La "Baggina" nell’occhio del ciclone per un numero anomalo di decessi. C’è chi attacca. «Epidemia insabbiata». La Regione indaga.

Al Pio Albergo Trivulzio di Milano, l’elevato numero di decessi accende i riflettori su una vicenda complessa e poco chiara. Annunciata una Commissione di verifica regionale e l'invio di investigatori ministeriali

La nota RSA milanese Pio Albergo Trivulzio, storica struttura assistenziale per anziani definita affettuosamente dai milanesi “Baggina”, è ormai da diversi giorni sotto la lente d’ingrandimenti di commissioni di verifica regionali e nazionali. In un periodo di emergenza sanitaria di proporzioni colossali e in considerazione del fatto che la fascia di popolazione più fragile e pertanto maggiormente colpita dal virus è rappresentata da over 65, non sarebbe stato difficile immaginare scenari delicati e complessi in tutte le RSA presenti nei territori più colpiti dalla pandemia di coronavirus. Non è infatti un caso che molte strutture lombarde - e non solo - sono assurte negli ultimi tempi agli onori (oneri, ndr) delle cronache a causa di un tasso di mortalità tra gli ospiti molto più elevato del consueto. Tale dato, ormai tristemente noto a tutti, è da imputarsi a condizioni strutturali così come, secondo molti osservatori e anche a detta di alcuni operatori del sistema, alla impreparazione delle strutture e del personale a fronteggiare un contagio di tal portata. Se si somma poi che le RSA, in quanto strutture private, non rispondo a nessuna istituzione pubblica in quanto al proprio funzionamento, ecco che il confuso e complesso mosaico è completo. 
Ad accendere i riflettori sulla nota RSA milanese, dopo che nelle passate settimane erano finite sotto l’indice accusatorio di questo e di quell’osservatore molte strutture della regione, è stato il riscontro di un numero di decessi spropositato. Si parla, per il solo mese di marzo, di 70 morti tra gli ospiti della struttura. A questa cifra, già di per sé inquietante dato che la capienza massima della struttura è di circa 350 posti, si sono aggiunti ulteriori 30 decessi nella prima settimana del mese di aprile, a fronte di un numero di morti complessivo in tutto il 2019 di 103 deceduti. Si sono pertanto levate, come prevedibile, numerose voci critiche, le quali hanno chiesto che sulla vicenda sia fatta luce e chiarezza. Alcune fonti riportano di scenari drammatici all’interno della struttura, con sale adibite a ricovero provvisorio di bare. 
Mentre il direttore del Pio Albergo Trivulzio, Giuseppe Calicchio, fa sapere di aver chiesto  «con estrema urgenza  un dettaglio puntuale sul numero di salme ancora da porre in cassa e per ciascuna la data di decesso», anche dalla Regione e dalle istituzioni nazionali sono stati presi provvedimenti. 
Sulla vicenda è dunque intervenuto il Governatore Attilio Fontana, il quale in una nota ha spiegato che «relativamente alla presunta mala gestione degli ospiti all’interno delle RSA, sulle quali voglio ricordare abbiamo solo una funzione di sorveglianza essendo esse gestite da soggetti privati abbiamo deciso di istituire una Commissione di verifica, per accertare se siano state rispettate le misure trasmesse da Regione Lombardia per gestire l’emergenza Coronavirus. Inoltre abbiamo dato mandato all’ATS di Milano di istituirne una ad hoc per la RSA del Pio Albergo Trivulzio. Abbiamo chiesto anche al Comune di Milano, che d’intesa con Regione esprime il direttore generale della Asp, di fornirci un nominativo che rappresenti l’Amministrazione all’interno della Commissione». Questa pertanto la risposta di Regione Lombardia, dopo che le numerose critiche piovute sulla giunta regionale da più parti del panorama politico italiano erano state seccamente respinte ai mittenti dall’Assessore regionale al Welfare Giulio Gallera. Anche da Roma, comunque, è partita la richiesta di ulteriori chiarificazioni; così dal Ministero della Salute, per volontà del Ministro Speranza  e del suo vice Sileri, è stata invita alla Baggina una squadra di ispettori per approfondire la situazione in corso in uno dei poli geriatrici più importanti del Paese. Tra le questioni su cui far luce, c’è anche quella relativa alle condizioni di lavoro del personale della struttura il quale, secondo alcune voci, avrebbe operato in condizioni non idonee a garantire la propria stessa incolumità e quella degli ospiti. Intanto anche la procura di Milano ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di diffusione colposa di epidemie e omicidio colposo. Si teme che alcune morti sospette, imputate a semplici bronchiti, possano essere state in realtà causate da infezioni da Covid-19. Saranno le autorità deputate a fare luce sull’accaduto.

Carrara e Calicchio difidano Gad Lerner

In funzione delle accuse che le erano state mosse, da alcuni organi di stampa, la direzione del Pio Albergo Trivulzio ha emesso un comunicato per difendere il proprio operato: «Il Presidente Maurizio Carrara e il Direttore generale Giuseppe Calicchio, dell’ASP IMMS Pio Albergo Trivulzio hanno incaricato i propri legali di procedere alla diffida nei confronti del quotidiano laRepubblica, a seguito dell’articolo in prima pagina, firmato da Gad Lerner, dal titolo “ La strage nascosta del Trivulzio” Al legali è stato altresì dato mandato di tutelare, nelle sedi opportune, l’immagine del Trivulzio e l’onorabilità professionale dei responsabili sanitari. Nell’articolo infatti si sostiene che la “strage nascosta’ nel mese di marzo riguarderebbe 70 pazienti. Tale dato, presente sul sito dell’Istituto e ripreso da altri organi di stampa, si riferisce al numero complessivo dei decessi nel mese di marzo, in parte probabilmente riconducibili a Covid 19 senza però che sia stato possibile effettuare i tamponi per accertare la presenza del virus».
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