Peschiera Borromeo: quelle auto erano della mafia, oggi sono simboli di legalità
Durante la commemorazione della strage di via D’Amelio, il comandante della Polizia locale Danilo Cilano racconta la storia delle tre vetture confiscate ai clan: «Ora servono lo Stato e parlano ai ragazzi»
Il 19 luglio 2025, a 33 anni dalla strage di via D’Amelio in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino insieme agli agenti della sua scorta, Peschiera Borromeo ha celebrato la memoria con un evento carico di significati. Un momento solenne, ma anche concreto, che ha saputo coniugare il ricordo con l’azione quotidiana della legalità sul territorio.
Dopo l’accoglienza al Centro sportivo Paolo Borsellino e la deposizione della corona commemorativa, i partecipanti si sono spostati al Comando della Polizia Locale dove sono stati esposti tre veicoli confiscati alla criminalità organizzata, oggi in dotazione agli agenti di Peschiera.
Dai clan al servizio della collettività
Nel suo intervento, il comandante della Polizia Locale Danilo Cilano ha raccontato l’origine di questi mezzi: una Ford Mustang con livrea della Polizia Locale e due auto civetta super accessoriate – una Smart e una BMW – oggi impiegate per le attività in borghese.
«Ampiamente documentato anche in rete – ha spiegato Cilano – queste due macchine erano del clan Flachi di Buccinasco, un’articolazione potente della ’ndrangheta. L’indagine è partita da un fatto apparentemente piccolo: un ambulante che voleva vendere panini fuori da una discoteca all’Idroscalo, ma venne minacciato con un’arma da alcuni uomini che gli dissero chiaramente di andarsene. Fece una segnalazione a un nostro agente, e da lì si sviluppò un’indagine che coinvolse la Direzione distrettuale antimafia».
Un’indagine partita dal basso
Grazie alla tenacia degli agenti e alla determinazione dei magistrati, l’inchiesta si è ampliata scoprendo un vero sistema di racket e di estorsioni che controllava il territorio. Cilano ha ricordato che si arrivò a ben 42 condanne per associazione mafiosa e alla confisca di numerosi beni. «Quei beni oggi sono nostri – ha sottolineato – sono stati assegnati al nostro Comando e li usiamo per contrastare la microcriminalità».
Anche da Roma un’auto simbolo della giustizia
La Mustang, invece, arriva da una seconda confisca, legata a un clan romano con interessi anche nel Nord Italia. «Il magistrato della Dda ci ha affidato questa vettura con un obiettivo: farla diventare un simbolo. E così è stato. Solo quest’anno l’abbiamo mostrata a 400 bambini delle scuole elementari e medie per spiegare che “la criminalità non paga mai”. È un messaggio potente, che tocca i giovani in modo diretto».
Dalla pista di Monza al cuore dei cittadini
Il comandante ha inoltre raccontato che la Mustang non viene usata per pattugliamenti o per servizi d’istituto, ma solo per finalità educative. «La vedrete in pista a Monza il 1° novembre, durante l’evento “Sei ruote di speranza”, dedicato ai ragazzi con disabilità. Sarà lì, a portare il suo messaggio: tutto ciò che la criminalità sottrae, alla fine torna allo Stato».
Un orgoglio tutto peschierese
Cilano ha concluso sottolineando con orgoglio un dettaglio non secondario: «A Peschiera Borromeo oggi siamo 20 agenti, e tre quarti sono siciliani. Il sacrificio dei giudici Falcone e Borsellino ha ispirato tanti ragazzi della loro terra a scegliere la legalità, indossando una divisa. Ne vanno fieri, e io con loro».
L’intervento è stato accolto con applausi sinceri e ha contribuito a dare ulteriore valore all’intera giornata, a cui hanno partecipato anche Samuele Motta della Rete Antimafie Martesana e Danilo Perotti, consigliere comunale con delega alla Legalità. Tre voci diverse, unite da un messaggio comune: la lotta alle mafie si fa ogni giorno, anche con i piccoli gesti, anche partendo da un’auto.
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Redazione 



















