Mario Orfei (Forza Italia) boccia i primi 365 giorni della Giunta Coden: «Dopo un anno di nulla, è evidente: Peschiera è in mano a chi non sa governare»
L’ex candidato sindaco e oggi consigliere comunale di opposizione e Presidente onorario di Forza Italia, smonta punto per punto le dichiarazioni a mezzo stampa degli esponenti della maggioranza: «Dicono di aver gettato le basi, ma è solo aria fritta. Promesse mancate, cantieri fermi, teatro chiuso, questioni urbanistiche irrisolte, verde pubblico e trasporti zero assoluto. Quest’anno hanno solo raccolto i frutti del lavoro della precedente amministrazione, ma nulla di concreto è stato fatto»
Foto Angelino Gentile
Peschiera Borromeo, 16 luglio 2025 – Dopo le interviste pubblicate da 7giorni in occasione del primo anno di mandato dell’amministrazione Coden, il consigliere comunale Cavaliere Mario Orfei – già candidato sindaco della coalizione Forza Italia, Lega e civiche – rompe il silenzio. In questa intervista esclusiva, replica con durezza ai contenuti delle dichiarazioni del sindaco Andrea Coden, della vicesindaca Claudia Bianchi, delle assessore Baratelli e Montemaggi e dell’assessore Amenta. Una confutazione punto per punto che, secondo Orfei, dimostra non solo la mancanza di risultati, ma anche una pericolosa incapacità amministrativa.
Consigliere Orfei, iniziamo da una considerazione generale: che impressione ha avuto leggendo le interviste degli esponenti della Giunta?
«Un senso di frustrazione. Sembra che siano ancora in campagna elettorale. Il sindaco parla di “basi gettate per il futuro”, la vicesindaca elenca una sfilza di buone intenzioni, ma nessuno dei due fornisce un solo esempio concreto di progetto avviato da loro e portato a compimento. È un’amministrazione che vive di comunicati e buoni propositi, ma che nella realtà ha prodotto solo ritardi, confusione e propaganda. E le Commissioni comunali nonostante le buone intenzioni del Presidente del Consiglio comunale sono ferme».
Coden ha parlato di “metodo, squadra, visione” e dice di aver riorganizzato la macchina comunale, assunto figure strategiche e avviato convenzioni esterne. Non è un primo passo?
«Ma dove sono i risultati di questa presunta riorganizzazione? Dov’è l’efficienza operativa? Gli uffici sono ancora in difficoltà, i dirigenti sono pochi e i concorsi non partono. Parlano di squadra ma non c’è coesione, parlano di metodo ma non esiste una pianificazione concreta. E le convenzioni esterne? Sono solo un modo per tamponare, non per risolvere. In campagna elettorale aveva raccontato ben altro».
Claudia Bianchi ha affermato che “stanno costruendo una rete di comunità” e ha elencato diversi ambiti: cultura, pari opportunità, salute, servizi sociali. Non lo considera un segnale positivo?
«Parole. Tante parole.
La realtà è che il tessuto sociale di Peschiera è stato lasciato da solo. Le
associazioni cercano spazi e sostegno e la Giunta dopo un anno sta facendo
ancora le ricognizioni, ma trovano porte chiuse o regolamenti confusi. Quanto
alla rete sociale: se non investi nelle persone, nei servizi, nella
comunicazione reale, non stai costruendo nulla. Senza contare gli annunci
mirabolanti del Bilancio di genere e della brochure sui servizi sociali che
neanche sono giunti in commissione. Senza parlare poi del concetto del tutto
personale della vicesindaca
sulle delibere del Consiglio comunale, alle
quali vuole trovare un punto di equilibrio. La verità che non si amministra con
ideologia quella è appannaggio della politica che appartiene al passato,
rendere onore ad una Medaglia d’oro al merito civile come Norma Cassetto con
l’intitolazione di un auditorium, dopo l’approvazione in Consiglio comunale,
non dovrebbe costituire un problema in un’amministrazione seria. Se poi
vogliono proporre un’altra intitolazione alle vittime della violenza durante i
conflitti bellici, ci troveranno in prima fila a sostenerla ma per piacere
facciamo i seri»
La vicesindaca ha insistito molto sul tema
cultura, parlando della prossima riapertura del Teatro De Sica e di eventi
diffusi in città. Lei cosa risponde?
«Quella del teatro è la presa in giro più grande. Avevano promesso la riapertura nei primi 100 giorni. Sono passati più di 370 giorni. Il teatro è ancora chiuso e ora dicono che ci sono problemi strutturali. Ma guarda caso, queste criticità sono emerse solo ora? Avevano detto che, con l’attuale codice degli appalti, bastava un affidamento diretto sotto i 150.000 euro per riaprire. E allora perché non è stato fatto? La verità è che non sanno da che parte iniziare».
Coden ha anche dichiarato che “la cultura è tornata tra le persone”, citando eventi nei quartieri e una nuova centralità dell’identità cittadina. È solo retorica?
«Certo che è retorica. Qualche evento qua e là, organizzato in fretta, senza una programmazione seria, non basta per parlare di centralità culturale. Senza contare poi i numerosi fondi elargiti per una politica sulla cultura fatta di eventi a hoc per soddisfare poche associazioni ma che non hanno lasciato nulla alla comunità. Siamo alle porte di Milano e abbiamo ancora una programmazione da piccolo borgo provinciale. Inaccettabile».
Bianchi ha anche detto che “l’associazionismo è il cuore della comunità” e ha promesso nuove forme di co-progettazione con il Terzo Settore.
«È una frase bellissima, da mettere sui volantini. Peccato che la maggior parte delle associazioni siano state lasciate da sole, senza sedi, senza contributi, senza dialogo. L’unica cosa che hanno fatto è chiedere alle realtà locali di autofinanziarsi, mentre il Comune – con un avanzo di bilancio milionario – continua a investire zero in spazi condivisi. Le parole non bastano. Servono atti, delibere, fondi».
La Giunta ha anche aumentato i servizi parascolastici. Un altro punto dolente?
«Assolutamente sì. L’ampliamento dei servizi parascolastici – mensa, pre e post scuola – è stato fatto senza una vera analisi delle ricadute. Poteva essere gestito direttamente dall’Ente, o comunque modulato in modo da non generare situazioni di disagio. Invece si è scaricata tutta la complessità sulle famiglie e sul personale. Le tariffe sono aumentate, la comunicazione è stata confusa, e i servizi – in molti casi – sono partiti tardi o non sono stati accessibili per tutti. C’erano alternative, anche organizzative, ma come sempre si è preferito procedere a tentoni. Non si governa così: si ascolta il territorio, si pianifica e si verifica. Qui invece si annuncia, si parte, e si spera che vada bene. Ma non va bene. L’anno prima in opposizione avevano fatto le barricate per aumenti meno significativi dei loro, parlando di attacco allo stato sociale, di fallimento delle politiche a sostegno delle famiglie, e poi al governo della città hanno fatto un disastro: coerenza zero e tante chiacchiere».
Sui centri estivi avete presentato un’interrogazione. Cosa è emerso dai dati ufficiali?
«Quello che emerge chiaramente è che l’aumento numerico dei centri estivi promesso dalla Giunta non ha portato alcun beneficio reale alle famiglie, anzi. I dati del 2025, forniti dagli uffici comunali, dimostrano che gli iscritti sono stati inferiori rispetto al 2024. E questo non è un dettaglio marginale, ma la prova che la riorganizzazione voluta dall’Amministrazione ha fallito. La conseguenza? Meno iscritti, meno entrate dalle famiglie – 68.896 euro nel 2025 contro i 76.946 del 2024 – e un divario economico che la Giunta non è riuscita a compensare. A fronte di un servizio più breve, con meno settimane attive, meno giorni per iscriversi, ci troviamo con costi più alti e minori ricavi. Il costo del servizio – sempre secondo i dati ufficiali – è aumentato (oltre 179.000 euro nel 2024, stime in crescita per il 2025) e il ristoro comunale si attesta già oggi intorno ai 61.000 euro, destinato probabilmente a salire. Aveva ragione Luigi Di Palma, capogruppo di Forza Italia, quando in Consiglio aveva previsto questo scenario: più si frammenta il servizio, più si accorciano i tempi organizzativi, e più si riduce l’utenza. E quando cala l’utenza, non si recupera il gap economico, ma lo si amplifica. Il risultato? Un carico economico che ricade ancora una volta sul bilancio comunale. Questa non è programmazione: è improvvisazione».
Sul verde urbano e l’ambiente l’assessora Baratelli parla di nuove piantumazioni, guardie zoofile e valorizzazione del territorio. È davvero così?
«Mi spiace dirlo, ma anche qui ci troviamo davanti a un’operazione di maquillage comunicativo. L’unico vero intervento concreto è quello del progetto Forestami, che risale alla precedente amministrazione e che la Giunta Coden si è semplicemente limitata ad ereditare. Nessuna nuova piantumazione è partita sotto la loro direzione, e lo stato del verde pubblico in città è sotto gli occhi di tutti: aiuole abbandonate, erba alta per settimane, alberi non potati e aree verdi trasformate in giungle urbane. Il caso più emblematico è quello di via Galvani: dopo il violento nubifragio, gli alberi caduti sono rimasti a terra per giorni, la strada è stata chiusa a lungo e solo dopo settimane si è intervenuti in modo parziale. E oggi, a distanza di mesi, la situazione è ancora irrisolta. È inaccettabile. Il verde urbano non è solo estetica: è salute, sicurezza, decoro. Basta vedere lo spazio verde completamente lasciato all'abbandono, tra l'area Scuola Circo e la Vecchia Paullese. Semplicemente vergognoso! Il Cdx ha lasciato in eredità un censimento del verde, che pare non abbia avuto seguito in questa amministrazione. Serve una manutenzione regolare, un piano di potature, un calendario di sfalci aggiornato. Invece siamo fermi a proclami e fotografie davanti agli alberi piantati da altri».
Coden ha detto: “Non vogliamo
fare proclami, vogliamo far parlare i risultati”. Secondo lei, quali risultati
ci sono stati?
«Nessuno. Non è stata inaugurata una sola
opera pubblica di questa amministrazione. Tutto ciò che oggi funziona – dai
progetti PNRR alle asfaltature, dalla ricognizione del patrimonio arborio al
rifacimento della segnaletica – è stato ereditato dalla Giunta precedente.
Hanno solo gestito l’ordinario. Le uniche cose nuove sono le interviste
rilasciate alla stampa con gli annunci di riaperture mai avvenute».
Sul fronte del sicurezza in città cosa pensa? L’assessore Amenta, nell’intervista per il primo anno di mandato, ha rivendicato che “ogni 91 abitanti c’è una telecamera di sorveglianza”.
«Quella dichiarazione mi ha fatto sorridere amaramente. Dire che ogni 91 abitanti c’è una telecamera è una trovata da agenzia pubblicitaria, non da assessore alla sicurezza. La realtà che vivono i cittadini è ben diversa: telecamere o no, il terzo turno della Polizia Locale non è coperto per tutta la settimana, in diverse fasce orarie serali e nei fine settimana i quartieri sono completamente sguarniti. E non basta un occhio elettronico a garantire la sicurezza quando manca la presenza fisica delle forze dell’ordine. Noi di Forza Italia lo denunciamo da tempo: si era promesso un rafforzamento degli organici, un presidio costante del territorio, una vera riorganizzazione del servizio. Nulla di tutto questo è avvenuto. I vigili sono pochi, stanchi, sotto organico. Gli agenti non possono moltiplicarsi, e di certo non bastano le telecamere a coprire le carenze strutturali del sistema. Anche qui, come sempre, si usano i numeri per fare scena, ma poi la sicurezza reale viene lasciata ai margini. Una cosa è monitorare, un’altra è prevenire: e oggi, a Peschiera, non si fa né l’uno né l’altro in modo adeguato».
Sul trasporto pubblico locale l’assessora Baratelli parla di “fase preparatoria del piano di bacino” e prevede un aumento delle corse e copertura serale. Lei cosa risponde?
«Chi parla di aumento delle corse e copertura serale suona bene in conferenza stampa, ma nella realtà il servizio resta inadeguato. L’assessora sostiene di aver chiuso la “fase preparatoria” e manchi solo la gara, con proroga del servizio fino al 2026. Ma intanto i cittadini attendono connessioni migliori, soprattutto nelle fasce non scolastiche. Le linee interne (901, 902, 973) continuano ad avere orari spezzati e tempi di attesa lunghi, soprattutto a San Bovio, Cascina Fornace e Robbiano, dove gli utenti lamentano attese prolungate e disservizi. Quello che però spaventa di più è l’assenza di una visione complessiva da parte del Comune sul tema del trasporto pubblico. Non c’è una strategia urbana integrata, non si è discusso nulla in aula consiliare: abbiamo dovuto convocare noi, come minoranza, un Commissione comunale perché l’assessora Baratelli non ha mai portato la questione trasporti in Consiglio comunale. E ora ci aspettiamo che il sindaco Coden mantenga almeno l’impegno di convocare una Commissione trasporti a settembre, non vorremmo rimanga uno degli annunci di questa amministrazione senza seguito».
L’assessora Montemaggi, in un’intervista, ha parlato di “politiche educative e sociali nel segno del rispetto”, rivendicando l’impegno sul lavoro, le fragilità e i giovani. Come giudica queste affermazioni?
«Con rispetto, appunto, ma anche con profonda delusione. Perché tra ciò che si dichiara e ciò che si fa c’è un abisso. L’assessora parla di lavoro, ma in un anno non è stato convocato un solo tavolo con le imprese del territorio. Nessuna fase di ascolto, nessun confronto con le attività produttive, nessun progetto strutturato. Il lavoro non si crea con le frasi fatte, ma con le politiche attive. Le aziende di Peschiera esistono, sono vive, molte hanno bisogno di personale e altre potrebbero offrire formazione, ma il Comune non le coinvolge. Non è stato costruito un protocollo, un percorso di matching, una banca dati o una convenzione con i centri per l’impiego. Nulla. Le politiche per il lavoro, se davvero si vogliono fare, devono partire dal territorio. Bisogna sedersi con le imprese, capire di cosa hanno bisogno, coinvolgere le scuole, orientare i giovani. Questo è ciò che avevamo proposto e che continuiamo a chiedere. Invece l’unica azione visibile è stata un generico sportello, di cui non si conoscono nemmeno i risultati. È il solito approccio della Giunta Coden: tante parole, pochi atti. E così si perde tempo, e si perdono occasioni».
Sul P.I.I. di Bellaria nessun accordo con gli operatori, all’orizzonte altre cause legali?
«Il grande rimorso della maggioranza: la vicenda del Piano Integrato di Intervento di Bellaria, che riguarda centinaia di migliaia di metri quadri di territorio comunale. Un tema urbanistico e giuridico delicatissimo, che l’amministrazione Coden sta affrontando nel peggiore dei modi: non risolvendo i problemi, ma aumentando il rischio di contenziosi. In Consiglio comunale più volte ho sollevato la questione: oggi il Comune è impantanato in una serie di azioni legali che si potevano evitare, con un po’ di coraggio e una trattativa seria. Invece si sono chiusi nel silenzio, preferendo trascinare la città in una spirale di ricorsi che costano tempo, soldi e reputazione. Anche questo è un segno di incapacità: non sapere affrontare le questioni urbanistiche con pragmatismo e trasparenza».
Una conferma delle sue critiche e dei suoi timori avanzate in campagna elettorale?
«In campagna elettorale dissi pubblicamente che quella di Coden era una visione panteistica della città: una narrazione vaga, quasi mistica, dove tutto era armonia, condivisione, collaborazione, fiducia. Parole belle, ma senza un grammo di concretezza. Oggi, dopo dodici mesi, è evidente che dietro quei proclami non c’era un progetto, non c’erano soluzioni, non c’era squadra. Solo la suggestione di un futuro ipotetico, buono per i social ma inutile per chi ha problemi reali. È finito il tempo delle metafore e delle atmosfere: serve governare. E governare vuol dire decidere, progettare, attuare, con responsabilità. Peschiera è una città viva e complessa: merita serietà, non suggestioni. Io continuerò a battermi perché chi amministra sia chiamato ogni giorno a rendere conto. Perché il presente non si governa con le parole, ma con i fatti».
In chiusura, cosa si sente di dire ai cittadini dopo questo primo anno di opposizione?
«Che Forza Italia c’è, e grazie all’impegno del nuovo segretario politico Carla Bruschi e del nuovo Direttivo continuerà a esserci. Che insieme agli altri esponenti del centrodestra faremo un’opposizione seria, documentata, ma anche implacabile. Chiederemo rendiconti, chiederemo risposte, chiederemo progetti veri. Non possiamo permettere che Peschiera venga governata così: con i selfie e le promesse, ma senza il coraggio di decidere. La città merita molto di più di questa amministrazione improvvisata».
Mario Orfei chiude l’intervista con una dichiarazione netta: «Hanno avuto un anno per dimostrare che le
nostre critiche erano sbagliate. Invece hanno confermato che avevamo ragione. È
ora che smettano di raccontarla e inizino a lavorare davvero. Se ne sono capaci».
Giulio Carnevale
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