Violenza alla stazione di San Zenone, condanna a 12 anni ed espulsione a fine pena

Il Gup di Lodi infligge il massimo della pena nel rito abbreviato al 26enne del Mali accusato di aver aggredito una 18enne nel parcheggio ovest

Dodici anni di reclusione e, a fine pena, l’espulsione dal territorio nazionale. È la sentenza pronunciata dal Gup del Tribunale di Lodi, Alice Tettamanti, nei confronti del 26enne originario del Mali, ritenuto responsabile di aver aggredito e violentato una giovane di 18 anni la sera del 30 agosto scorso nel parcheggio ovest della stazione ferroviaria di San Zenone al Lambro. I fatti risalgono alle 23 circa, quando la ragazza stava attraversando l’area di sosta per raggiungere l’ultimo treno diretto a Milano, dopo aver fatto visita ad alcuni parenti. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo l’avrebbe sorpresa in una zona isolata, aggredendola e provocandole anche lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Il procedimento si è svolto con rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena. Il giudice ha determinato la condanna partendo da una base di 18 anni, tenendo conto dell’aggravante della minorata difesa – legata al contesto, all’orario notturno e alla differenza di forza fisica – e della continuazione con il reato di lesioni. La Procura aveva chiesto undici anni, già calcolati con la riduzione. L’imputato, incensurato, ha confessato e collaborato con gli inquirenti, risarcendo parzialmente la vittima e dichiarandosi disponibile a un percorso di giustizia riparativa. Presente alle udienze, non ha però reso dichiarazioni spontanee. La giovane non si è costituita parte civile. All’epoca dei fatti il 26enne lavorava come addetto alla cucina in una struttura di accoglienza della zona. Gli inquirenti hanno escluso che conoscesse la vittima. Decisivo per l’identificazione è stato il Dna repertato dai carabinieri.