«Quartieri curati» e «partecipazione senza filtri»: Lantieri e Segrate Libera interrogano Di Chio sugli ultimi due pilastri del programma

L'ex-CISE abbandonata per un decennio, Boffalora ancora in stato di incuria, il PGT adottato alle 2 di notte con 48 emendamenti tutti respinti, il datacenter approvato senza consultazione preventiva. Di Chio era vicesindaco

Daniele Lantieri e Segrate Libera pubblicano il 20 aprile gli interventi ottavo e nono della serie dedicata al programma elettorale di Francesco Di Chio. La domanda è sempre la stessa: «Avresti potuto farlo quando eri in giunta?». Stavolta sotto esame finiscono due dei quattro pilastri del programma del candidato sindaco del centrosinistra: i quartieri curati e sicuri, e la partecipazione dei cittadini.

I quartieri: cosa è rimasto com'era

Di Chio mette «quartieri più curati e sicuri» al centro della sua proposta. «Giusto», scrive Lantieri. «I quartieri di Segrate meritano cura e sicurezza. È una priorità concreta, quotidiana, che tocca la vita di ogni residente». Ma il confronto con i dieci anni di amministrazione Micheli-Di Chio, secondo Lantieri, racconta un'altra storia.

L'area ex-CISE — 75.000 metri quadrati nel cuore di Redecesio — è rimasta abbandonata, fatiscente, rifugio per senzatetto e luogo di spaccio per tutto il decennio. A documentarlo, scrive Lantieri, non è l'opposizione: «Lo stesso PD Segrate l'ha descritta come area che "creava enormi problemi di sicurezza e ordine pubblico vicino alle nostre case, alle scuole, ai parchi giochi"». Lo sgombero è avvenuto nel novembre 2024 — «undici anni dopo l'insediamento di Micheli, quattro mesi prima delle elezioni».

Il quartiere Boffalora, citato dallo stesso PD Segrate come esempio di degrado, sarebbe «ancora oggi in stato di abbandono e incuria. Nessun intervento strutturale in dieci anni». Stesso discorso per il quartiere della Stazione e il quartiere dei Mulini: «Citati dal centrosinistra stesso come esempi di aree da recuperare», scrive Lantieri. «Con la differenza che erano problemi già esistenti nel 2015 — e nel 2026 vengono ancora usati come esempi di degrado da recuperare».

La conclusione è diretta: «Di Chio era vicesindaco. Era in giunta. Condivideva le priorità di bilancio e le scelte di intervento. Promettere quartieri più curati e sicuri dopo undici anni in cui alcuni quartieri sono rimasti esattamente come li ha trovati la giunta Micheli — o peggio — è una promessa che richiede prima un'ammissione: cosa non ha funzionato, e perché».

La partecipazione: le promesse e i fatti

Sul nono punto del programma, Lantieri affronta la dichiarazione di Di Chio di voler «ascoltare, raccogliere esigenze, confrontarsi senza filtri» con i cittadini, dando «voce ai comitati di quartiere». «È una promessa importante», scrive. «La partecipazione è ossigeno per la democrazia locale». Ma il confronto con i fatti degli ultimi anni è, secondo Lantieri, impietoso.

Il programma elettorale di Micheli nel 2015 prevedeva esplicitamente l'introduzione di «referendum consultivi su materie di competenza del Consiglio Comunale per le decisioni più importanti». In undici anni, scrive Lantieri, «nessun referendum consultivo è mai stato indetto. Su nessuna delle grandi decisioni che hanno cambiato il volto di Segrate — Westfield, datacenter, perequazione urbanistica del Golfo».

Il Piano di Governo del Territorio — «il documento che ridisegna Segrate per i prossimi anni, centinaia di pagine, il lascito politico dell'amministrazione Micheli» — è stato adottato il 30 gennaio 2026 alle 2 di notte, con 48 emendamenti dell'opposizione tutti respinti, nella stessa seduta in cui si deliberava anche l'ingresso nel PLIS.

Il datacenter di Redecesio — «l'intervento più impattante sulla vita dei residenti di Redecesio e Lavanderie» — è stato approvato senza nessuna consultazione pubblica preventiva. «I residenti hanno saputo dello studio di traffico, del secondo edificio, delle procedure VIA aperte principalmente attraverso comunicati stampa celebrativi», scrive Lantieri. «Non attraverso processi partecipativi».

La chiusura è la stessa per entrambi gli interventi: «Di Chio era vicesindaco mentre tutto questo accadeva. Era la seconda carica del Comune. Promettere partecipazione e dialogo "senza filtri" da parte di chi era parte di un'amministrazione che ha adottato il suo documento urbanistico più importante alle 2 di notte è una promessa che richiede un cambiamento reale — non solo dichiarato».

La newsletter Segrate Libera di Daniele Lantieri è consultabile su Substack. La redazione di 7giorni continuerà a seguire la serie in vista delle elezioni comunali di Segrate.