Sala indagato: scossa a Palazzo Marino nell'inchiesta sull’urbanistica milanese

Tra arresti richiesti e pressioni sul sindaco, spunta un “warning” di Boeri. Nelle carte anche il caso Pirellino

Beppe Sala sindaco di Milano e di Città Metropolitana di Milano

Beppe Sala sindaco di Milano e di Città Metropolitana di Milano

MILANO, 17 luglio 2025 – È un terremoto giudiziario quello che si è abbattuto sul cuore politico e amministrativo di Milano. Secondo quanto riportato dal Corriere.it, anche il sindaco Giuseppe Sala risulta ufficialmente indagato nell’inchiesta sull’urbanistica che ha già visto la Procura chiedere l’arresto per sei persone. Tra queste spiccano nomi di primo piano come Manfredi Catella, noto immobiliarista e deus ex machina del gruppo Coima Sgr, e l’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi. Nello stesso filone anche l’architetto Stefano Boeri, già interdetto da incarichi pubblici cinque mesi fa, e l’ex presidente della Commissione Paesaggio Giuseppe Marinoni.

LE ACCUSE A SALA: CONFLITTI DI INTERESSI E PRESSIONI PER IL PIRELLINO

Secondo la ricostruzione della Procura, al centro delle accuse nei confronti del primo cittadino ci sono due ipotesi di reato: la prima è quella di «false dichiarazioni su qualità personali proprie o di altre persone», per aver riconfermato Marinoni alla guida della Commissione Paesaggio nel dicembre 2024, nonostante – sempre secondo i magistrati – fosse a conoscenza dei suoi legami con sviluppatori immobiliari, in particolare Coima. L’atto di fiducia di Sala sarebbe stato «indotto» dall’assessore Tancredi, che avrebbe tratto vantaggi diretti da quella nomina.

La seconda accusa è ancor più delicata e riguarda un presunto concorso in «induzione indebita a dare o promettere utilità», con riferimento al contestato progetto di trasformazione del grattacielo “Pirellino”, firmato da Boeri e promosso da Catella. Un’opera da tempo al centro di tensioni e contenziosi. Nelle carte si legge che Tancredi, pressato da Boeri e Catella, avrebbe fatto da tramite per spingere la Commissione Paesaggio a ribaltare il parere inizialmente negativo sull’intervento, nonostante gravi criticità urbanistiche. E proprio Sala, secondo l’indagine, sarebbe stato messo sotto pressione con messaggi diretti da Boeri e sollecitato a intervenire su Marinoni per “ammorbidire” la linea della Commissione.

IL MESSAGGIO DI BOERI: «PRENDI QUESTE PAROLE COME UN WARNING...»

Il passaggio chiave di questo braccio di ferro è datato 21 giugno 2023, alla vigilia della riunione in cui la Commissione avrebbe dovuto esprimere un nuovo parere sul progetto Pirellino. In quelle ore Boeri invia un messaggio diretto al sindaco Sala, definito dagli inquirenti come «risoluto e di comando»: «Prendilo come warning per domani», scrive l’architetto. Il sindaco risponde, riferendo che è a conoscenza di quanto segnalato, che si fida del giudizio di Tancredi, e che «domani mattina comunque rivedo con calma».

Il giorno successivo, come preannunciato, arriva il parere “favorevole condizionato” al progetto. Una scelta che, secondo l’accusa, sarebbe stata il risultato di forti pressioni e interferenze politiche. A confermarlo ci sarebbero anche due messaggi vocali inviati da Boeri a Catella subito dopo la riunione: «Le obiezioni di Marinoni sono sparite completamente».

LA RICOSTRUZIONE DEI PM: UN SISTEMA DI INTERFERENZE POLITICHE

L’intera vicenda, che coinvolge 21 indagati tra imprenditori, funzionari e amministratori, è per la Procura la punta dell’iceberg di un sistema nel quale la pianificazione urbanistica veniva condizionata da interessi privati. In particolare, il potere decisionale di figure tecniche come Marinoni sarebbe stato piegato alle esigenze di Catella e della sua Coima, con l’avallo – consapevole o meno – di rappresentanti politici come Tancredi e, appunto, il sindaco Sala.

Il parere finale della Commissione Paesaggio, espresso il 5 ottobre 2023, secondo i magistrati è stato dato «a testa bassa» per compiacere gli interessi di Boeri e Catella. Una scelta definita come il culmine di un percorso costruito su «pressioni indebite» e su «interferenze della parte politica», a conferma – si legge nelle carte – di una «subordinazione» dell’azione amministrativa alle volontà dei grandi sviluppatori.

UN'INCHIESTA CHE RISCHIA DI TRAVOLGERE LA GIUNTA

L’impatto politico dell’indagine è potenzialmente devastante. Non solo perché coinvolge il sindaco in carica, ma anche perché mette in discussione la trasparenza dell’intero sistema di gestione urbanistica di Milano. Mentre dal Comune per ora non arrivano dichiarazioni ufficiali, si attende di capire se verranno accolte le richieste di arresto avanzate dalla Procura, che intanto ha acquisito un nuovo elemento centrale: il messaggio whatsapp con cui Boeri – ancora una volta – si rivolge a Sala con tono perentorio. Il segnale che il confine tra suggerimento amichevole e pressione politica, in questa vicenda, si è fatto molto sottile.