La vittoria del sì al referendum tunisino darà a Kais Saied i poteri necessari per un nuovo governo autoritario nella culla delle Primavere Arabe

Sintetica linea del tempo degli ultimi 3 anni in Tunisia: come il presidente Saied ha smantellato la democrazia tunisina

Kais Saied

Kais Saied

Nel 2011, in Tunisia, un venditore ambulante si dà fuoco in segno di protesta contro la corruzione, la violenza della polizia e la generale situazione critica in cui versa il paese. Da quel momento, in buona parte del Medio Oriente, hanno inizio le rivoluzioni che oggi annoveriamo sotto il nome di Primavere Arabe. In particolare, la Tunisia, intraprende un traballante, e complicato viaggio verso la democrazia, che viene dissolto in pochi mesi e in poche mosse dal suo attuale presidente, Kais Saied, eletto a ottobre 2019. 

Nel 2020 infatti, complice l’avvento del Coronavirus, l’economia e il settore sanitario tunisini sono al collasso. Hanno luogo numerose e violente proteste, che si protraggono nei mesi a venire. In questo contesto, il 25 luglio del 2021, il presidente Kais Saied depone il primo ministro e sospende il parlamento. I suoi oppositori lo accusano: “Questo è un colpo distato”. A settembre, Saied annuncia che le misure d’emergenza da lui adottate verranno prolungate per un periodo di tempo indefinito, ignorando i limiti imposti dalla Costituzione nata dagli sforzi delle Primavere Arabe ed entrata in vigore nel 2014. 

Nei mesi a venire si assiste ad un’escalation di decisioni dal sapore tutto autoritario: a dicembre 2021 Saied annuncia che a luglio 2022 si voterà per un referendum per cambiare la Costituzione mentre a dicembre per le elezioni parlamentari. A gennaio 2022 viene dichiarato che il consiglio superiore della magistratura verrà sciolto (è l’organo che garantisce l’indipendenza del sistema giudiziario). Sarà il presidente a controllare la nomina dei giudici. Ancora, a fine marzo 2022 arriva l’ennesima stoccata alle istituzioni democratiche tunisine: Saied scioglie il parlamento, accusandone i membri di “tradimento alla nazione”. Questi, avevano votato una legge a sfavore delle misure d’emergenza messe in atto da Saied a settembre 2021. 

Due giorni fa, il 27 luglio 2022, Kais Saied ha festeggiato l’ennesima enorme vittoria a scapito della democrazia tunisina. Con la vittoria del “si” al referendum da lui indetto, Saied ha ormai acquisito vastissimi poteri, limitando al contempo quelli di governo, parlamento e magistratura. Solo il 27,5% degli aventi diritto è andato a votare, ed è stato reso pubblico che – nonostante la dubbia veridicità dell’annuncio – il 93% dei voti era favorevole alla proposta di cambiare la costituzione. 

L’ascesa ad un nuovo autoritarismo è pressoché completa. 

Arianna Cerea

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