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Gruppo Vitali sotto inchiesta per bancarotta, ma i vertici respingono ogni addebito: «Solo un malinteso»

L’azienda, con sede a Peschiera Borromeo in via Lombardia, è nota in città per la realizzazione dell’Innovation Campus. Indagati i fratelli Vitali, ai vertici del gruppo, sono accusati di aver svuotato una società e lasciato i debiti a un 80enne malato. Sequestrati beni e quote per 50 milioni di euro.

L'Innovations Campus di Peschiera Borromeo

L'Innovations Campus di Peschiera Borromeo La struttura all'avanguardia è sede di numerose aziende hi-tech

I fratelli Vitali: «Siamo certi che la questione sarà risolta nel più breve tempo possibile»

Peschiera Borromeo (MI), 31 luglio 2025.

Secondo quanto riportato dal Corriere.it
, la Procura di Bergamo ha messo sotto sequestro preventivo beni per 50 milioni di euro riconducibili a Cristian e Massimo Vitali, imprenditori a capo dell’omonimo gruppo di costruzioni, con sedi a Cisano Bergamasco e a Peschiera Borromeo, in via Lombardia. È qui che ha sede la Vitali Spa, già realizzatrice del celebre Innovation Campus di Peschiera e protagonista di numerose opere infrastrutturali in tutta Italia. L’inchiesta li vede indagati per bancarotta fraudolenta, in relazione al fallimento della società Vita srl.

Una gestione opaca e un pensionato ignaro come ultimo amministratore

Come riporta anche Il Giorno, la vicenda giudiziaria ha origine nel 2014, quando Cristian Vitali assume il ruolo di amministratore unico e socio di Vita srl, mentre il fratello Massimo ricopre la carica di presidente del consiglio di amministrazione della Vitali spa e gestore di fatto della stessa Vita srl. Dal 2016 in poi, si susseguono figure formali alla guida della società: tra queste, una donna subentrata nel 2021 e infine un 80enne malato di Alzheimer, designato nel 2022 e rimasto formalmente in carica fino alla dichiarazione di liquidazione giudiziale della società, datata 15 giugno 2023.

Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza e dei pm Schininà e Rota, queste persone sarebbero meri prestanome, ignari della reale gestione e delle manovre finanziarie in corso. La conferma arriva da una telefonata intercettata a dicembre 2023: quando la collaboratrice del curatore fallimentare contatta il pensionato per convocarlo in studio, l’uomo resta sconcertato, ammettendo di non sapere nulla della società.

La scissione e il passaggio degli asset alla Expand srl

Il cuore dell'accusa riguarda una scissione societaria compiuta nel 2022. Tutti gli asset di valore della Vita srl — per un totale di oltre 31,5 milioni di euro, tra cui obbligazioni, liquidità e partecipazioni — vengono trasferiti a una nuova società, la Expand srl, fondata ad hoc con capitale sociale di quasi 10 milioni, intestata a Cristian Vitali. Nella Vita restano solo i debiti. Un’operazione che per gli inquirenti avrebbe avuto l’unico scopo di svuotare la società originaria per poi lasciarla fallire. La Expand srl è oggi coinvolta a sua volta in diversi progetti milionari, come il discusso data center di Arcene.

Il sequestro delle quote e la nomina di un amministratore giudiziario

Il giudice per le indagini preliminari, Lucia Graziosi, ha disposto un sequestro preventivo “impeditivo” del 100% delle quote di Expand srl e del 50% della Vitali spa, per un valore totale di 50 milioni di euro. È stato inoltre nominato un amministratore giudiziario, il commercialista Alberto Volpi, con studio a Bergamo, che avrà il compito di esaminare e gestire i libri contabili delle società, garantendone la continuità ma impedendo ai Vitali di reiterare eventuali condotte illecite.

I progetti in corso: tra opere pubbliche e sviluppo urbano

Nonostante l’inchiesta in corso, il Gruppo Vitali continua a essere uno dei protagonisti delle grandi opere in Lombardia. A Bergamo è coinvolto nei progetti di Porta Sud, nella nuova stazione ferroviaria, nella riqualificazione dell’ex Centro Servizi di Azzano San Paolo e nel collegamento autostradale Treviglio-Dalmine. A Peschiera Borromeo, la sede operativa ha ospitato lo sviluppo dell’Innovation Campus, un hub direzionale immerso nel verde, simbolo di architettura sostenibile e funzionale, che ha contribuito a riqualificare l’area industriale sud di Milano.

Le spese personali contestate e le dichiarazioni difensive

L’indagine ha portato alla luce anche una serie di presunte distrazioni di fondi: tra il 2015 e il 2017 Cristian Vitali avrebbe usato circa 38.000 euro per spese personali, tra vacanze, centri benessere e ristoranti, e altri 20.000 euro per pagare un commercialista che non avrebbe lavorato per Vita srl. Inoltre, 15.000 euro sarebbero stati usati per l’acconto di un SUV BMW X3M destinato a Simone Crolla, ex parlamentare del Pdl e membro del Cda di Vitali spa, estraneo alla vicenda ma creditore della società per compensi arretrati.

La difesa: «Un equivoco, nessun danno ai creditori»

Gli imprenditori, difesi dall’avvocato Filippo Dinacci, rigettano ogni accusa: «Siamo di fronte a un mero equivoco processuale – ha dichiarato il legale –. Tutti i creditori sono stati soddisfatti, e questo è verificabile documentalmente». I fratelli Vitali, in una nota ufficiale, hanno espresso sorpresa per il provvedimento e ribadito la loro estraneità ai fatti: «Siamo certi che la questione sarà risolta nel più breve tempo possibile».

Resta ora da capire quale impatto avrà l’inchiesta sul futuro del gruppo, che ha chiuso il primo semestre 2025 con un fatturato pari all’intero 2024, un utile di 21 milioni e un portafoglio ordini superiore ai 4 miliardi di euro.