Peschiera, taglio dei pioppi, Frison:«Giorgetti almeno non ci venga a dire che ama gli alberi, un pò di pudore non guasterebbe»

Nella lettera aperta del 20 agosto, il massimo esperto mondiale di pioppi, conferma che come extrema ratio, in alternativa all’abbattimento meglio la potatura a sgamollo

Lettera del 20 agosto 2020

Egregio Dott. Marco Giorgetti, 
Ho ascoltato la lettura della sua replica fatta dalla Signora Rosso  alla mia relazione e desidero fare a mia volta, serenamente, qualche rilievo e alcune  precisazioni. 
Lei ha scritto che se avessi fatto un sopralluogo  ed eseguiti i dovuti sondaggi concorderei con quanto da lei affermato. Questa frase mi ha fatto tenerezza perché non ha preso in considerazione la possibilità che se avessi fatto un sopralluogo avrei potuto trovare degli spunti per ulteriori critiche. Io le ricerche sull’apparato radicale dei pioppi, di specie diverse, le ho fatte sul serio e ne ho pubblicato i risultati: li può trovare anche sul mio sito www.giuseppefrison.it    Noto con piacere che, finalmente, prende in considerazione l’importanza dell’età delle piante, cosa del tutto ignorata nella sua perizia, come avevo già rilevato nella mia relazione nella quale mettevo in evidenza la necessità di conoscere la data della messa a dimora delle pioppelle, per ovvi motivi,   ma ahimè, devo constatare che  torna subito sui suoi passi  e con la solita approssimazione. Infatti Lei scrive:  è  “decisamente anomalo che pioppi cipressini così giovani e in buono stato possano presentare continui cedimenti”.  Se questi cedimenti sono continui perché non li elenca (numero e date), almeno quelli avvenuti negli ultimi  10 anni,  perché non precisa se si tratta di svellimenti (o sradicamenti, se preferisce) o di rotture del tronco e dei rami. Non credo che sia necessario che le spieghi qual è l’importanza di queste informazioni.
Concordo con il suo parere anche sulla proposta  del Dott. Zanzi,  che lei ritiene “priva di ogni fondamento”, dell’iscrizione degli pioppi  al registro degli alberi monumentali, ma per ragioni un po’ diverse dalle sue.
Mi meraviglia molto invece che lei non abbia colto le altre “perle” che brillano nella prima parte della relazione preliminare e questa sua “disattenzione”  mi ha fatto riflettere  su quale sia il livello delle sue conoscenze agronomiche  ed ecologiche sul pioppo.  Non se la prenda, può sempre dire di essere in compagnia  del Dott.  Zanzi  o, addirittura, un gradino più in su. Infatti ha notato anche lei che il Dott. Zanzi non sa distinguere un pioppo di anni venti da uno di oltre quarant’anni. Questo significa che di pioppi il nostro esperto ne ha visti pochi e studiati ancor meno. Un pioppo cipressino italico di oltre 40 anni è già giunto alla metà della sua vita come albero ornamentali perché, normalmente, a 80-90 anni entra  in fase di senilità  nella quale si verifica spesso la manifestazione di attacchi diffusi di Armillaria spp. e Ganoderma, funghi agenti di marciumi radicali e di carie (cavità interne), che debilitano fortemente la capacità di sostegno della radici della pianta decretandone l'immediato abbattimento. 
 
Pensavo che non fosse necessario che io le dicessi che non sono di parte.  A me è stato chiesto da un semplice cittadino di Peschiera Borromeo   di esprimere un parere sulla sua Relazione. Io ho fatto le mie osservazioni e  gliele ho mandate e lui le ha trasmessa al comitato delle 6 Signore, le quali hanno subito sottolineato che loro non mi avevano fatto nessuna richiesta. Quindi io ho espresso un parere super partes, con la massima onesta, onestà che mi viene riconosciuta da chi sa chi sono. Io non ho nessun interesse in questa faccenda. Il mio unico scopo è quello di mettere a disposizione di chi me lo chiede le mie conoscenze, acquisite in oltre 30 anni di attività in un Istituto di Ricerca per la Pioppicoltura , tra l’altro, il primo e il più famoso al mondo per la costituzione di nuovi cloni, coltivati diffusamente in moltissimi paesi,  e per la messa a punto delle tecniche di coltivazione , intese in senso lato. 

Sulla potatura non ho bisogno che lei mi dia dei suggerimenti. Si vada a leggere le mie pubblicazione  (le trova nel mio sito) e vedrà che il mio metodo, messo a punto per pioppi  destinati alla produzione di legname da opera, è basato sulla fisiologia dell’albero e sulle sue modalità di crescita. Per quanto riguarda i pioppi cipressini  “italici” io ho espresso, lo ripeto,  il mio modesto parere, dicendo che “ anche nel caso specifico ritengo si possano adottare le misure che vedo spesso applicate a questi alberi, consistenti in interventi periodici di potatura, da eseguirsi indicativamente come appare dalle fotografie sottostanti”. Lo so benissimo che la potatura a sgamollo con cimatura dei fusti  (il Lombardy poplar è un albero policormico) non è il tipo di intervento sostenuto nelle odierne aule universitarie , ma “le tecniche e i metodi innovativi  che vengono insegnati nei corsi di arboricoltura” io non li vedo applicati negli alberi dei nostri parchi e giardini. Anzi , da decenni, vedo ridurre a forma affusolata, con capitozzatura drastica, anche i Cedrus deodara.  Quindi, per ora, come  extrema ratio, in alternativa all’abbattimento, per alberi a dimora da appena una ventina d’anni e in buon stato sia vegetativo che sanitario,  io scelgo la potatura a sgamollo , da effettuarsi periodicamente. In fase operativa nulla osta che si possa fare il meglio possibile. Quindi il parere del professore universitario  lo tenga stretto tutto per se, visto che lo invoca a sua difesa e che certamente le può servire anche in futuro  come schermo protettivo. 
Io la capisco, in un certo senso; Lei ha fatto il progetto e quindi lo deve difendere e per sostenere la sua posizione, non sentendosi sorretto da una solida esperienza, si rifugia sotto le ali di personaggi ritenuti importanti. Lei ha trovato anche un altro ottimo rifugio in cui proteggersi ed è quello delle prove  di trazione controllata per la valutazione di stabilità degli alberi, argomenti sui quali i responsabili comunali e molti altri non ci capiscono niente per cui  non le sarà difficile convincerli che è necessario l’abbattimento. La decisione di abbattere  alberi di appena una ventina d’anni sani e vigorosi, sulla base di prove fatte su un campione di 4 piante che in nessun caso può essere considerato rappresentativo dell’insieme dei 240 alberi, la espone a critiche feroci. 

A  questo punto auspico che il Dott. Zanzi,  impostando le prove in maniera statisticamente valida e conducendole con metodo scientifico convalidato, fornisca risultati inconfutabili  e che la valutazione della stabilità degli alberi  risulti positiva e consenta di trovare la via che conduce alla loro salvezza.
Signor Giorgetti almeno non ci venga a dire che lei ama gli alberi e che la manutenzione costa troppo; lei conosce il costo del suo progetto, un pò di pudore non guasterebbe. 
La saluto

Giuseppe Frison

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