Melegnano: continua la discussione sul referendum popolare per il ripristino del bus-navetta comunale

Le posizioni delle minoranze in consiglio comunale sembrano convergere

Bagarre politica sul voto in consiglio comunale

Bagarre politica sul voto in consiglio comunale per deliberare sull'indizione del referendum popolare

Non accenna a placarsi la bagarre politica a Melegnano dopo le affermazioni del comitato promotore del referendum per il ripristino della navetta comunale, nelle quali si profilava il ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) nel caso in cui – dopo la dichiarazione di ammissibilità da parte della commissione preposta – l’indizione del referendum fosse passata dal voto politico del consiglio comunale.

7giorni ha raccolto quindi le dichiarazioni dei capigruppo delle minoranze in consiglio comunale e su alcuni punti sembrano convergere tutte: l’indizione del referendum civico non deve passare dal voto del consiglio comunale, l’interpretazione del segretario comunale risulta forzata e non super partes e il progetto per la navetta intercomunale al momento non è “nemmeno su carta”.

Lucia Rossi, capogruppo di Insieme per Melegnano, spiega: «Non è possibile “avere un’opinione” sullo Statuto comunale e sul Regolamento referendario comunale. Lo Statuto è una fonte gerarchicamente superiore rispetto al Regolamento, che rappresenta un’integrazione e non una deroga al primo – come riportato nell'articolo 25 dello Statuto stesso –; inoltre nell'articolo 18 dello Statuto comunale è scritto chiaramente che il sindaco deve indire il referendum sia che si tratti di iniziativa dei cittadini sia che si tratti di iniziativa del consiglio comunale. L’interpretazione del segretario comunale, secondo cui il consiglio dovrebbe decidere sul merito in base all'articolo 4 comma 2) del Regolamento referendario, non è super partes anche perché la competenza del consiglio comunale non è chiaramente definita da nessuna parte e pertanto non spetta allo stesso bloccare un referendum. Chi interpreta deve fare attenzione, altrimenti si rischia di commettere un abuso, perché considerata la maggioranza necessaria per far passare una delibera, basterebbe astenersi dalla votazione per bocciare qualsiasi referendum creando di fatto un precedente grave. Ritengo in ogni caso che la Giunta potrebbe tranquillamente deliberare sul trasporto intercomunale, ma attualmente non ci sono convenzioni né atti scritti in alcun comune tra quelli che dovrebbero collaborare su questo progetto. Io spero che ritirino il punto dalla discussione prevista nell'ordine del giorno del consiglio comunale del 23 gennaio o, quantomeno, che le voci critiche nella maggioranza votino e lo facciano in un certo modo, senza uscire o astenersi, ma assumendosi la responsabilità per far vedere che le cose vanno fatte ma vanno fatte in un certo modo».

Anche Vito Bellomo, capogruppo di Forza Italia, concorda: «Non esiste che un referendum popolare passi dal voto politico del consiglio comunale, così si viola il Regolamento referendario per impedire il voto civico, e per correttezza la maggioranza dovrebbe votare a favore del referendum. Il punto fondamentale è l’interpretazione forzata del segretario comunale, da cui la maggioranza è partita per far passare l’indizione del referendum dal voto del consiglio comunale. Il parere dice in sintesi che “La questione fondamentale è l’inserimento, nell'ambito della procedura di indizione del referendum di iniziativa popolare, della delibera consiliare. […] Alla conclusione per cui si rende necessario un passaggio in consiglio comunale si perviene in base alla combinazione dei due articoli (3 e 4) del Regolamento referendario come previsto dall'articolo 25 dello Statuto. […] La norma giuridica deve essere interpretata, prima di ogni cosa, dal punto di vista letterale. Né appare che vi sia spazio per ritenere che il richiamo alla medesima (deliberazione) sia declinato in chiave disgiuntiva. Il lemma “e” (dal momento della ammissione del referendum da parte della commissione di cui all'articolo 4 comma 3 e dalla adozione della delibera di consiglio comunale…) non può essere letto come disgiuntivo sottraendo la procedura di ammissione del referendum popolare indetto dai cittadini al vaglio del consiglio comunale”. Ma poi è il segretario stesso ad aggiungere “Laddove dovessero persistere ambiguità in ordine all'effettivo intendimento regolatore, vale a dire alla intenzione del consiglio comunale del 22/06/1995, sarebbe opportuno/necessario procedere ad una convocazione del medesimo organo collegiale, che fornisca una interpretazione autentica delle norme regolamentari a suo tempo emanate”; quindi mi sembra evidente che anche il parere del segretario non sia così certo. Come capogruppo di Forza Italia, se l’indizione del referendum passasse per il voto del consiglio comunale, intendo associarmi agli altri per il ricorso al Tar e in più farò un esposto alla Procura della Repubblica per segnalare ipotesi di illeciti e chiederne la verifica. Tra l’altro il sindaco continua a menzionare il progetto per la navetta intercomunale, ma ad oggi non ci sono in Comune convenzioni con gli altri Comuni del territorio né atti che definiscano in qualche modo il progetto con date precise, orari, percorsi».

Giuseppe Di Bono, capogruppo della Lega, aggiunge: «Presentai già nel luglio 2017, in occasione del primo consiglio comunale di questa consiliatura, una mozione in cui si chiedeva all'attuale amministrazione la riattivazione della navetta, mozione successivamente approvata all'unanimità. La ragione per la quale ritenemmo e tuttora riteniamo preferenziale una soluzione intercomunale sta nella necessità primaria di ripristinare il collegamento tra Melegnano e l’ospedale di Vizzolo Predabissi, necessità impellente per molti cittadini melegnanesi, specie anziani, ma impossibile da realizzarsi senza l’accordo tra i due comuni. Ritengo però sacrosanto il rispetto dell’istituto referendario, uno dei pochi strumenti di democrazia diretta a disposizione del cittadino, pertanto disapprovo assolutamente che il consiglio comunale debba esprimersi politicamente su di esso. A tal proposito, in qualità di presidente della Prima commissione, richiederò che si proceda alla modifica dell’attuale regolamento referendario comunale che, così come steso attualmente, permette tale tipo di interpretazione. Purtroppo non potrò partecipare al consiglio comunale del 23 gennaio, ma confermo che mi sarei battuto per far sì che il referendum si possa tenere».

Ma anche nella maggioranza non mancano le voci critiche sulla legittimità del passaggio al voto del consiglio per l’indizione del referendum. 7giorni ha dunque sentito in merito il sindaco Rodolfo Bertoli, il quale ha dichiarato: «Ci sono sei comuni a favore del trasporto intercomunale e la sperimentazione dovrebbe partire tra marzo e maggio. La navetta avrà come punti di riferimento e scambio la stazione ferroviaria di Melegnano e l’ospedale di Vizzolo Predabissi, con cadenza ogni trenta minuti e una tariffa unica integrata con gli altri mezzi fino a Milano. Inoltre durante i giorni di mercato la navetta farebbe lo stesso percorso del servizio comunale perché era già stato autorizzato. Sono stati stanziati i soldi nel bilancio comunale con l’approvazione in Giunta e a febbraio ci sarà la votazione in consiglio comunale. Nei prossimi mesi quindi dovremmo fare tutti gli atti necessari per portare avanti il progetto, ma se venisse indetto il referendum tutti questi lavori verrebbero bloccati. Inoltre a conti fatti la navetta comunale verrebbe ripristinata nella primavera del 2020 mentre il servizio intercomunale, senza sperimentazione, partirebbe a tutti gli effetti nel 2021. Nessuno farebbe una gara per gestire un servizio per un anno. Con la sperimentazione invece non serve indire alcuna gara perché l’Agenzia di bacino può partire subito. Per quanto riguarda poi la questione del voto in consiglio comunale abbiamo seguito il parere del segretario comunale e degli avvocati, che hanno detto che il consiglio comunale vota “nel merito” il referendum poiché l’articolo 4 del Regolamento referendario rimanda all'articolo 3 dello stesso e a differenza della commissione, il consiglio ha compiti politici. Quindi noi seguiamo le regole e come sindaco sono rispettoso della procedura. In consiglio farò presente il mio pensiero, se poi la Giunta o il consiglio voteranno contro ne risponderanno politicamente. Se non facessimo questo passaggio poi potrebbero accusarci di non aver rispettato le regole. Non sono contrario al referendum, ma come sindaco sto lavorando per dare una risposta ulteriore a quanto chiesto dallo stesso, la maggioranza intende ampliare il trasporto comunale quindi questa mi sembra solo una sterile polemica politica. Poi, si potrebbero anche rimettere in discussione Statuto e Regolamento, che peraltro non abbiamo scritto noi, per chiarire questi dubbi».
Elisa Barchetta
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