Centrodestra a Segrate, parla Adriano Alessandrini: «Situazione surreale, manca un metodo e si ripetono gli errori di dieci anni fa»
L’ex sindaco per due mandati interviene sulla confusione nel centrodestra, sui problemi strutturali della città e sul suo possibile ritorno in campo
Adriano Alessandrini
Nel pieno della confusione politica che accompagna la scelta del candidato sindaco del centrodestra a Segrate, il nome di Adriano Alessandrini, già primo cittadino per due mandati, è tornato più volte al centro del dibattito. Un ritorno che riaccende interrogativi e riflessioni, non solo sul futuro della coalizione, ma anche sulle condizioni attuali della città.
Nell’intervista che segue, Alessandrini analizza senza sconti il metodo adottato dal centrodestra, definito ancora una volta privo di una vera costruzione politica. Affronta poi temi centrali per il futuro di Segrate: la viabilità e l’impatto dell’intermodale sulla Rivoltana, l’abbandono dei centri civici, la gestione delle risorse pubbliche, le difficoltà delle imprese, il rapporto tra amministrazione e cittadini e il tema della sicurezza.
Non manca infine una riflessione personale, fatta di affetto per la città ma anche di forti riserve su un eventuale ritorno in politica, alla luce delle esperienze vissute e dei pesi che un incarico pubblico continua a comportare anche molti anni dopo la fine del mandato.
L'intervista
Possiamo dire che la situazione nel centrodestra oggi appare difficile?
«Sì, è una situazione delicata, direi anche preoccupante. Mi sembra di tornare indietro di dieci anni. Prima si insegue uno, poi un altro. A livello centrale ti dicono che decide il territorio, a livello locale ti dicono che senza indicazioni dall’alto non si muove nulla. È tutto piuttosto surreale».
Qual è il problema principale che evidenzia?
«È un problema di metodo e di incapacità di scegliere persone che valgono a livello locale. Si ragiona solo con logiche spartitorie: questo è tuo, questo è mio, questo è di quell’altro. E alla fine il risultato è sotto gli occhi di tutti».
Questo problema riguarda solo Segrate o è più generale?
«No, riguarda tutta la Lombardia. Governiamo la Regione con Fontana, che con tutto il rispetto non è un trascinatore di folle, e perdiamo tutti i comuni, tutti i capoluoghi di provincia. Ci sarà un motivo, no?».
Da quanto emerge, sembra mancare una vera costruzione delle candidature. È così?
«Esattamente. È tutto uguale a cinque anni fa, a dieci anni fa. Non c’è mai un percorso, non c’è mai un lavoro preparatorio. Nessuno può dire: abbiamo fatto questo, abbiamo pensato questo. Nulla. Ed è una follia».
Entrando nella situazione cittadina, cosa può dire di questi ultimi undici anni.
«Sono stati fatti danni spaventosi, soprattutto al tessuto sociale. Danni che si vedranno ancora di più in futuro. Pensi solo all’intermodale sulla Rivoltana: migliaia di camion senza una viabilità adeguata. Sarà una devastazione per Segrate,, ma anche per Pioltello, Peschiera, San Felice e il Sud Est Milano».
Già oggi la Rivoltana appare fortemente congestionata.
«Esatto. Al mattino ci metti mezz’ora dal Ponte degli Specchietti alla rotonda di Novegro. Aggiunga migliaia di camion e il quadro è chiaro».
Cosa c'è ancora?
«Centri civici lasciati morire, sale musica chiuse, Cascina Ovi abbandonata e poi ceduta. Era un luogo straordinario: museo, matrimoni civili, cultura. Se fai le cose e poi non le segui, sparisce tutto. Serve passione, altrimenti il patrimonio pubblico muore».
Torna spesso anche il tema dei costi della politica. Come la vede?
«Io avevo quattro assessori e già mi sembravano tanti. Oggi se ne sono visti molti di più, senza risultati. Sono soldi dei cittadini. Anche cinquanta euro sono soldi pubblici, figuriamoci centinaia di migliaia».
C’è poi il tema dell’edilizia sociale.
«Nel Segrate Village erano previsti oltre venti appartamenti per famiglie in difficoltà. Sono rimasti bloccati per undici anni. Ventuno famiglie che avrebbero potuto avere una casa e non l’hanno avuta».
E sul fronte economico e produttivo della città?
«Lo sportello unico per le attività produttive funzionava in modo eccellente. Oggi è distrutto. Gli imprenditori sono arrabbiati neri. Prima portavamo lavoro, oggi arrivano i data center: rumore, calore e pochissimi benefici occupazionali».
Che giudizio dà oggi al rapporto tra amministrazione e cittadini?
«Questa amministrazione non ascolta. Lo dicono le associazioni, i comitati, gli anziani, lo sport. L’insoddisfazione è globale. Il sindaco, in una città come Segrate, deve stare tra la gente, parlare, ascoltare».
Durante i suoi mandati il rapporto con i cittadini era molto diretto.
«Io ero sempre in giro. Il sindaco deve anche fare questo. Non puoi risolvere tutto, ma devi esserci».
Questo suo modo di amministrare molto indipendente, svincolato dagli equilibri politici, le ha però probabilmente impedito di essere coinvolto in altri ruoli politici negli anni successivi. È così?
«Sì, assolutamente. Io non ho mai seguito le loro regole. Non andavo alle riunioni di partito, non partecipavo ai giochi di corrente. Se avevo tempo, preferivo dedicarlo a Segrate. Il 15 agosto io ero a pranzo con gli anziani soli, non in vacanza. Le mie priorità erano altre».
In questi anni, dopo la fine del suo mandato, è mai stato cercato per altri incarichi politici?
«No, mai. In undici anni nessuno mi ha mai neanche lontanamente considerato. Ma non perché io avessi bisogno della politica: non ho mai avuto incarichi, sono stato l’unico sindaco che in oltre dieci anni non ha avuto nessun ruolo retribuito dopo il mandato. Evidentemente non ero funzionale a certi meccanismi».
Arriviamo alla domanda che molti cittadini si pongono: prenderebbe in considerazione un ritorno in campo?
«Il cuore direbbe mille volte sì, perché Segrate rimane nel mio cuore. Ma la ragione mi impone prudenza. Ho avuto processi alla Corte dei Conti dieci anni dopo la fine del mandato, spese legali, assicurazioni che non ti coprono più. È un impegno enorme, anche umano».
Quindi oggi prevale la cautela.
«Sì. Senza condizioni chiare, senza unità e senza un percorso condiviso, diventa impossibile governare».
Nonostante tutto, il legame con Segrate resta forte.
«Sempre. Io la vivo ogni giorno: vado nei bar, nei ristoranti, al supermercato. È una città che amo profondamente, anche se oggi la politica mi lascia molta amarezza».
Giulio Carnevale
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