Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975–1987 |VIDEO| |GALLERY|

Al Refettorio delle Stelline di Milano, dove l'artista fece la sua ultima apparizione pubblica nel gennaio del 1987, una mostra documentaria ricostruisce il decennio italiano di Warhol: tre galleristi, due città, un Paese in bilico tra terremoti, anni di piombo e rivoluzione pop.

Photo: Stefano Brigati

L'Italia oltre il mito

Tra gli anni Settanta e Ottanta l'Italia non fu per Warhol una semplice deviazione sulla mappa delle mostre internazionali, ma un laboratorio simbolico in cui idee, immagini e committenze si intrecciarono con la tradizione artistica e il fermento culturale della Penisola. Il ritorno di Warhol in Italia è oggi raccontato nella mostra "Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975–1987" al Palazzo delle Stelline, un'esposizione documentaria che riunisce oltre cento opere, fotografie e materiali d'archivio per illustrare gli anni in cui l'artista americano non fu semplicemente "esposto", ma coinvolto in un dialogo intenso con il sistema dell'arte italiano.
La mostra, ospitata nella Galleria Crédit Agricole Refettorio delle Stelline dal 20 marzo al 20 giugno 2026, fa luce su un capitolo spesso trascurato della carriera di Warhol: il suo rapporto con il mercato italiano, con collezionisti e galleristi come Alexander Iolas, Lucio Amelio e Luciano Anselmino, e con le città in cui tornò più volte in quegli anni.
Photo: Stefano Brigati

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Anselmino e l'urgenza estetica di Ladies and Gentlemen

Il primo grande gesto di Warhol "italiano" nasce da una commissione di Luciano Anselmino: la serie Ladies and Gentlemen (1975), composta da 105 ritratti serigrafici a colori raffiguranti drag queen e performer della scena newyorkese. Anselmino chiese quel progetto nei primi anni Settanta, portando Warhol a confrontarsi con soggetti spesso esclusi dai circuiti ufficiali dell'arte.
Le immagini, stampate negli anni successivi e diffuse in edizioni numerate, fecero la loro prima apparizione in Italia nel 1975 e poi nel 1976 nella galleria milanese di Anselmino, accompagnate da un catalogo a cui contribuì anche Pier Paolo Pasolini con un testo critico volto a cogliere la "sacralità del finto", cioè la forza simbolica delle maschere contemporanee come icone di una cultura che perde i suoi punti di riferimento tradizionali.
Questa serie non era semplice curiosità estetica: era la fusione di una poetica pop con la sensibilità di un gallerista italiano capace di leggere, prima di molti altri, l'importanza storica di una pratica visiva che ridefiniva l'identità stessa della rappresentazione.
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Napoli e il Vesuvio: potenza naturale e serialità pop

Se Anselmino aprì la strada alla presenza di Warhol in Italia negli anni Settanta, negli anni Ottanta fu Lucio Amelio a portare l'artista verso un'altra fase cruciale, quella napoletana. A Napoli, centro culturale e simbolico del Sud, Warhol si confrontò con un paesaggio storico e naturale molto diverso dalla metropoli americana. Da questa esperienza nacque la serie Vesuvius: opere in serigrafia e acrilico ispirate al vulcano, che trasformano la potenza della natura in immagini pop seriali.
Queste opere non sono semplici citazioni: incarnano la tensione tra evento singolare e moltiplicazione dell'immagine, tra la forza del vulcano e la logica della riproducibilità. Essa riflette l'energia creativa di Napoli e il desiderio di Warhol di esplorare l'estetica in dialogo con un territorio che respirava storia e modernità allo stesso tempo.
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Milano e The Last Supper: il dialogo con Leonardo

Negli anni Ottanta Warhol si confrontò anche con l'eredità artistica più profonda dell'Italia: Leonardo da Vinci. Su sollecitazione del gallerista Alexander Iolas, Warhol iniziò nel 1985 un ciclo di opere basato sull'iconica Ultima Cena leonardesca. Tra il 1985 e il 1986 realizzò una serie di variazioni, utilizzando tecniche di sovrapposizione, rotazione e cromia intensa, dando vita alla serie oggi nota come The Last Supper.
Questa serie, che divenne rapidamente uno dei gruppi di opere più ampi dedicati a un soggetto sacro nell'arte americana contemporanea, fu esposta per la prima volta a Milano dal gennaio 1987 negli spazi del Refettorio delle Stelline, proprio di fronte a Santa Maria delle Grazie dove si trova il celebre dipinto originale di Leonardo. La mostra presentò una selezione di 22 silkscreen che incarnano la tensione tra devozione, appropriamento estetico e pratica seriale tipica di Warhol.
Questa esposizione milanese fu tra le ultime grandi mostre a cui Warhol partecipò prima della sua morte, avvenuta nel febbraio del 1987, poche settimane dopo l'inaugurazione. Non è un caso se “The Last Supper“ sia spesso considerata uno dei lasciti artistici più complessi dell'artista, dove la celebrazione e la sovversione dell'icona si incontrano in una superficie visiva che sembra moltiplicare continuamente il significato stesso dell'opera.
Photo: Stefano Brigati

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L'eredità e lo sguardo che resta

La mostra "Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975 1987" non è una semplice retrospettiva: è una mappa di relazioni, di sguardi incrociati e di committenze che hanno fatto dell'Italia più di una tappa espositiva. I galleristi come Anselmino, Amelio e Iolas non sono figure secondarie, ma protagonisti di un racconto in cui Warhol non è solo artista esterno, ma interlocutore di sensibilità artistiche e imprenditoriali italiane in fermento.
Al di là delle singole opere, la mostra riunisce manifesti, inviti, fotografie e materiali d'archivio che documentano come Warhol fu percepito, accolto e mediato in una Penisola attraversata da forti tensioni politiche e da un desiderio di rinnovamento culturale simbolico. Quelle immagini — dalle drag queen di “Ladies and Gentlemen” al vulcano di Vesuvius, passando per le geometrie cromatiche delle Last Supper — raccontano non soltanto l'evoluzione di un artista, ma il modo in cui un Paese intero si confrontò con l'arte globale.
E mentre si attraversano le sale del Refettorio delle Stelline, davanti a poster, fotografie e serigrafie, resta la sensazione che l'Italia per Warhol non fu un semplice "passaggio", ma un terreno di scoperta, conflitto e invenzione: una storia di immagini e meticciati culturali che continua ad interrogarci, attraverso la luce acida del colore e la profondità enigmatica dei suoi simboli.
Stefano Brigati - Redattore
Photo: Stefano Brigati

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