Il M5S a Peschiera Borromeo, tra retorica e contraddizioni: prediche universali, attacchi alla Lega, e zero proposte concrete
Il capogruppo dei pentastellati scambia il Consiglio comunale per un comizio, si scaglia contro la violenza verbale, dimenticando che il suo movimento ha costruito fortune politiche proprio sull’aggressività del linguaggio. Dimissioni? Forse è il caso.
Mentre l'intero Consiglio comunale si occupa della città, l'esponente del M5S attacca Vannacci
Il Consiglio comunale di Peschiera Borromeo del 30 settembre 2025 ha visto due lunghi interventi del consigliere del Movimento Cinque Stelle Antonio Buono. Nel primo, invece di utilizzare il tempo a disposizione per affrontare i problemi concreti nelle comunicazioni, ha preferito rispondere alle critiche del centrodestra cittadino. Un atteggiamento discutibile: se quelle contestazioni fossero state espresse in assemblea la replica avrebbe avuto un senso, ma poiché si trattava di comunicati esterni, sarebbe stato più corretto replicare con lo stesso strumento e non occupare impropriamente i lavori del Consiglio. Nel secondo intervento, dedicato al Piano di diritto allo studio, Buono ha poi compiuto un goffo camufflage, trasformando la discussione in un attacco politico diretto alla Lega e al generale Vannacci sul tema della violenza verbale, arrivando persino a strumentalizzare recenti tragedie legate al bullismo giovanile. A completare il quadro, la scelta di presentarsi in aula con un abbigliamento fuori luogo, con una maglietta recante scritte che nulla hanno a che vedere con la dignità dell’assemblea consiliare.
L’ambiguità del “civico”
Buono ha rivendicato più volte di essersi sempre mosso come «cittadino civico», impegnato nell’ascolto della comunità di Bellaria, sganciato da logiche di partito. Ma questa narrazione regge fino a un certo punto. Il consigliere, infatti, si è candidato sotto le insegne del Movimento Cinque Stelle, ereditando un simbolo che gli storici militanti del M5S peschierese avevano abbandonato proprio in polemica con le alleanze di convenienza e senza radicamento programmatico. Parlare oggi di “civicità pura” è dunque poco credibile, quasi un tentativo di rilegittimazione a posteriori.
Il vincolo dei perossidi e la memoria corta
Il Consiglire del M5S ha poi ricordato la vicenda del vincolo sui perossidi che per anni ha frenato l’urbanistica di Bellaria, definendolo «completamente infondato». Una semplificazione che non tiene conto delle trasformazioni intervenute nel tempo, come lo spostamento di attività produttive da parte di Mapei. Il problema non è tanto ricordare il passato, quanto farlo in maniera parziale, senza riconoscere l’evoluzione dello scenario. Inoltre, parlare di una questione “tenuta fuori dalla politica” stride con le numerose prese di posizione e gli endorsement pubblici che negli anni lo stesso Buono ha rilasciato in più tornate elettorali, fino alla sua candidatura diretta.
Il ruolo di un consigliere
Uno dei passaggi che più ci ha sorpreso del suo intervento riguarda il riferimento alle mobilitazione civica per la Palaestina, con la critica al centrodestra locale che lo aveva accusato di occuparsi più di geopolitica che dei problemi cittadini. Buono ha rivendicato il diritto di affrontare grandi temi morali, contrapponendoli alle «buche asfaltate» di Peschiera. È qui che si apre il vero nodo: nessuno contesta la sensibilità verso tragedie internazionali, ma la sua elezione è avvenuta sulla base di un programma amministrativo locale. Il Consiglio comunale non è un palco per i massimi sistemi, bensì un luogo dove si discutono i servizi, la scuola, la viabilità, la sicurezza. La critica che gli viene rivolta non è quella di occuparsi di Gaza, ma di non aver mai inciso realmente sul merito delle questioni peschieresi. Buono può tranquillamente sostenere le sue tesi dove vuole, ma il Consiglio comunale ha un ruolo preciso.
Le dimissioni mancate
Lo stesso Buono ha ammesso di aver valutato le richieste di dimissioni, ma di aver deciso di rimanere «perché la città non possa essere lasciata nelle mani di chi strumentalizza politicamente ogni cosa. E quindi mi dispiace deludere le aspettative di qualcuno ma io e il Movimento 5 Stelle continueremo a far sentire la nostra voce sia su temi locali che su temi che riguardano la vita e il futuro dei nostri figli». Un ribaltamento retorico che suona più come difesa d’ufficio che come analisi politica. Anche qui si evidenzia l’ambiguità: da un lato si propone come civico indipendente, dall’altro si rivendica apertamente come difensore del Movimento Cinque Stelle
L’intervento sul Piano di diritto allo studio
La seconda parte del suo intervento, collegata al Piano di diritto allo studio, si è trasformata in un comizio moraleggiante sulla violenza verbale, culminato con il racconto tragico del giovane quattordicenne morto suicida perché bullizzato e con citazioni letterarie. Pur condividendo l’immenso pathos per quella tragedia e per il dolore della famiglia del ragazzo, troviamo fuori luogo che un episodio così drammatico venga adoperato come strumento retorico per trasformare l’intervento sul Piano di diritto allo studio in una sorta di j’accuse politico. Buono ha infatti utilizzato la vicenda per colpire direttamente la Lega e il generale Roberto Vannacci, riportando l’affermazione dell'ex miliare nel suo libro: «Cito, chi è gay non dovrebbe ostentare la sua eccentricità nel rispetto dei comportamenti e dei valori comuni».
Così, invece di restare nel merito delle proposte educative e sociali contenute nel documento, il consigliere ha piegato la discussione a un attacco politico nazionale, perdendo di vista il contesto amministrativo locale. Ma soprattutto, lo ha fatto camuffando goffamente il suo commento al Piano di diritto allo studio nell’ennesimo delirio partitico contro questa volta la Lega. Il risultato è stato quello di inasprire inutilmente il clima del Consiglio comunale, trasformando un momento di condivisione su un documento importante per la città in un’arena polemica, divisiva e distante dalle reali esigenze dei cittadini di Peschiera Borromeo.
La questione della maglietta in aula
Un ulteriore elemento di critica riguarda l’atteggiamento tenuto in aula. Buono si è presentato con una maglietta recante scritte non consentite dal regolamento del Consiglio comunale. L’articolo 63, dedicato all’“Ordine della discussione”, impone ai partecipanti un «contegno consono alla dignità dell’assemblea», vietando l’esibizione di cartelli, striscioni e manifesti. È evidente che anche l’uso di abbigliamento con messaggi politici rientri in questa casistica, essendo un mezzo di propaganda visiva. La responsabilità non è solo del consigliere, ma anche del Presidente del Consiglio, che non ha fatto rispettare le regole.
Più politica che amministrazione
L’intervento di Antonio Buono ha confermato un limite strutturale del suo modo di intendere il ruolo di consigliere: tanta retorica, tanta voglia di assumere posizioni morali, ma scarsa attenzione alle questioni amministrative concrete. A un anno dal suo insediamento resta la sensazione di un consigliere più impegnato a costruire un profilo personale che a incidere davvero sulla vita dei cittadini di Peschiera Borromeo. Se vuole guadagnarsi credibilità, dovrà abbandonare i proclami e dimostrare, con atti e proposte concrete, di avere davvero a cuore il futuro della città. Un problema, per Peschiera Borromeo, ma sopratutto per la sua maggioranza eletta per amministrare,
Giulio Carnevale
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