiete di parco pubblico periferico. La Foresta Bisbigliante tornerà sileziosa. La Landa degli Echi perderà i suoi echi.
Ma il cerchio si sarà formato. E questo, da qualche migliaio di anni, è tutto quello che conta. 
Stefano Brigati - Redattore

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INFO UTILI

CIRCONFERENZE 2026 — Festival di Circo e Teatro di Strada
12ª edizione

Parco di Villa Burba, Corso Europa 291, Rho (MI)
Venerdì 12 – domenica 14 giugno 2026
Ingresso libero e gratuito
Info: [email protected]www.circonferenze.it

PROGRAMMA

VENERDÌ 12 GIUGNO
ore 20.00 — Apertura Circoristò
ore 20.30 — Femina, gruppo vocale (Agorà Urlante)
ore 21.45 — Compagnia Zumo, Modus Operandi — Premio Vassalli (Palco Scricchiolante)
SABATO 13 GIUGNO
ore 16.30 — Apertura Circoristò + Banchetti; Crazy Stencil / Serpica Naro
ore 17.30 — Cia Expectativa Zero, Tuba (Palco Roboante)
ore 17.30–22.30 — Collettivo Lambe Lambe, Nautilus — 1 spettatore alla volta (Fontana Gorgogliante)
ore 18.00–22.00 — Obelisco Production, Metamorphosis (Foresta Bisbigliante)
ore 18.30 — Gabor Vosteen, The Fluteman Show (Palco Scricchiolante)
ore 19.30 — Shareradio, dj set (Agorà Urlante)
ore 21.00 — Cia Expectativa Zero, Tuba (Palco Scricchiolante)
ore 22.00 — Benjamin Délmas, Mr Bang (Palco Roboante)
ore 22.00 — Corti in Villa / Short Out, cortometraggi (Depressione Silenziosa)
ore 23.00 — Wunder Tandem, concerto (Agorà Urlante)
DOMENICA 14 GIUGNO
ore 16.30 — Apertura Circoristò + Banchetti; Crazy Stencil / Serpica Naro
ore 16.30–19.30 — Collettivo Lambe Lambe, Nautilus — 1 spettatore alla volta (Fontana Gorgogliante)
ore 17.00 — Cia Expectativa Zero, Tuba (Palco Roboante)
ore 17.30–19.30 — Ludobus / Equa Cooperativa, giochi per tutti (Sentiero del Fracasso)
ore 18.00 — Benjamin Délmas, Mr Bang (Palco Scricchiolante)
ore 18.30–20.00 — Obelisco Production, Metamorphosis (Foresta Bisbigliante)
ore 19.00 — Gabor Vosteen, The Fluteman Show (Palco Scricchiolante)
ore 19.30 — Banda degli Ottoni a Scoppio, concerto (Agorà Urlante)
ore 21.30 — Estrazione CircoRiffa (Landa degli Echi)
ore 22.00 — Circo Zoé, Naufragata (Landa degli Echi)

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