Halloween, tutto quello che non sai sulla festa più antica del mondo; scopri la mappa per la caccia a streghe, fantasmi e spiriti per le vie di Milano
Dimentica l’America: Halloween nasce in Irlanda 3000 anni fa come festa pagana dedicata agli spiriti. E a Milano? Anche qui, tra vicoli e palazzi antichi, si celano streghe, fantasmi e spiriti da cercare nella notte del 31 ottobre.
15 ottobre 2025
Samhain, la vera storia di Halloween
Molti sono convinti che Halloween sia una celebrazione nata in America, ma in realtà le sue radici affondano nel cuore del vecchio continente, in particolare in Irlanda. Questa festa, ormai popolare anche in Europa, corrisponde all'antico capodanno celtico, conosciuto come Samhain. La sua diffusione negli Stati Uniti avvenne in seguito alla massiccia emigrazione di irlandesi che, spinti dalla grande carestia del XIX secolo, cercarono fortuna oltreoceano, portando con sé le loro antiche tradizioni.
L'etimologia del nome
Il termine "Halloween" è una contrazione dell'espressione irlandese "All Hallows' Eve". "Hallow" è una parola arcaica inglese che significa "Santo", quindi il nome completo si traduce come "Vigilia di Tutti i Santi". La celebrazione principale, il giorno di Ognissanti, in inglese è "All Hallows' Day". Questa enfasi sulla vigilia riflette una concezione del tempo tipica della cosmologia celtica, un'impronta linguistica ancora visibile in altre festività del mondo anglofono come "Christmas Eve" (la vigilia di Natale) o "New Year's Eve" (la notte di San Silvestro).
Immagine generata con AI. Prompt design: Stefano Brigati
I Celti e le celebrazioni di Samhain
Per comprendere a fondo le origini di Halloween, è necessario tornare indietro di oltre tremila anni, nell'Irlanda pagana. I Celti erano un popolo la cui vita era strettamente legata ai cicli della pastorizia. Il 1° novembre segnava per loro l'inizio del nuovo anno e l'arrivo della stagione fredda e buia. Questo momento di passaggio, in cui terminava la stagione calda, era celebrato con la festa di Samhain, una parola gaelica che significa "fine dell'estate". In questa occasione, i pastori riportavano le greggi a valle e le comunità si preparavano a lunghi mesi invernali da trascorrere al riparo, dedicandosi alla costruzione di utensili e alla narrazione di leggende.
Il tema centrale della festa era la morte, in armonia con il ciclo della natura: l'inverno rappresenta un periodo di riposo apparente, sotto il quale la vita si rinnova. I Celti credevano che durante questa notte gli spiriti dei morti, richiamati da Samhain, potessero fondersi con il mondo terreno, sospendendo temporaneamente le leggi dello spazio e del tempo. La celebrazione, quindi, univa il timore per gli spiriti e l'aldilà con la gioia per la fine dell'anno trascorso.
L'avvento del Cristianesimo
Con l'evangelizzazione delle Isole Britanniche, la Chiesa cercò di sradicare i culti pagani, ma non sempre ci riuscì. Invece di cancellare Samhain, si sovrappose ad essa, cristianizzandola. Papa Gregorio III, e in seguito Gregorio IV nel IX secolo, istituzionalizzarono ufficialmente la festa di Ognissanti per il 1° novembre. Successivamente, nel X secolo, per contrastare ulteriormente l'influenza del culto di Samhain, la Chiesa aggiunse il 2 novembre come Giorno dei Morti, una commemorazione dedicata alle anime dei defunti. Questa tradizione fu avviata dall'abate Odilone di Cluny nel 998 d.C..
La tradizione della zucca e la leggenda di Jack-o'-lantern
Una delle immagini più iconiche di Halloween è la zucca intagliata. Anche questa usanza fu portata in America dagli immigrati irlandesi, che in patria erano soliti intagliare rape e patate. Trovando in America le zucche, più grandi e facili da scavare, le adottarono come nuovo simbolo della festa. Le zucche venivano scolpite con un ghigno minaccioso e, con un lume all'interno, venivano poste fuori dalle porte per allontanare lo spirito errante di Jack-o'-lantern.
La leggenda racconta di un fabbro irlandese di nome Jack, un ubriacone furbo e scapestrato che riuscì a ingannare il diavolo più volte. Alla sua morte, a causa dei suoi peccati, non fu ammesso in paradiso; tuttavia, il diavolo, memore degli inganni subiti, gli negò anche l'ingresso all'inferno. Condannato a vagare per l'eternità in un limbo oscuro, Jack ottenne dal diavolo solo un tizzone ardente per illuminare il suo cammino. Per non farlo spegnere, lo inserì in una rapa svuotata, dando origine alla prima Jack-o'-lantern.
La leggenda racconta di un fabbro irlandese di nome Jack, un ubriacone furbo e scapestrato che riuscì a ingannare il diavolo più volte. Alla sua morte, a causa dei suoi peccati, non fu ammesso in paradiso; tuttavia, il diavolo, memore degli inganni subiti, gli negò anche l'ingresso all'inferno. Condannato a vagare per l'eternità in un limbo oscuro, Jack ottenne dal diavolo solo un tizzone ardente per illuminare il suo cammino. Per non farlo spegnere, lo inserì in una rapa svuotata, dando origine alla prima Jack-o'-lantern.
Immagine generata con AI.
Dall'Irlanda agli Stati Uniti e al mondo contemporaneo
Trasportata negli Stati Uniti dagli immigrati irlandesi, la celebrazione di Halloween si diffuse rapidamente, perdendo i suoi connotati religiosi e trasformandosi in un'occasione di divertimento e grandi festeggiamenti. Oggi, grazie all'influenza del cinema e della televisione americani, Halloween è diventata un fenomeno globale.
Nella cultura contemporanea, Halloween ha accentuato il suo aspetto più oscuro e lugubre, forse influenzato dalla concezione cristiana dell'aldilà. Fantasmi, streghe e mostri sono i protagonisti, e il loro aspetto terrificante viene esorcizzato attraverso maschere, costumi e scherzi. Per i giovani, è diventata una sorta di secondo carnevale, un'occasione per dare sfogo alla creatività e all'esuberanza. Nonostante la sua veste giocosa, la festa mantiene un legame con il culto dei morti, che oggi serve soprattutto ai vivi per esorcizzare la paura della morte, un evento reso sempre meno "naturale" dai progressi della medicina. I colori tradizionali, l'arancione e il nero, derivano direttamente dalle celebrazioni di Samhain: il primo simboleggia il raccolto e la fine dell'estate, il secondo il buio dell'inverno imminente.
Nella cultura contemporanea, Halloween ha accentuato il suo aspetto più oscuro e lugubre, forse influenzato dalla concezione cristiana dell'aldilà. Fantasmi, streghe e mostri sono i protagonisti, e il loro aspetto terrificante viene esorcizzato attraverso maschere, costumi e scherzi. Per i giovani, è diventata una sorta di secondo carnevale, un'occasione per dare sfogo alla creatività e all'esuberanza. Nonostante la sua veste giocosa, la festa mantiene un legame con il culto dei morti, che oggi serve soprattutto ai vivi per esorcizzare la paura della morte, un evento reso sempre meno "naturale" dai progressi della medicina. I colori tradizionali, l'arancione e il nero, derivano direttamente dalle celebrazioni di Samhain: il primo simboleggia il raccolto e la fine dell'estate, il secondo il buio dell'inverno imminente.
"Dolcetto o scherzetto?" e l'origine dei travestimenti
La famosa tradizione del "trick-or-treat" ha radici antiche. Una teoria la collega all'usanza medievale del "souling", in cui i cristiani, il 2 novembre, chiedevano l'elemosina di "pane d'anima", promettendo in cambio preghiere per i defunti delle famiglie donatrici. Un'altra origine potrebbe risalire direttamente ai rituali celtici: per ingraziarsi gli spiriti e le fate, ed evitare i loro "scherzetti", si lasciavano offerte di cibo fuori dalle case.
Immagine generata con AI. Prompt design: Stefano Brigati
E a Milano?
Per chi osa avventurarsi, la notte di Halloween è l’occasione perfetta per scoprire le leggende più oscure di Milano. Vediamole insieme, pronti a partire a caccia di fantasmi e spiriti per le vie della città.
La dama velata
Molto tempo fa, nell’area occupata oggi dal parco Sempione, all’incrocio tra via Gadio e via Paleocapa si racconta ci fosse una casa detta degli spiriti. Da quelle parti capitava di incontra una donna vestita di nero e velata in viso che con il suo atteggiamento ammiccante invitava gli uomini a seguirla prendendoli per mano. Entrati nella casa tra corridoi arredati con lusso e stanze con pareti rivestite da velluto nero si giungeva in una grande sala, dove la dama abbracciava il malcapitato per coinvolgerlo in una danza sensuale ed inebriante. Si racconta che alcuni uomini, non resistendo alla curiosità, le strapparono il velo per vedere il volto. Ma ebbero una brutta sorpresa. Il viso appariva come un orribile teschio sogghignante. I malcapitati si davano alla fuga, ma molti di loro si persero tra le stanze non trovando mai l’uscita e di loro non se ne seppe più nulla. Chi riuscì a guadagnare la fuga invece tornò in città, ma dai suoi racconti venne preso per pazzo. Ci fu chi riuscì a convincere le guardie ad andare a verificare di persona, ma della casa non vi era più nessuna traccia. E questo nonostante a quei tempi fosse aperta campagna e non sarebbe stato difficile individuarla.
Il fantasma dell’aviatore
L'aeroporto di Taliedo fu il primo costruito a Milano nel lontano 1911 e sorgeva dove oggi si trova Via Mecenate. Inizialmente era utilizzato come pista di collaudo per le officine Caproni. Fondate da Giovanni Battista Caproni, ingegnere aeronautico e pioniere dell’aviazione italiana, la fabbrica di velivoli ebbe il suo massimo splendore tra le due guerre mondiali ed era dedicata quasi esclusivamente alla costruzione di aerei militari. Nella pista venivano collaudati i nuovi modelli, in un’epoca in cui l’aviazione era agli albori e gli incidenti erano all’ordine del giorno. Molti testimoni raccontano che nelle notti d’inverno sia possibile avvistare un uomo con un pesante giubbotto di pelle da pilota aggirarsi lungo la via Mecenate all’altezza delle ex officine. L’aviatore appare dal nulla e cammina con aria pensierosa guardando verso l’area dove un tempo sorgeva la fabbrica. Molti dicono si tratti del fantasma dello stesso Ingegner Caproni, altri di un aviatore morto durante un collaudo. Ma tutti sono concordi sul fatto che l’uomo ha uno sguardo triste, come se stesse guardando con nostalgia al tempo, ormai andato, della gloriosa aviazione italiana.
Bernardina Visconti
Durante le notti d’inverno, molti testimoni affermano di aver visto una donna in abiti medievali, vagare tra Via Santa Radegonda e le arcate di Porta Nuova. Si tratterebbe del fantasma di Bernarda Visconti che cammina tra i vicoli in cerca della pace eterna sussurrando il nome del suo amato.
Bernabò Visconti, signore di Milano dal mille trecento cinquanta al 1385, ebbe sette figli dalla moglie Beatrice Regina della Scala, e quattro figlie fuori dal matrimonio che volle far maritare degnamente. A Bernarda toccò come marito Giovanni Suardi, un cavaliere bergamasco più vecchio di lei, affidabile servitore dei Visconti. Il matrimonio durò nove anni, fino a quando fu scoperta la relazione che lei intratteneva con un giovane al servizio del padre: Antoniolo Zotta. Pare che fu lo stesso Bernabò a scoprire la tresca. Ma ciò che era concesso al padre non era permesso alla figlia e diede disposizione ai giudici di applicare pene esemplari. Il giovane Antoniolo fu condannato all’impiccagione, mentre Bernarda venne imprigionata in una delle torri della Rocchetta di Porta Nuova dove, dopo dieci mesi di patimenti, venne trovata morta la mattina del 4 ottobre 1376.
Bernabò Visconti, signore di Milano dal mille trecento cinquanta al 1385, ebbe sette figli dalla moglie Beatrice Regina della Scala, e quattro figlie fuori dal matrimonio che volle far maritare degnamente. A Bernarda toccò come marito Giovanni Suardi, un cavaliere bergamasco più vecchio di lei, affidabile servitore dei Visconti. Il matrimonio durò nove anni, fino a quando fu scoperta la relazione che lei intratteneva con un giovane al servizio del padre: Antoniolo Zotta. Pare che fu lo stesso Bernabò a scoprire la tresca. Ma ciò che era concesso al padre non era permesso alla figlia e diede disposizione ai giudici di applicare pene esemplari. Il giovane Antoniolo fu condannato all’impiccagione, mentre Bernarda venne imprigionata in una delle torri della Rocchetta di Porta Nuova dove, dopo dieci mesi di patimenti, venne trovata morta la mattina del 4 ottobre 1376.
La contessa di Challant
Il Castello Sforzesco custodisce segreti oscuri e presenze inquietanti. Tra queste spicca il fantasma della contessa di Challant che ogni anno, nel mese di ottobre, rivive il suo dramma, sorseggiando il sangue dell’amante prima che la sua testa rotoli via dal corpo. Bianca Maria Scapardone (o Gaspardone) nacque intorno all’anno 1500 a Casale Monferrato figlia di un facoltoso mercante. Giovanissima sposò Ermes Visconti, signore di Somma Lombardo, e si trasferì a Milano. Ma il marito morì giustiziato nel 1519 per tradimento. Rimasta vedova, Bianca Maria sposò Renato di Challant e si trasferì con lui in Valle d'Aosta. Presto tra i due nacquero dissapori, forse a causa della noiosa vita di provincia rispetto a quella di Milano. Tornata in città come contessa di Challant, Bianca Maria si immerse in una vita gaia e dissoluta, favorita sia dalla sua bellezza che dalla sua ricchezza. Iniziò una relazione clandestina con Ardizzino Valperga, conte di Masino, che si rivelò fatale per entrambi. Dopo la rottura, Valperga iniziò a diffamare pubblicamente Bianca Maria, scatenando così il suo desiderio di vendetta. Bianca Maria sedusse Pedro de Cardona, un giovane capitano spagnolo, e lo convinse ad uccidere il Valperga. Sospettato del delitto fu arrestato e sottoposto a tortura, rivelando il coinvolgimento della contessa. Bianca Maria confessò di essere la mandante dell'omicidio, offrendo denaro per l'immunità, ma senza successo. Il 20 ottobre 1526 fu giustiziata pubblicamente sul rivellino del castello sforzesco.
Carlina, il fantasma del Duomo
Il Duomo di Milano è avvolto da una leggenda misteriosa. Diversi fotografi hanno catturato l’immagine di una donna vestita di nero dietro a coppie di sposi sulla porta del Duomo. Si dice sia Carlina, una giovane di Schignano, vicino Como, dove le spose avevano l’usanza di vestirsi di seta nera per il matrimonio. In un giorno di ottobre, Carlina sposò Renzino. Dopo la cerimonia, andarono a Milano per il viaggio di nozze e salirono sul Duomo. Le guglie avvolte nella nebbia, e le statue di drago, inquietarono Carlina, che nascondeva un segreto. La donna aveva in grembo un bambino frutto di una scappatella con un giovane straniero. In quel luogo suggestivo e silenzioso, con sagome spettrali nella foschia, Carlina fu presa dal panico. Lasciò la mano del marito e corse tra le statue, urlando per il peso del suo segreto. Il marito la vide cadere nel vuoto, scomparendo tra le guglie del Duomo. Il suo corpo non fu mai ritrovato. Oggi, molti testimoniano di una figura vestita di nero con occhi bianchi che appare nelle foto dietro i novelli sposi, quasi ad augurare loro un matrimonio felice, che lei non ha potuto avere.
Le anime di Corso Monforte
Una leggenda narra che in Corso Monforte a Milano, nelle notti di densa nebbia, si possano avvistare spiriti femminili vestiti di rosso, adornati con gioielli argentati che camminano in processione tra lamenti e singhiozzi. Si dice che queste anime ricordino il momento in cui i loro figli e mariti furono bruciati vivi. Nell'anno 1028, un giorno come tanti, Monforte d'Alba fu improvvisamente assediata dalle milizie di Ariberto d’Intimiano, arcivescovo di Milano, e il suo castello espugnato. La comunità di quel luogo era stata accusata di eresia perché aveva abbandonato la religione cattolica ritenendola corrotta. Coloro che non furono uccisi sul momento furono catturati e trasportati a Milano. Centinaia di essi, inclusi anziani indifesi, donne e bambini, furono relegati in un sobborgo a est, al di fuori delle mura cittadine. Qui, venne loro offerta un'opzione: rinnegare la propria fede o affrontare il rogo. Pochissimi scelsero di rinnegare, mentre la stragrande maggioranza preferì il sacrificio sul rogo. Corso Monforte è stato così chiamato in ricordo di questi avvenimenti.
Il fantasma della Scala
Il Teatro alla Scala, simbolo della lirica mondiale, custodisce un mistero legato a Maria Malibran, celebre soprano del XIX secolo. Dotata di un’estensione vocale straordinaria e di una presenza scenica carismatica, la Malibran conquistò l’Europa e il cuore di Milano, dove fu acclamata come una delle interpreti più brillanti del suo tempo. Nata a Parigi nel 1808, raggiunse il successo fin da giovanissima, ma la sua carriera fu tragicamente breve. Nel luglio 1836, cadde da cavallo e riportò gravi ferite. Nonostante il dolore, rifiutò le cure mediche e continuò ad esibirsi, fino a quando le sue condizioni peggiorarono. Dopo una settimana di agonia, morì il 23 settembre 1836 a soli 28 anni.
Da allora, alcuni raccontano di aver percepito una presenza misteriosa nei corridoi della Scala durante le prove notturne, sentendo echeggiare celebri arie che la Malibran un tempo cantava.
Il suo spettro appare, secondo la leggenda, nei sotterranei e tra i camerini, per poi avvicinarsi alla ribalta come se fosse ancora pronta ad incantare il pubblico. Tecnici e musicisti affermano di aver avvertito la sua voce o di aver visto la sua figura, che si muove silenziosa ed inquietante, rendendo eterno il legame tra Maria Malibran e il teatro che amò fino alla fine.
Da allora, alcuni raccontano di aver percepito una presenza misteriosa nei corridoi della Scala durante le prove notturne, sentendo echeggiare celebri arie che la Malibran un tempo cantava.
Il suo spettro appare, secondo la leggenda, nei sotterranei e tra i camerini, per poi avvicinarsi alla ribalta come se fosse ancora pronta ad incantare il pubblico. Tecnici e musicisti affermano di aver avvertito la sua voce o di aver visto la sua figura, che si muove silenziosa ed inquietante, rendendo eterno il legame tra Maria Malibran e il teatro che amò fino alla fine.
La strega di Porta Romana
Dino Buzzati era un giornalista, scrittore e poeta italiano. Lavorò molti anni al Corriere della Sera e scrisse molti racconti misteriosi e metafisici che ebbero come scenario preferito la città di Milano.
Si racconta che ogni mattina si recasse in Via Maddalena, tra Porta Romana e piazza Missori, per fare visita alla strega Colomba, che sembra gli rivelasse cosa sarebbe successo durante la sua giornata. Colomba abitava in una stamberga lurida, un tempo deposito attrezzi per gli stradini, che per necessità aveva trasformato in dimora. Nel quartiere era conosciuta come una brava persona, il cui campo principale era la magia bianca, sebbene di tanto in tanto si cimentasse nella magia nera.
Si diceva che nella sua “casa” ci fossero un gatto ed un merlo che sapevano parlare e che utilizzasse un vero teschio per fare i suoi incantesimi. Nel 1960 Colomba morì di broncopolmonite, ma la leggenda narra che il suo spirito sia tornato a vagare per le strade di Porta Romana. Molti affermano di aver incontrato un'anziana mendicante che, quando incrocia una giovane donna in età da marito, le offre predizioni sul suo futuro coniugale in cambio di una moneta. Dopo aver fatto la sua rivelazione scompare nel nulla, così come era apparsa.
Si racconta che ogni mattina si recasse in Via Maddalena, tra Porta Romana e piazza Missori, per fare visita alla strega Colomba, che sembra gli rivelasse cosa sarebbe successo durante la sua giornata. Colomba abitava in una stamberga lurida, un tempo deposito attrezzi per gli stradini, che per necessità aveva trasformato in dimora. Nel quartiere era conosciuta come una brava persona, il cui campo principale era la magia bianca, sebbene di tanto in tanto si cimentasse nella magia nera.
Si diceva che nella sua “casa” ci fossero un gatto ed un merlo che sapevano parlare e che utilizzasse un vero teschio per fare i suoi incantesimi. Nel 1960 Colomba morì di broncopolmonite, ma la leggenda narra che il suo spirito sia tornato a vagare per le strade di Porta Romana. Molti affermano di aver incontrato un'anziana mendicante che, quando incrocia una giovane donna in età da marito, le offre predizioni sul suo futuro coniugale in cambio di una moneta. Dopo aver fatto la sua rivelazione scompare nel nulla, così come era apparsa.
Il fantasma della Pinacoteca Ambrosiana
Si racconta che lo spirito di Lucrezia Borgia si aggiri nottetempo nelle sale della Pinacoteca Ambrosiana, dove in una stanza del museo è custodita una preziosa teca contente una sua ciocca di capelli, ancora straordinariamente integri, morbidi e lucenti. La bionda ciocca era stata inviata da Lucrezia in una lettera come pegno d’amore all’amante, il poeta Pietro Bembo. Sembra che il suo fantasma se ne prenda cura ogni notte pettinandoli e lavandoli mentre rilegge le parole del suo amato. Nell'Ottocento, la ciocca divenne oggetto di culto per i romantici. Lord Byron si vantò di aver trafugato un capello, mentre Gustave Flaubert e Gabriele d’Annunzio ne lodarono la bellezza. Lucrezia Borgia, erroneamente demonizzata come icona di malvagità femminile, fu rivalutata nel XIX secolo come vittima del suo tempo e della famiglia. Figlia illegittima di Rodrigo Borgia, divenuto poi Papa Alessandro VI, e di una locandiera, fu oggetto di matrimoni manipolati dal padre e dal fratello Cesare. Accusata ingiustamente di incesto e di essere un’avvelenatrice, morì giovane a causa di complicazioni da parto, dopo aver dato alla luce otto figli.
San Bernardino alle Ossa
La Chiesa di San Bernardino alle Ossa, situata in Piazza Santo Stefano a Milano, fu costruita nel 1269 accanto ad un ossario preesistente su un terreno precedentemente occupato da un ospedale per lebbrosi ed un cimitero. Questa chiesa, ristrutturata nel 1695, è nota per il suo macabro ossario. Le pareti della cappella quadrata sono rivestite di teschi ed ossa, disposti in forme artistiche, come croci o come la lettera "M" di Maria, in onore di Santa Maria Addolorata. I resti appartenevano a semplici cittadini, nei testi dell’epoca indicati come "innocenti". Una leggenda misteriosa narra che il giorno dei Morti, lo scheletro di una bambina sepolto a sinistra dell'altare risalga dal suo tumulo attraverso un varco stretto. La bambina trascina con sé gli altri scheletri, che, ricomponendosi, danno vita a una danza macabra nella cappella, coinvolgendo anche quelli dei giustiziati, che si trovano sopra la porta d'ingresso. Si dice che il sinistro rumore delle ossa in movimento sia udibile anche all’esterno della chiesa.
La casa del diavolo
Ludovico Acerbi, era un gentiluomo di circa cinquant'anni, che nel 1615 fu inviato dal governo spagnolo a Milano. Stabilì la sua dimora in corso di Porta Romana, dove ristrutturò un palazzo che oggi porta il suo nome: Palazzo Acerbi. Durante l'epidemia di peste del 1630, molti nobili fuggirono in campagna, ma Acerbi si rifiutò di lasciare la città ed organizzava sontuosi ricevimenti nonostante la miseria e la morte diffusa. Si diceva che fosse immune alla malattia e rendesse immuni gli ospiti. La gente lo vedeva in giro per Milano con la sua carrozza trainata da cavalli neri oppure affacciato alla sesta finestra del primo piano del suo palazzo e la sua risata echeggiava nel deserto corso reso spettrale dalla peste. Gli abitanti di Milano lo ritenevano il diavolo in persona e il suo palazzo ancora oggi è conosciuto a Milano come la "casa del diavolo".
Il vecchio della Senavra
Al numero 50 di Corso XXII Marzo a Milano si trova la Senavra, oggi una chiesa, ma un tempo manicomio istituito nel 1780 su decreto di Maria Teresa d’Austria. Il fabbricato fu costruito nel 1548 da don Ferrante Gonzaga come dimora di campagna. Divenne poi sede dei Gesuiti fino all’abolizione degli ordini monastici voluta da Napoleone, e già dal 1781 iniziò ad ospitare i primi malati mentali trasferiti nottetempo su carri. Nel 1878 il manicomio si trasferì a Mombello, e la Senavra divenne prima un rifugio per mendicanti e senzatetto, poi l’edificio di culto di oggi. Si racconta che nei pressi della chiesa si aggiri lo spettro di un paziente morto nel manicomio, chiamato il “vecchio della Senavra”. Dopo mezzanotte, può capitare di accorgersi di essere seguiti dal fantasma, che ama spaventare i passanti. Il suo passo è riconoscibile dal rumore di zoccoli caprini e dalla cadenza claudicante. L’unico modo per liberarsi di lui è lanciargli una monetina e il vecchio si dilegua frettolosamente con il suo piccolo tesoro.
La torre dei malsani
Nel XIII secolo, la lebbra ebbe il suo picco massimo in Europa. Anche Milano fu colpita e per confinare gli infetti venne deciso di costruire una struttura fuori le mura della città. Nacque il lebbrosario di San Materno, dove gli ammalati venivano abbandonati al loro destino, senza assistenza e senza speranza, in attesa di passare a miglior vita. Il lebbrosario fu demolito anni dopo per far posto all’attuale Ospedale Maggiore ma una delle due torri è ancora esistente e si trova a pochi passi dalle colonne di San Lorenzo, fra Via Torino e Via Cesare Correnti. La torre è nota come “torre dei Malsani”. Nelle notti d’estate, al calare delle tenebre, si dice si possano ancora udire le voci e i lamenti dei lebbrosi, un tempo ospitati in quella struttura, che implorano un aiuto che nessuno gli ha mai dato.
Stefano Brigati - Redattore
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15 ottobre 2025
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