Segrate, intervista a Luca Sirtori dopo l’annuncio della sua candidatura: «Serve una proposta nuova, radicata nel territorio»

Dalla rottura con Fratelli d’Italia al progetto civico: sicurezza, mobilità, scuole e sport al centro della proposta

Luca Sirtori

Luca Sirtori

Con l’annuncio ufficiale della sua candidatura a sindaco di Segrate attraverso una lista civica, Luca Sirtori ha aperto una nuova fase del confronto politico cittadino. La scelta arriva dopo l’uscita dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, maturata nel tempo e legata – come spiegato dallo stesso consigliere – a una distanza progressiva rispetto al metodo politico adottato a livello locale e, in particolare, alla costruzione del percorso amministrativo futuro della città. Da qui la decisione di intraprendere una strada autonoma, fondata su un coinvolgimento diretto dei cittadini e sulla volontà di costruire una proposta alternativa, radicata nel territorio e capace di rispondere alle esigenze di una realtà complessa come Segrate. In questa intervista, Luca Sirtori affronta i principali temi del suo progetto: dalla sicurezza alla mobilità, dal rilancio di aree oggi marginalizzate alla necessità di dotare la città di servizi essenziali come scuole superiori e strutture sportive, fino al rapporto con i comitati di quartiere e alla strategia della campagna elettorale.

Perché ha deciso di annunciare la candidatura in questo momento?
«La candidatura è il risultato di un percorso che non nasce all’improvviso ma si è sviluppato nel tempo. Non è stata dettata da contingenze politiche o da reazioni a dinamiche esterne, ma dalla volontà di dare una prospettiva chiara a un progetto costruito sul territorio. Ho ritenuto fosse necessario uscire da una fase di incertezza e assumermi la responsabilità di proporre una visione amministrativa alternativa per la città».

Quali sono le ragioni della sua uscita da Fratelli d’Italia?
«La scelta è maturata progressivamente ed è frutto di una riflessione politica, non personale. Nel tempo si è creata una distanza rispetto alle modalità con cui venivano costruite le scelte strategiche per il futuro amministrativo della città».
(NDR: Nel Consiglio comunale del 29 gennaio 2026, Luca Sirtori ha chiarito che l’uscita dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia non era riconducibile a motivazioni personali ma a una distanza maturata rispetto al metodo politico locale. In particolare, ha sottolineato come la politica municipale debba fondarsi su confronto reale, partecipazione e condivisione delle decisioni strategiche. Secondo quanto dichiarato, tali elementi sarebbero progressivamente venuti meno nel percorso intrapreso da una parte del centrodestra in vista delle elezioni amministrative del 2026. Il consigliere ha inoltre espresso la propria contrarietà alla semplice riproposizione di assetti e dinamiche già consolidate, ritenute non adeguate a intercettare la domanda di rinnovamento e credibilità proveniente da una città complessa come Segrate. Da qui la decisione di compiere una scelta di coerenza politica e di proseguire il proprio impegno pubblico al di fuori del partito, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una proposta nuova, radicata nel territorio e non prigioniera di logiche autoreferenziali.)

Perché una lista civica?
«Perché ritengo che, in questa fase, una proposta civica sia lo strumento più adatto per costruire un progetto realmente partecipato. Il legame personale e familiare con Segrate mi ha portato a privilegiare un percorso che nasca dalla comunità e non da schemi predefiniti. La lista vuole essere uno spazio di lavoro aperto a competenze diverse».

Che limiti vede oggi nei partiti nazionali sul piano locale?
«Le strutture nazionali tendono a privilegiare dinamiche che non sempre tengono conto delle specificità locali. In una città come Segrate, con caratteristiche economiche e sociali particolari – oltre 2.000 aziende, una parte dell’aeroporto di Linate, l’Idroscalo, importanti centri logistici – è fondamentale che le scelte nascano dall’ascolto del territorio e non dall’applicazione di schemi predefiniti».

Come sta costruendo la squadra?
«Attraverso un processo di coinvolgimento che guarda ai quartieri e alle professionalità presenti in città. L’obiettivo è comporre una squadra che rifletta la pluralità della comunità».

La sua area di riferimento resta quella del centrodestra?
«La mia storia politica è quella, ma la lista civica nasce con l’intento di superare logiche di appartenenza e concentrarsi sugli obiettivi amministrativi».

Come sono stati in questi cinque anni i rapporti con gli altri consiglieri di opposizione?
«Come nella vita di tutti i giorni, anche in Consiglio comunale ci sono persone con cui si sviluppa un rapporto più approfondito e altre con cui il rapporto resta più formale. Nel complesso però si è sempre cercato di lavorare nella stessa direzione, anche perché il ruolo dell’opposizione consente margini di intervento limitati. Nonostante questo, su ciò che è stato possibile fare, il lavoro è stato portato avanti insieme».

Qual è la sua valutazione dell’amministrazione Micheli?
«Sul piano dell’onestà il giudizio è certamente positivo e non ci sono elementi che possano metterlo in discussione. Tuttavia, per quanto riguarda la capacità di intervento sul territorio e l’operatività amministrativa, ritengo che si sarebbe potuto fare di più. In questi anni alcune criticità strutturali della città – dalla sicurezza alla mobilità interna, fino alla carenza di servizi come le scuole superiori o le infrastrutture sportive – non hanno trovato risposte sufficientemente incisive. Va anche detto che il ruolo dell’opposizione, per come è configurato l’ordinamento, consente margini di intervento limitati, ma questo non cambia il fatto che su diversi temi la città avrebbe beneficiato di un’azione più concreta e tempestiva».

Quali sono le priorità del suo programma?
«La sicurezza rappresenta una priorità concreta, soprattutto per quanto riguarda i reati contro il patrimonio che negli ultimi anni continuano a manifestarsi sul territorio, come dimostrano episodi ricorrenti di danneggiamenti e sottrazioni di veicoli. Ma sicurezza significa anche rafforzare l’apparato complessivo: polizia locale, servizi di emergenza e capacità di gestione dei flussi quotidiani legati alla presenza di migliaia di lavoratori. Accanto a questo c’è la tutela del territorio, tema per me centrale anche dal punto di vista culturale e personale. Infine la mobilità interna: Segrate soffre di una frammentazione tra quartieri che rende complessi gli spostamenti e limita lo sviluppo».

Come migliorare i trasporti interni alla città?
«Occorre sviluppare un sistema di collegamenti che unisca realmente le frazioni, oggi spesso isolate. La stazione ferroviaria e il passante rappresentano una risorsa importante ma poco valorizzata proprio per l’assenza di una rete interna efficiente».

Ha un progetto infrastrutturale simbolo?
«L’idea è quella di una metropolitana leggera o di un collegamento tramviario che possa connettere aree come Milano Oltre con la rete metropolitana milanese, contribuendo anche al rilancio economico e urbano di zone oggi difficili da raggiungere».

Quali servizi mancano oggi a Segrate?
«La città sconta da oltre trent’anni l’assenza di istituti superiori, una carenza che costringe molte famiglie a rivolgersi ai comuni limitrofi per garantire ai propri figli un percorso scolastico completo. Si tratta di una mancanza che incide non solo sull’organizzazione quotidiana delle famiglie, ma anche sulla capacità della città di trattenere e valorizzare i propri giovani. A questo si aggiunge l’assenza di una cittadella dello sport adeguata: Segrate non dispone di un’infrastruttura moderna e strutturata che possa sostenere lo sviluppo delle attività sportive e favorire la crescita di eccellenze locali. La presenza di spazi adeguati non rappresenterebbe soltanto un’opportunità per i ragazzi, ma anche un elemento di aggregazione e di valorizzazione complessiva del territorio».

Come gestire una città di transito come Segrate?
«Serve una pianificazione che tenga conto dei flussi quotidiani generati non solo dalle attività economiche presenti sul territorio, ma anche dalla vicinanza con l’aeroporto di Linate, dall’Idroscalo e dagli eventi che si svolgono alla Fiera di Novegro, che richiamano migliaia di persone. Questo comporta la necessità di rafforzare l’organizzazione urbana nel suo complesso: dalla gestione del traffico alla disponibilità di parcheggi, fino alla capacità dei servizi di sicurezza e di emergenza di rispondere a una presenza variabile di persone sul territorio. Segrate non è solo una città residenziale, ma un nodo di passaggio e di lavoro, e questo richiede strumenti amministrativi adeguati per governare mobilità, viabilità e servizi in modo più efficiente».

Quale ruolo per i comitati di quartiere?
«I comitati di quartiere rappresentano un presidio importante del territorio e possono diventare interlocutori fondamentali per l’amministrazione, a patto che il confronto sia reale e continuo. In una città articolata come Segrate, dove le frazioni hanno caratteristiche ed esigenze diverse, il loro contributo può aiutare a individuare criticità e priorità in modo più puntuale. Le critiche, quando sono costruttive e finalizzate al miglioramento, non devono essere viste come un ostacolo ma come una risorsa: ascoltarle consente di correggere eventuali errori e di rafforzare il rapporto tra istituzioni e cittadini».

Che tipo di campagna elettorale intende condurre?
«Intendo portare avanti un percorso fondato sull’incontro diretto con i cittadini, privilegiando momenti di confronto mirati rispetto a strumenti più tradizionali come i gazebo. Oggi il rapporto tra politica e persone è cambiato: molti cittadini si avvicinano con diffidenza e difficilmente si fermano nei contesti formali. Per questo ritengo più efficace un lavoro capillare fatto di incontri diretti, anche in piccoli gruppi, occasioni informali di dialogo e confronto reale. L’obiettivo è creare relazioni, ascoltare le esigenze dei quartieri e coinvolgere persone che possano diventare a loro volta punti di riferimento sul territorio, contribuendo alla costruzione di un progetto condiviso».

Quanto è d’accordo con questa affermazione: il Comune di Segrate funziona nonostante i politici?
«Sì, su questo sono d’accordo. Le istituzioni hanno una continuità che spesso consente loro di funzionare anche al di là delle dinamiche politiche. La macchina amministrativa, fatta di uffici e competenze tecniche, garantisce una stabilità operativa che permette alla città di andare avanti anche quando il confronto politico non produce risultati immediati. Questo però non significa che la politica sia irrilevante: al contrario, dovrebbe avere il compito di indirizzare, dare visione e intervenire sulle criticità che la gestione ordinaria non può risolvere da sola. Quando questo ruolo viene meno, il Comune continua a funzionare, ma senza quel salto di qualità che solo una guida politica efficace può assicurare».
Giulio Carnevale