La riviera romagnola rimane a secco di personale qualificato nella stagione dei record

Anni di contratti farlocchi e lavoro in nero sottopagato hanno portato le giovani leve, fresche di studi, a migrare verso lidi stranieri più appetibili

Panorama riviera romagnola

Panorama riviera romagnola

Due lati di una stessa medaglia "di legno" nonostante le opportunità siano "d'oro"

Spiagge affollate, locali presi d’assalto, alberghi pieni e ristoranti inaccessibili senza prenotazione. Rimini e Riccione non vedevano una crescita così significativa ormai da qualche anno. Il solo confronto con la stagione 2017 mostra un aumento dell’8% di turisti in questo periodo più caldo dell’anno. Questa crescente richiesta di servizi coincide, però, con una vistosa mancanza di personale qualificato che spaventa moltissimi albergatori e proprietari, sempre più in difficoltà nella ricerca del dipendente stagionale.
Finora, i candidati visionati non sono riusciti a soddisfare tale necessità e, al momento, si contano circa 600 posti vacanti tra Ravenna e Rimini. Le persone proposte finora erano per lo più lavoratori generici, fuori dal mercato del lavoro da qualche anno e privi di un’istruzione adeguata che gli permettesse di avere un dialogo fluente con i turisti stranieri e delle competenze in ambito culinario e alberghiero. Le professioni più richieste, infatti, sono cuochi, i loro aiutanti, baristi, braccianti in spiaggia, receptionist e il personale di sala. Eppure le società romagnole non richiedono solo questo tipo di competenze, ma offrono tanti altri impieghi stagionali che spaziano in tutti i campi, anche in quelli più popolari: dai fattorini per le pizze ai commessi nei negozi di Riccione, dall’estetista al venditore nei supermercati di Rimini. Ecco qui il link del centro dell’impiego, sempre aggiornato, che vi aiuterà a trovare il lavoro più adatto a voi durante questi torridi mesi estivi sulle coste dell’Emilia Romagna. 
Il vero problema, dunque, non è la mancanza dei posti di lavoro, ma la scelta dei giovani lavoratori competenti che preferiscono le coste straniere del mediterraneo e le grandi città europee, in cui il loro impiego viene apprezzato e retribuito a dovere, senza scappatoie dal fisco e senza essere ritenuti braccianti automatizzati espropriati da ogni diritto. Tantissime, infatti, le lamentele dei giovani italiani rivolte ai giornali e televisioni nazionali che cercano di far sentire la propria voce riguardo le condizioni di lavoro al limite dell’isteria, i tempi d’impiego fuorilegge e un’intensità per così dire sovraumana.
C’è anche da segnalare, purtroppo, il rovescio della medaglia, per cui tanti imprenditori capaci e rispettosi si trovano spesso a fare i conti con ragazzini pigri, quasi schizzinosi, svogliati, e pretenziosi che non gli assicurano una presenza costante e nemmeno un impegno duraturo. Ad oggi le giovani leve s’interessano maggiormente della paga, delle ore retribuite di straordinari e di quelle in cui invece possono rilassarsi, non certo un bel biglietto da visita quando si sta facendo un colloquio per convincere il capo a darti un lavoro stipendiato e sicuro, almeno per il momento. 

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