Bufera sul post di Paolo Micheli sui robotaxi: nato per lanciare un tema, si è trasformato in un termometro del disagio e della sfiducia
Sulla Pagina Fecebook del sindaco di Segrate oltre cento commenti tra dubbi sociali, timori per il lavoro e richiami alle priorità del trasporto pubblico
Fotomontaggio AI
Le polemiche sui social
Un post di Paolo Micheli, sindaco di Segrate, del 2 gennaio 2026, dedicato al tema dei robotaxi e del rischio che l’Europa resti indietro rispetto a Stati Uniti e grandi player tecnologici, ha scatenato una vera e propria tempesta sui social. Sotto l’intervento, pubblicato su Facebook, si sono accumulati oltre cento commenti in poche ore, con toni spesso durissimi. Diversi tassisti e cittadini hanno attaccato frontalmente l’idea di un futuro fatto di vetture a guida autonoma, accusando la politica di voler «fare esperimenti sulla pelle di chi lavora» e di non comprendere le difficoltà quotidiane di chi vive di trasporto pubblico non di linea. C’è chi ha accusato il sindaco di voler «spiccare politicamente» e chi ha invitato a presentarsi in piazza durante lo sciopero della categoria per ripetere dal vivo quanto scritto online, con espressioni colorite e purtroppo anche insulti personali.
Il sindaco prova a chiarire: “Non voglio sostituire le persone con i robot”
Lavoro, multinazionali e paura del futuro
Tpl in affanno e sicurezza stradale: le priorità chieste dai residenti
Un dibattito che supera i confini di Segrate
Al di là del caso specifico, il confronto esploso sotto il post di Paolo Micheli restituisce l’immagine di una comunità divisa tra il timore di essere travolta dalla tecnologia e la consapevolezza che ignorare l’innovazione non la fermerà. Da una parte chi vede nei robotaxi l’ennesimo tassello di un modello «auto-centrico» e diseguale, che rischia di lasciare indietro lavoratori e fasce fragili; dall’altra chi, pur condividendo molte critiche, ritiene necessario interrogarsi per tempo su regole, standard di sicurezza e strumenti di tutela sociale. Nel mezzo, un trasporto pubblico locale che molti giudicano ancora troppo fragile per reggere il peso di nuove sperimentazioni. Il post del sindaco, nato per lanciare un tema di scenario, si è così trasformato in un termometro del disagio e della sfiducia che attraversano non solo Segrate, ma una parte significativa del dibattito pubblico sulla mobilità del futuro.
Un post di Paolo Micheli, sindaco di Segrate, del 2 gennaio 2026, dedicato al tema dei robotaxi e del rischio che l’Europa resti indietro rispetto a Stati Uniti e grandi player tecnologici, ha scatenato una vera e propria tempesta sui social. Sotto l’intervento, pubblicato su Facebook, si sono accumulati oltre cento commenti in poche ore, con toni spesso durissimi. Diversi tassisti e cittadini hanno attaccato frontalmente l’idea di un futuro fatto di vetture a guida autonoma, accusando la politica di voler «fare esperimenti sulla pelle di chi lavora» e di non comprendere le difficoltà quotidiane di chi vive di trasporto pubblico non di linea. C’è chi ha accusato il sindaco di voler «spiccare politicamente» e chi ha invitato a presentarsi in piazza durante lo sciopero della categoria per ripetere dal vivo quanto scritto online, con espressioni colorite e purtroppo anche insulti personali.
Il sindaco prova a chiarire: “Non voglio sostituire le persone con i robot”
Di fronte al fuoco di fila dei commenti, Paolo Micheli è intervenuto più volte nella discussione per precisare la propria posizione. Il primo cittadino ha ribadito che il suo obiettivo non sarebbe quello di rimpiazzare i lavoratori in carne e ossa, ma di spingere le istituzioni a farsi trovare pronte davanti a una tecnologia che, a suo dire, arriverà comunque. In alcuni passaggi, rivolgendosi ai suoi interlocutori, ha spiegato che i robotaxi dovrebbero essere pensati come parte di un sistema integrato e non come sostituti del trasporto pubblico tradizionale: «Il mio post non voleva dire “sostituiamo tutto con i robot”. Voleva dire: prepariamoci, perché arriveranno comunque. E facciamolo tutelando chi ci lavora». Lo stesso sindaco ha ammesso i limiti attuali di questi servizi, soprattutto in relazione alle persone fragili: «Un robotaxi oggi non sa aiutare un anziano con il deambulatore, accompagnare un non vedente, o adattarsi a chi ha bisogno di un’auto più bassa o più alta», riconoscendo che l’assistenza umana resta indispensabile.
Il cuore delle critiche riguarda il lavoro e la distribuzione dei benefici economici. Molti segratesi e utenti di altre città hanno sottolineato come dietro il modello dei robotaxi ci sia, a loro giudizio, solo l’interesse di grandi multinazionali intenzionate a ridurre il costo del lavoro: «Si tratta solo di un nuovo business, in cui la tecnologia pretende di sostituire l'essere umano, con cui pochi ricchi diventerebbero ancora più ricchi a danno di migliaia di driver e delle loro famiglie», scrive un tassista. Altri interlocutori ricordano che già in passato liberalizzazioni e nuove piattaforme non hanno portato a un reale abbassamento dei costi per i cittadini, ma hanno indebolito il tessuto economico locale, svuotando negozi e servizi di prossimità. In più di un commento si denuncia il rischio di un mondo «pensato solo per chi può permetterselo», dove chi resta senza lavoro non avrà gli strumenti per reggere l’impatto della transizione tecnologica. Il sindaco, da parte sua, replica richiamando la responsabilità della politica: «Questa trasformazione avverrà. Possiamo governarla tutelando chi ci lavora […] o subirla caoticamente», facendo riferimento a possibili politiche di formazione, redditi di transizione e tassazione dei grandi gruppi.
Un filone consistente di commenti contesta soprattutto le priorità. Diversi residenti raccontano disservizi quotidiani: corse di autobus saltate, radiobus che «non trova nessuno» alle prime ore del mattino, collegamenti carenti tra i quartieri di Segrate e le fermate della M4 o del passante. In questo quadro, parlare di robotaxi viene percepito da molti come una provocazione. Una segratese sintetizza così il malumore: «Ben vengano le innovazioni, non vogliamo rimanere nel medioevo! Però forse sarebbe il caso di passare prima al Rinascimento e poi entrare nel nuovo millennio». Altri interlocutori insistono sul tema della sicurezza: strade dissestate, traffico caotico, ciclisti, monopattini e rider indisciplinati vengono indicati come elementi che renderebbero complicata, se non impossibile, l’introduzione su larga scala di veicoli a guida autonoma. C’è chi prevede auto ferme in mezzo agli incroci, bloccate da imprevisti che oggi vengono gestiti dall’esperienza dei conducenti in carne e ossa.
Al di là del caso specifico, il confronto esploso sotto il post di Paolo Micheli restituisce l’immagine di una comunità divisa tra il timore di essere travolta dalla tecnologia e la consapevolezza che ignorare l’innovazione non la fermerà. Da una parte chi vede nei robotaxi l’ennesimo tassello di un modello «auto-centrico» e diseguale, che rischia di lasciare indietro lavoratori e fasce fragili; dall’altra chi, pur condividendo molte critiche, ritiene necessario interrogarsi per tempo su regole, standard di sicurezza e strumenti di tutela sociale. Nel mezzo, un trasporto pubblico locale che molti giudicano ancora troppo fragile per reggere il peso di nuove sperimentazioni. Il post del sindaco, nato per lanciare un tema di scenario, si è così trasformato in un termometro del disagio e della sfiducia che attraversano non solo Segrate, ma una parte significativa del dibattito pubblico sulla mobilità del futuro.
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