Segrate, elezioni, il candidato sindaco Di Chio si racconta: «Coalizione ampia, meno slogan e più città reale»

Il candidato sindaco del centrosinistra rompe gli schemi: civismo, quartieri, social nel mirino e un messaggio chiaro su informazione, urbanistica e futuro di Segrate

Francesco Di Chio

Francesco Di Chio Candidato Sindaco di Segrate

La corsa verso le elezioni comunali di Segrate entra nella sua fase più concreta con la candidatura a sindaco di Francesco Di Chio, attuale vicesindaco e assessore. Dopo l’annuncio ufficiale e la presentazione della coalizione di centrosinistra che lo sostiene, il confronto politico inizia a spostarsi dai principi alle proposte, tra continuità amministrativa e nuove priorità per la città.

L’intervista che segue è stata realizzata venerdì 13 marzo 2026, a pochi giorni dall’ufficializzazione della candidatura, in un momento chiave per comprendere visione, obiettivi e strategie del candidato. Di Chio, oltre all’impegno politico, lavora come manager nel settore del design, occupandosi di superfici in legno e seguendo attività su tutto il Nord Italia. Una professione che comporta frequenti spostamenti e ritmi intensi, che dovranno necessariamente cambiare in caso di elezione a sindaco. Sul piano personale, vive da anni una relazione stabile con la propria partner, con cui convive da oltre quindici anni, e proprio la dimensione familiare rappresenta uno degli aspetti più delicati nella scelta di intraprendere un percorso amministrativo così impegnativo.

Come sarà strutturata la coalizione che sostiene la sua candidatura?
«La squadra di partenza, la coalizione, possiamo chiamarle in questa fase le sensibilità politiche, sono un po’ quelle dell’attuale maggioranza. In particolare oggi sono già a bordo il Partito Democratico, Segrate Nostra, Italia Viva, Azione, il Partito Liberaldemocratico, Più Europa e Patto Civico, oltre alla mia lista civica che presenterò nei prossimi giorni. A questa base noi manteniamo comunque la possibilità di raccogliere altre sensibilità, purché rientrino in una visione comune. Il programma elettorale sarà la bussola che terrà unita la coalizione».

C’è spazio anche per il mondo ambientalista, come Alleanza Verdi Sinistra?
«Non formalmente, ma ci sono dialoghi aperti. La componente ambientale è già presente nella nostra maggioranza, è una sensibilità che guarda la città in modo diverso e che comprende tutto il mondo ecologista. È un centro che guarda più a sinistra e che tiene dentro anche queste istanze».

La sua candidatura ha una forte impronta civica?
«Sì, perché il progetto che voglio portare avanti parte dalle persone. Non rinnego il mio percorso politico, ma credo sia giusto non portare etichette. Un’impostazione civica permette di rappresentare più sensibilità e guardare Segrate con una visione complessiva, non solo politica».

Come si tiene insieme una coalizione così ampia?
«Il mio percorso non nasce per caso, è un percorso lungo e condiviso. Le differenze tra le varie sensibilità esistono, ma sono state un valore aggiunto. Su alcuni temi sovralocali possiamo avere posizioni diverse, ma non sono temi che incidono direttamente sul governo della città. La nostra forza è stata mettere al centro la qualità della vita dei cittadini e l’interesse pubblico, senza sbilanciamenti. Io cerco di tenere insieme tutto con una visione che sia condivisa e che piaccia a tutti, lavorando con le persone e per le persone».

Chi farà parte della sua lista civica?
«La lista non è ancora definita, lo sarà nei prossimi giorni. Abbiamo cercato di coinvolgere persone di riferimento dei quartieri, senza chiedere appartenenze politiche ma condividendo il progetto. Ci sono figure come Cristiana Pisani, Jacopo Casoni, consiglieri uscenti come Margherita Musco e Federico Figini. È una lista che nasce dai quartieri, perché Segrate ha una struttura molto frammentata e serve una sensibilità che tenga insieme le diverse realtà».

In questi anni cosa è mancato nel rapporto con i cittadini?
«I rapporti sono sempre stati buoni, ma è evidente che se nascono comitati significa che qualcosa può essere migliorato. Abbiamo fatto un lavoro enorme in questi undici anni, soprattutto su temi complessi come bilancio e urbanistica, che però sono meno percepiti dai cittadini. Probabilmente abbiamo guardato molto alle grandi questioni e meno alla relazione quotidiana. Ora serve una svolta: più attenzione alle persone, ai quartieri, alle piccole cose. È un cambiamento che sento anche mio».

Quali temi non siete riusciti a completare in questo mandato?
«Per quanto riguarda le mie deleghe, penso ai grandi progetti urbanistici: la riduzione del consumo di suolo, il Centroparco, il chilometro verde. Alcuni ritardi dipendono anche da fattori esterni, come il rapporto con i privati e le condizioni economiche. Il chilometro verde, ad esempio, è stato progettato ma non ancora realizzato perché legato a opere più ampie. Sulla metropolitana abbiamo tracciato una direzione strategica: se non l’avessimo fatto anni fa, oggi non ne parleremmo».

Sul Pgt sono arrivate critiche per i tempi. Come risponde?
«Le critiche sono sempre legittime, ma non avevamo fretta di approvare il Pgt. Le grandi partite, come la metropolitana e l’acquisizione di nuove aree, si sono definite negli ultimi mesi e hanno cambiato completamente lo scenario. Fare il Pgt prima avrebbe significato doverlo modificare subito dopo».

Se doveste perdere le elezioni, cosa accadrebbe?
«Chi amministrerà dopo lavorerà comunque su uno strumento che riteniamo solido. Se vinciamo, abbiamo già una visione quinquennale chiara. Se perdiamo, la nuova amministrazione potrà rivedere lo strumento, ma partendo da una base importante».

Sul referendum sulla giustizia come si orienta?
«Sono ancora indeciso. Alcuni aspetti, come la separazione delle carriere, li condivido, su altri ho delle perplessità. Sto seguendo il dibattito e approfondendo. Sicuramente andrò a votare».

Qual è la situazione della Cassanese?
«È un’opera complessa. Oggi il progetto è portato avanti da un soggetto privato e questo ha inciso anche sui tempi e sui costi. Il cronoprogramma indica la chiusura del cantiere entro fine anno, ma siamo in una fase delicata e serve attenzione».

Quanto pesa la scelta di candidarsi a primo cittadino nella vita privata?
«È la parte più difficile. Il lavoro si può organizzare, ma la famiglia è un sacrificio importante. Esporsi pubblicamente ogni giorno non è semplice e coinvolge anche le persone che ti stanno accanto. È stata una decisione faticosa».

Che rapporto ha con i social?
«Non sono il mio ambiente naturale e non lo sono mai stati. Io sono una persona molto più da strada, da relazione diretta, da incontro con le persone. I social hanno sicuramente una funzione importante perché permettono di raggiungere tante persone in poco tempo, ma allo stesso tempo rischiano di creare una sovraesposizione che può distorcere la percezione del lavoro amministrativo. A volte si finisce per comunicare più la persona che i contenuti. Io credo ancora molto nel lavoro dei giornalisti e nella carta stampata, soprattutto a livello locale, perché consente un approfondimento maggiore e una lettura più equilibrata delle cose».

Cosa pensa del fatto che l’attuale sindaco abbia bannato dai suoi profili social i profili di 7giorni, SegrateNews.it e del vicedirettore?
«Guardi, sinceramente non ero a conoscenza di questa cosa e non mi è mai capitato di approfondirla. Non entro nel merito delle scelte personali di altri, però credo che il rapporto con l’informazione debba essere sempre improntato al rispetto reciproco, anche quando ci sono posizioni diverse o critiche. Il confronto fa parte della vita amministrativa ed è giusto che ciascuno possa esprimere il proprio punto di vista. Più in generale, penso che oggi i social abbiano avuto un peso molto forte anche nella percezione dell’azione amministrativa: a volte una sovraesposizione può spostare l’attenzione dalla sostanza ai singoli aspetti personali. In città, ad esempio, si è arrivati anche a etichettare il sindaco come “Selfino”, proprio per questa presenza costante sui social. Credo che serva equilibrio: meno protagonismo e più attenzione ai contenuti e al rapporto diretto con i cittadini».

Se diventerà sindaco che rapporto avrà con l’informazione?
«Credo in un approccio equilibrato e rispettoso dei ruoli. Il profilo istituzionale deve avere un tono adeguato e rappresentare la città, non la persona. Allo stesso tempo penso sia importante mantenere un dialogo aperto con tutti gli organi di informazione, anche quando le opinioni sono diverse. La trasparenza e la correttezza devono essere sempre alla base, perché il confronto, anche critico, è utile per migliorare l’azione amministrativa».

Che città è Segrate da amministrare?
«È una città complessa, ma anche molto particolare. A differenza di una grande città, qui il rapporto con i cittadini è diretto, quotidiano, molto più ravvicinato. Ti confronti con le persone ovunque, nei quartieri, nei negozi, nei luoghi della vita quotidiana. Questo comporta un livello di coinvolgimento molto alto, anche emotivo, perché le persone vivono la città in maniera intensa. È una comunità dove devi essere sempre presente, ascoltare, capire, dare risposte. Ed è anche questo che rende l’amministrazione più impegnativa ma allo stesso tempo più autentica».

Che campagna elettorale immagina?
«Immagino una campagna elettorale molto concreta, tra le persone, nei quartieri, nei luoghi reali della città. Non grandi eventi, ma tanti momenti di incontro diretto: nei bar, nei negozi, nei campetti, nei luoghi dove si vive davvero Segrate. Credo che oggi più che mai sia fondamentale ascoltare, raccogliere esigenze, confrontarsi senza filtri. È lì che si costruisce davvero il futuro di una città, non solo nei programmi ma nel rapporto quotidiano con chi la vive».
Giulio Carnevale