Il TAR ferma lo stadio del Milan a San Donato, ma il club rilancia: progetto ridotto e nuova strategia su due fronti
La sentenza che blocca l’intervento nell’area San Francesco non ferma i rossoneri: Scaroni conferma l’impegno sul territorio e prepara il rilancio anche sull’asse di San Siro
Paolo Scaroni Presidente dell'Ac Milan
La sentenza del TAR che blocca il progetto a San Donato
Il 24 settembre 2025 il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia ha annullato gli atti urbanistici che avrebbero permesso la costruzione del nuovo stadio del Milan nell’area “San Francesco” di San Donato Milanese. Con la sentenza n. 02979, i giudici hanno bocciato la delibera comunale del 2021 che cambiava la destinazione d’uso dei terreni da verde a sportiva e hanno annullato anche la variante approvata nel 2024 dalla giunta locale. Secondo il TAR, almeno 45.000 metri quadrati dell’area devono rimanere a verde pubblico in base a una convenzione storica che non può essere modificata. In sostanza, l’attuale progetto non è realizzabile e occorrerebbe ripartire da zero con un nuovo iter urbanistico. La decisione è arrivata a pochi giorni dalla delibera del Consiglio comunale di Milano che ha approvato la vendita di San Siro a Milan e Inter, provocando polemiche politiche. Diversi consiglieri e comitati, tra cui il “Sì Meazza”, hanno criticato il fatto che la sentenza non fosse stata resa pubblica prima del voto, sostenendo che la fattibilità di San Donato fosse già compromessa.
Il Milan rilancia: nuovo piano per l’area San Francesco
Dopo il colpo del TAR, il Milan ha scelto di non arretrare. Il presidente Paolo Scaroni ha definito la sentenza un “intoppo tecnico” e ha confermato che la società è determinata a portare avanti il progetto a San Donato, pur in forma ridimensionata. L’obiettivo è rivedere il piano per renderlo compatibile con i vincoli ambientali e urbanistici: meno volumetrie, più verde e maggiore equilibrio tra costruito e spazi pubblici. L’area di San Francesco, acquistata dal club per circa 40 milioni di euro, resta dunque parte integrante della strategia rossonera. Il Milan, oltre a valutare un eventuale ricorso al Consiglio di Stato, sta studiando un nuovo progetto che tenga conto delle prescrizioni imposte, evitando di disperdere l’investimento già fatto.
Le ipotesi sul tavolo: dallo stadio ridotto al polo sportivo multifunzionale
Tra le ipotesi allo studio c’è la realizzazione di un impianto più piccolo e sostenibile rispetto al disegno originario, oppure la trasformazione del sito in un polo sportivo multifunzionale dedicato ad attività giovanili e femminili, con la possibile concentrazione delle squadre ora ospitate al centro Vismara. Un’altra possibilità è mantenere i terreni come asset strategico, in attesa di condizioni normative più favorevoli, sviluppando nel frattempo funzioni commerciali e sociali compatibili con i vincoli ambientali. Non è esclusa infine una soluzione “a doppio polo”, che vedrebbe San Donato come sede per allenamenti, eventi e attività di formazione, mentre San Siro diventerebbe il fulcro per le partite ufficiali e le grandi manifestazioni.
Il fronte milanese: avanti con la nuova proprietà di San Siro
In parallelo, la società sta portando avanti il piano milanese. Dopo l’approvazione della delibera di vendita, il club ha annunciato l’intenzione di completare il rogito per l’acquisizione di San Siro entro ottobre, avviare la progettazione nel 2026 e iniziare i lavori nel 2027, con l’obiettivo di inaugurare il nuovo stadio entro il 2030. Scaroni ha precisato che l’attuale impianto resterà operativo fino al completamento della nuova struttura, in modo da non interferire con l’attività sportiva della squadra.
Una strategia su due binari per il futuro rossonero
Per il Milan, lo stadio di proprietà resta un passaggio decisivo per il futuro economico e sportivo del club, in linea con i principali modelli europei. «Non ci fermiamo», ha dichiarato Scaroni. «Il Milan avrà uno stadio moderno e sostenibile, che rispetterà le regole e il territorio. È solo una questione di tempo». La partita ora si gioca su due campi: da una parte il recupero dell’area di San Francesco, dall’altra la concretizzazione del progetto milanese. Due percorsi diversi ma complementari, che confermano la volontà del club di dotarsi, entro il prossimo decennio, di un impianto all’altezza delle proprie ambizioni.
Giorgio Tondi
Newsletter
Pubblicità
Redazione 



















