Segrate, adescate con la scusa di un tatuaggio: 33enne tunisino condannato a 10 anni per violenza sessuale
Le aveva attirate in un casolare di campagna promettendo un tatuaggio a basso costo: condannato con rito abbreviato l'uomo che ha abusato di due giovani, una minorenne
Dieci anni di reclusione. È questa la condanna inflitta con rito abbreviato a un uomo di 33 anni, riconosciuto colpevole di violenza sessuale ai danni di due ragazze di 17 e 18 anni, attirate con l'inganno in un casolare nelle campagne di Segrate. La vicenda risale al 25 marzo 2025.
La messinscena del tatuaggio
Tutto era iniziato due giorni prima dei fatti, quando l'uomo aveva avvicinato la maggiore delle due ragazze nella zona di Città Studi, a Milano. Spacciandosi per un tatuatore in grado di realizzare un lavoro di qualità a un prezzo accessibile, era riuscito a conquistare la fiducia della giovane. Le due amiche, legate da un rapporto nato tempo prima in comunità e mai interrotto nonostante fossero poi state trasferite in strutture diverse, avevano deciso di seguirlo: la più piccola voleva farsi tatuare sul braccio il nome dell'amica più grande, che aveva scelto di regalarle proprio quel gesto simbolico.
Una volta arrivate a Segrate, però, la situazione è precipitata. Nel casolare di campagna dove l'uomo le aveva condotte, le due ragazze sono state vittime di violenza sessuale. Contro una delle due, l'aggressore ha anche puntato un coltello. Solo l'arrivo casuale di un altro uomo nel casolare ha permesso alle giovani di essere liberate.
La fuga e l'arresto
Dopo i fatti, le due ragazze hanno trovato il coraggio di denunciare quanto subito. L'uomo, di nazionalità tunisina, si era però già dato alla fuga, riparando in Spagna. Le autorità spagnole lo hanno rintracciato e arrestato, per poi procedere alla sua estradizione in Italia, dove ha dovuto rispondere davanti alla giustizia dei reati commessi.
«Fatti odiosi, condanna doverosa»
A commentare l'esito del processo su Milano Today sono stati gli avvocati Giuseppe Stancanelli e Andrea De Vincentis, che hanno difeso le due giovani vittime. «Una condanna doverosa per fatti odiosi», hanno dichiarato i legali, sottolineando come le due ragazze abbiano fornito «una versione precisa e concordante» dei fatti durante tutto l'iter processuale. Un elemento che si è rivelato decisivo, tanto più a fronte delle dichiarazioni dell'imputato, che aveva fornito versioni discordanti su dove si trovasse nel momento dei fatti, risultando così poco credibile agli occhi del giudice.
Una vicenda che si chiude con una condanna severa, ma che lascia comunque il segno su un territorio, quello di Segrate, chiamato ancora una volta a fare i conti con un episodio di violenza di particolare gravità, consumato ai danni di due giovanissime.
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Redazione 



















