All'Ambrosiana il nastro adesivo incontra Leonardo, Moroni e Napoleone |VIDEO| |GALLERY|

Dal 15 maggio, No Curves porta il balaclava tra i capolavori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Ingresso libero.

Foto: Stefano Brigati

Era il 2004, o forse il 2005. Un brianzolo con le forbici e un rotolo di nastro adesivo attaccava strisce sui manifesti pubblicitari di Milano. Non firmava. Non aveva ancora un nome. Il nastro era uno strumento lineare con cui cercava di portare le immagini ai minimi termini, stravolgendo il senso della fotografia pubblicitaria. Nessuno sapeva chi fosse. Quasi nessuno si accorgeva di quello che faceva.

Un nome che è un manifesto

Il nome No Curves è nato per rappresentare il cuore della sua attività — e dice esattamente quello che promette. Il suo motto è "WE BELIEVE IN ANGLES AND STRAIGHT LINES": angoli, linee rette, rigore, complessità geometrica. Un'affermazione secca, in contrasto con la natura stessa del nastro adesivo, la sua plasticità, la sua malleabilità. È quel contrasto la materia prima. Il nastro è un oggetto curvo — il punto di partenza per ricreare figure geometriche dove esistono solo rette e angoli.
Nelle sue opere c'è una tale perfezione di forme e una così decisa varietà di sfumature che è difficile credere siano realizzate con il solo nastro colorato. Eppure è così. Da vicino si vede il nastro. Da lontano si vede il volto. L'immagine esiste solo a una certa distanza — come quasi tutto ciò che vale la pena guardare.
Ex alunno dello IED e tra i fondatori della tape art in Italia, è uno dei più riconosciuti esponenti internazionali di questa forma d'arte. Ha collaborato con Nike, Swatch e Red Bull. Ha esposto in musei e gallerie in tutto il mondo. Nel 2015 ha occupato 800 metri quadrati al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, nastro compreso sopra il sottomarino Toti. Nel 2022, quindici anni di lavoro confluiti a Palazzo Pirelli. Nel 2024, la copertina dell'edizione Mondadori di Neuromante di William Gibson — quarant'anni dalla prima pubblicazione.
Foto: Stefano Brigati

Foto: Stefano Brigati

Il passamontagna come dispositivo

Dal 15 maggio al 16 giugno 2026, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana ospita EGO – Dal Nastro Adesivo ai Grandi Capolavori, mostra personale di No Curves negli spazi della Sala del Foro Romano. Ingresso libero, aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18, tranne il mercoledì.
Nella Sala del Foro Romano c'è, tra le altre, una riproduzione del Musico di Leonardo — il ragazzo di profilo con lo spartito in mano, dipinto intorno al 1485. È lì da secoli con la stessa espressione assorta. E’ diventato un dj. Non è vandalismo. È nastro adesivo, applicato da No Curves con le stesse forbici e lo stesso taglierino dei manifesti notturni di vent'anni fa.
È questo il gesto centrale della mostra: intervenire sui protagonisti della storia dell'arte attraverso il balaclava, trasformando il passamontagna da simbolo di anonimato urbano a maschera universale. Non occultamento fine a se stesso, ma dispositivo per riflettere sull'ego contemporaneo, sulla sovraesposizione digitale, sul bisogno costante di costruire un'immagine di sé nello spazio pubblico dei social media.
Le altre opere seguono la stessa logica. Il Ritratto di gentiluomo di Moroni si staglia con la cintura di Gucci in una piazza Duomo contemporanea, come un giovane maranza. Il ritratto di Napoleone diventa un gilet giallo francese pronto a rinnegare quanto conquistato in secoli di storia — libertà, uguaglianza, fraternità.
C'è anche una serie diversa: le Maschere silenziose, sperimentazioni con il vetro. Una di loro è una donna, con il volto coperto, che indossa un abito con stampata la mappa di Gaza distrutta dalla guerra. A coprire l'opera, un vetro rotto dall'artista.
«Figure storiche e contemporanee si fondono in un unico flusso narrativo dove l'identità si dissolve e la mia arte la ricompone in infinite possibilità», spiega l'artista.
Foto: Stefano Brigati

Foto: Stefano Brigati

Il posto sbagliato, al momento giusto

Portare No Curves dentro l'Ambrosiana non è un gesto neutro. L'istituzione inaugurata l'8 dicembre 1609 dal cardinal Federico Borromeo custodisce il Codice Atlantico di Leonardo, la Canestra di frutta di Caravaggio, opere di Raffaello e Tiziano. Accanto a tutto questo, adesso, c'è un brianzolo con il nastro scotch che mette il passamontagna al Musico di Leonardo.
Il paradosso è esattamente il punto. Nel lavoro di No Curves il nastro diventa linguaggio: uno strumento capace di rendere contemporanei i capolavori senza privarli della loro memoria. Le linee rette non cancellano il dipinto sotto — lo attraversano. Il Musico è ancora riconoscibile. Moroni è ancora lì. Solo che adesso hanno qualcosa in più addosso, o in meno.
La domanda che la mostra pone è semplice e disturbante: quanto resta dell'identità quando l'immagine prende il posto del volto? È la stessa domanda che ci facciamo ogni volta che costruiamo un profilo, scegliamo una foto, decidiamo cosa mostrare e cosa nascondere. Il balaclava di No Curves è la metafora più onesta di come abitiamo i social media: coperti e visibilissimi allo stesso tempo.
La mostra si chiama EGO. Non parla soltanto dei personaggi sui muri dell'Ambrosiana. Parla anche di chi entra, guarda, e poi tira fuori il telefono per fare una foto.
Stefano Brigati - Redattore
Foto: Stefano Brigati

Foto: Stefano Brigati

Foto: Stefano Brigati

Foto: Stefano Brigati

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